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di Alessandra Venezia

Interpreto spesso sia persone latine che italiane..
Perché hai la faccia..
La faccia (in italiano), giusto?

Quindi essere Basilone, far parte di questa grossa famiglia non è stato difficile per te..
Sì, sai, io vengo da una grossa famiglia, lui viene da una grossa famiglia quindi abbiamo questo di simile, lui è cresciuto nel New Jersey, io sono cresciuto nel New Jersey, lui fa boxe e anche io sono stato un boxeur, quindi ci sono molte somiglianze, ma lui era incredibilmente eroico e io posso solo sperare di avere lo stesso coraggio che lui ha dimostrato.

Diventare un soldato deve essere un’esperienza incredibile per un uomo, tu hai passato mesi a combattere con quelle armi.. raccontami quest’esperienza.

È incredibile, ti cambia la vita. Fisicamente è stato tremendamente impegnativo, ma mentalmente è stata davvero una sfida, per le emozioni, per quello che stavamo facendo, non stavamo inventando una cosa finta, stavamo interpretando uomini reali che hanno fatto queste cose, hanno vissuto quest’esperienza, quindi dovevamo sempre tenerlo presente e tenerlo come punto di partenza; abbiamo cercato di rendere loro onore, di fare del nostro meglio per rendere loro onore, è stata dura, ma è una cosa che sono molto orgoglioso, grato e onorato di aver potuto fare, perché non succede a tutti. Ha lasciato un segno.

Dimmi qual è stata la tua prima reazione quando hai letto la sceneggiatura.

Ero entusiasta quando ho letto la sceneggiatura. Solo vedere i nomi di Tom Hanks, Steven Spielberg, Gary Goetzman.. wow! Devo farne parte! E poi avendo visto Salvate il soldato Ryan e Band of brothers sai fin da subito che sarà un progetto speciale, sai che da un punto di vista visivo sarà incredibile, ancora prima di iniziare a girare, perché si tratta di Steven Spielberg e Tom Hanks. Ma non sapevo veramente a cosa andavo incontro; quando ci hanno portato in Australia al campo di addestramento, il primo giorno abbiamo visto il Capitano Dale Dye, il consulente militare, e da quel momento è diventata una cosa speciale, ci siamo resi conto che era una cosa più grande di noi, che non si trattava di fare una cosa per Hollywood, di fare un programma televisivo, un film, ma era una cosa che aveva un cuore, che comportava una grande responsabilità, ci stavano chiedendo di essere la voce di tutti quegli uomini che non hanno mai avuto la possibilità di far sapere ai loro cari a casa quello che stavano passando, quello che avevano passato. È una grande responsabilità e ci è stato chiesto di farlo, quindi è stato.. è stato incredibile.

Quanto tempo siete stati in Australia?
In totale circa 10 mesi..sì.

Com’era il tempo? So che la pioggia è finta, ma com’era?

È stato strano, variava. C’erano giorni in cui facevano 38 gradi e altri in cui si gelava, pioveva.. Prima di andare a Melbourne avevo sentito che lì si possono avere le 4 stagioni in un giorno, e non sapevo cosa significasse ma è vero: c’erano giorni in cui la mattina pioveva, al pomeriggio c’erano 38 gradi e un tempo bellissimo e poi diventava nuvoloso, afoso, continuava a cambiare.

Come ti sei sentito alla fine delle riprese? Eccitato, vuoto..?
Quando abbiamo finito pensavamo che fosse finita e poi invece ci hanno chiamato per dirci che c’erano altre scene e avevano bisogno di noi! Così siamo tornati per fare delle scene in più e poi abbiamo detto “Ok, adesso abbiamo finito”, e poi ci hanno detto “No, c’è dell’altro”, poi c’è stato l’ADR (doppiaggio) che è durato moltissimo, sembrava che non finisse mai. Ma adesso che possiamo guardarci indietro, vedere un risultato e sapere che non abbiamo rimpianti e che abbiamo dato il 1.000% di quello che potevamo dare, poter guardare indietro adesso.. è difficile dire se è entusiasmante, è un po’ dolceamaro, perché è stato un periodo entusiasmante ma abbiamo ancora in mente i veterani. I veterani della seconda guerra mondiale non sono rimasti in molti, e quando quelli che sono rimasti vedranno questa serie.. come reagiranno, come si sentiranno? È questa la cosa importante, e per la generazione di oggi vedere una cosa del genere, poterci riflettere e rendersi conto del perché abbiamo la libertà che abbiamo oggi, grazie a tutti quei sacrifici, che tu sia d’accordo con la guerra o meno, non è questo il punto, il punto è rendere onore ai sacrifici che sono stati fatti.

Mi sono resa conto di quanto fosse difficile per quei ragazzi trovare l’amore, avere una relazione con una donna.. hai pensato a quanto sembra strano per noi?

Sì, specialmente nel caso di Basilone. Aveva ricevuto la medaglia d’onore e non doveva tornare indietro, ma voleva farlo, e in quel periodo ha trovato l’amore e si è sposato con un altro Marine, Lena Riggi, ma è tornato comunque, e lei non si è mai sposata, nei 55 anni successivi non si è mai risposata. Questo per me rivela il carattere di John e quello di molti di quegli uomini. L’importanza della battaglia, l’importanza di esserci e di fare il proprio lavoro è stato davvero un sacrificio, perché John avrebbe potuto vivere quella relazione, avrebbe potuto vivere quella vita. Io ho una moglie e dei figli, guardo la mia famiglia e vedo che ho quello che avrebbe potuto avere lui, quello che molti di loro avrebbero potuto avere, e questo dice qual è stato il loro sacrificio e a cosa si deve rendere onore.