di Gabriele Acerbo
(@gabace)

 

 

Sono stati quattro mesi unici. Ma tutte le cose uniche, belle, preziose finiscono. Sta calando il sipario su Twin Peaks, la serie evento che, nel bene e nel male, ha stravolto il concetto di serialità contemporanea. Più arte che televisione, più opera d’autore totale indifferente alle leggi dell’audience che prodotto industriale. Un’opera senza eguali di cui probabilmente discuteremo ancora a lungo. Una delle cifre di questa nuova incredibile terza stagione è la sua imprevedibilità. Lynch e Frost hanno spiazzato tutti: quando un filone narrativo sembrava andare in una certa direzione, loro sono stati bravi a inventarsene un altro ancora più impensabile.

 

Come finirà Twin Peaks? A meno di avere una palla di vetro o frequentare siti russi dove sono apparsi spoiler sul gran finale, è in sostanza impossibile tirare a indovinare. Proviamo a rispondere alla domanda chiamando in causa uno degli esperti di Lynch più raffinati che ci sono in Italia: Matteo Marino, co-autore di un doppio volume per divoratori di fiction, “Il mio primo dizionario delle serie tv cult” e “Il mio secondo dizionario delle serie tv cult”, e prossimamente di un libro dedicato al genio di David Lynch, sempre per BeccoGiallo Editore. Marino è  anche responsabile dell’informatissimo Davidlynch.it e amministratore di due pagine Facebook appassionate e appassionanti, Twin Peaks 2017 - Italia e Club Silencio - Italia.

 

 

Come finirà Twin Peaks – La serie evento?

 

All’inizio Lynch ci ha abituato all’inimmaginabile, ma adesso i fili si stanno intrecciando per cui possiamo formulare delle ipotesi. Nelle due ore che mancano, Lynch può far capitare di tutto. Credo che ci sarà un senso di completezza, ma non credo che risolverà tutti gli enigmi perché non sarebbe da lui non lasciare qualche mistero aperto all’interpretazione dello spettatore. Credo che finalmente vedremo Dale Cooper in azione, forse pronto a sacrificare se stesso per qualcosa. Ma non me la sento di pensare un finale, perché verremo di nuovo sorpresi . Spero che sia un pugno allo stomaco come è stata la parte 8 e magari ci faccia sperare che la gomma che ci piace tanto possa tornare.

 

Che cosa hai pensato quando hai visto la parte 16, che è stata uno shock per molti spettatori?

 

Abbiamo iniziato a scorgere il disegno che c’è sotto. Cominciamo a ricevere qualche ricompensa per aver intrapreso un viaggio cosi destrutturato. E la ricompensa, per esempio, è la conferma delle tesi di molte fan theory, per esempio che Richard Horne era figlio di Bad Cooper. O che Audrey sta vivendo una proiezione mentale, come accade in “Mulholland Drive”. La scena alla Roadhouse in cui le viene chiesto di ballare la “Audrey’s dance” rivela il gioco che Lynch sta facendo: la “Audrey’s dance” è una scena cult della serie originale ma lo è solo per noi spettatori, non lo è per i personaggi. Quando noi scopriamo che la scena è cult anche per i personaggi scopriamo che non siamo più solo spettatori, ma anche noi siamo dentro Twin Peaks. Facciamo anche noi parte di un sogno che sta facendo Lynch, siamo inglobati nel suo mondo. E questo lo dimostra la sigla: in quella originale vedevamo frontalmente la cascata, come quando guardi un dipinto. Nella nuova noi siamo sopra la cascata: siamo dentro il dipinto.

 

C’è una frase chiave affidata nella parte 14 a Monica Bellucci: “Siamo come il sognatore che sogna e vive dentro al sogno. Ma chi è il sognatore?”. Scopriremo mai chi è?

 

La frase è tratta dall’Upaniṣad (testi filosofico-religiosi indiani, appartenenti all'ultima fase del periodo vedico, ndr) che Lynch cita nel suo libro “In acque profonde”. Penso che si riferisca al velo di Maya: viviamo in un'illusione, in un sogno, che è la nostra unica realtà, e questo "velo" ci impedisce di comprendere che facciamo parte di un tutto, che ogni cosa proviene da una sorta di coscienza universale che ci unisce, un oceano di bene da cui proveniamo e cui tendiamo. Questo secondo la tradizione monistica dell’Advaita Vedanta. Ho una teoria sull’incredibile parte 8: la bomba atomica - che è l’emblema della divisione e della scissione – rappresenta il male perché per Lynch il bene è l’ unità di fondo che unisce  tutti quanti e che ci fa tornare a casa. Ecco perché in originale la nuova stagione si intitola “Twin Peaks – The Return”.  Perché stiamo facendo assieme a Dale Cooper un viaggio di ritorno a casa.

 

Il nuovo Twin Peaks non ha raggiunto i numeri della prima stagione della serie, però ha un certo seguito. Ogni settimana è tra le dieci serie più scaricate su Sky On Demand.

 

David Nevins, CEO di Showtime, ha dichiarato che il nuovo Twin Peaks è un successo commerciale, che gli abbonamenti a Showtime non sono mai aumentati così tanto in virtù di un singolo show. Detto questo, non siamo certo dalle parti dei numeri di Trono di Spade o del primo Twin Peaks perché presuppone una certa dedizione e concentrazione, e non fa compromessi, creando le sue regole e i suoi ritmi che non tengono conto del gusto comune o delle aspettative del pubblico. È quanto di più vicino a un'opera d'arte abbiamo mai visto in tv, nel senso che è davvero la visione libera di un artista. Credo che Showtime abbia fatto un investimento di altro tipo, economico ma soprattutto di prestigio. Aver dato piena libertà creativa a Lynch ed essere stati la casa di quest'opera monumentale è una rosa blu all'occhiello mica male.

 

Credi che in futuro sarà riconosciuta come serie cult anche da chi non l’ha ancora vista?

 

E’ una scheggia fuori dal tempo ed è sicuramente una visione impegnativa. Lynch ce l’ha detto sin dalla prima parte quando nella scatola di vetro – che potrebbe essere una metafora della tv – appare un essere che uccide due spettatori distratti. Se vogliamo godere di nuove visioni strane e meravigliose non possiamo considerare il divano una comfort zone, ma dobbiamo abbandonarci alla sensazioni estreme che ci regala questa opera straordinaria. Finché non avremo il puzzle completo non potremo farci una vera e propria idea dell’opera in sé. Quando sarà completa attirerà  nuovi fan, verrà riguardata e riscoperta.  Sul vecchio Twin Peaks abbiamo discusso per 25 anni. Per il nuovo ce ne vorranno altrettanti. Nel gruppo Twin Peaks 2017 – Italia e Club Silencio 2017 – Italia è un fiorire di punti di vista, si è creata una comunità. Noi spettatori siamo parte della nuova narrazione come voleva Lynch: siamo tutti cittadini di Twin Peaks, spettatori che tentano di ricostruire un gigantesco puzzle. Vedere una serie una serie come questa con tutte queste persone che commentavano è stato per me un gran divertimento e un grande privilegio.