Tom Hanks e il suo amico Steven Spielberg si erano già spinti nei territori spinati della Seconda Guerra Mondiale con la coproduzione di Band of Brothers. Non pago di quell'esperienza, il duo artistico ha prodotto ora la mini-serie The Pacific, sul conflitto nel Pacifico tra americani e giapponesi, in onda a partire dal 9 maggio su SKY Cinema. L'attore ne ha parlato in un'intervista.

Di che cosa tratta The Pacific?

The Pacific è uno sguardo sulla guerra che offre una prospettiva completamente differente da quella che abbiamo nelle storie sulla Guerra Mondiale in Europa: le esperienze dei soldati che combatterono in queste guerre sono diverse quanto lo sono i posti in cui si trovarono a combattere. Tutti quanti hanno familiarità con la guerra in Europa e il glamour a cui è stata associata, ma la guerra nel Pacifico fu selvaggia e brutale e combattuta in territori sconosciuti, attraverso l'oceano su minuscoli puntini di terra i cui nomi i soldati non erano nemmeno in grado di pronunciare. Anche la forma mentis dei soldati era diversa, perché stavamo combattendo contro i giapponesi - un nemico che ci aveva attaccato, che ci vedeva come inferiori e che in poche mosse aveva occupato un quarto del globo –, quindi i nostri soldati sono andati laggiù per vendicarsi e controbattere l'aggressione giapponese. Anche l'esperienza fisica fu diversa: il viaggio per arrivare nel Pacifico era molto più lungo e faticoso. In Europa i soldati vedevano strade asfaltate, banche, chiese e edifici che non erano dissimili da quelli della loro città di origine. Nel Pacifico, trovavano spiagge deserte, foreste pluviali o atolli bruciati dal sole. Era un territorio alieno.

Può riassumerci la storia dei tre marine protagonisti?

Dunque, abbiamo usato del materiale differente per le nostre storie. C'è la storia di John Basilone, che è ben documentata e facile da seguire. Poi ci sono i libri scritti da Eugene Sledge e Robert Leckie. La mini-serie si focalizza su questi tre personaggi. Prima di tornare alla vita civile, Basilone aveva già prestato servizio per quattro anni. Quando vide che la guerra si stava avvicinando, si arruolò nei marine perché voleva essere tra i primi ad andare lì. Robert Leckie, poco dopo aver finito la scuola, faceva le consegne dei giornali quando decise di diventare un marine. E poi c'è Eugene Sledge, che aveva diciotto anni ma non potè arruolarsi subito perché aveva problemi cardiaci. Seguiamo queste tre persone e le loro prospettive differenti dal dicembre 1941 fino al 1946 inoltrato. Quel che noi ci siamo chiesti non è stato solo “come hanno fatto?”, ma anche “perché l'hanno fatto?". Come hanno fatto a passare attraverso tutto ciò e tornare nel 1946 alle loro vite? Come hanno fatto nel nel 1952 a montare un albero di Natale per i loro figli? Come hanno fatto a tornare ai loro studi e ai loro lavori senza crollare? La guerra è terribile, eppure in essa c'è qualcosa di molto umano che ti spinge a prendervi parte. E c'è in essa qualcosa di orribile che ti vuole far scappare via e non prenderne più parte.

Come è nato questo progetto, dopo Band of Brothers?
Tutti quanti abbiamo avuto l'impressione, dopo Band of Brothers, di aver coperto “una parte” della Guerra Mondiale, una versione 1.0, e c'era ancora una versione 2.0 da fare. È stato Steven Spielberg che a un certo punto ha chiesto: “C'è un qualsiasi modo in cui possiamo occuparci del Pacifico?”. Non volevamo fare o rifare qualcosa che fosse già stato fatto prima. Se fossimo stati in grado di trovare del materiale, avremmo potuto farlo parlare da sé. Abbiamo detto a Dick Winters, che in Band of Brothers era il capitano Winters, che avevamo in mente il libro di Eugene Sledge. “Eugene Sledge è una leggenda”, ci ha detto. E poi abbiamo trovato gli altri libri, cercato altro materiale e condotto delle interviste con veterani di guerra, fino a mettere tutto insieme in The Pacific.