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di Paolo Nizza

Roma, periferia nord. Il cielo è di piombo, la strada è deserta. Come titani immobili, i pali della luce si stagliano sul nulla. Sembra di stare in una scena della Banda del Gobbo. Ti aspetti che da un momento all’altro spunti il Trucido o il Monnezza.
Invece è qui che opera e lavora Maurizio Maggi. Dal suo covo sono usciti tutti i veicoli che vedrete nella seconda stagione di Romanzo Criminale. Ma, attenzione, non chiamatelo noleggiatore d’auto d’epoca.
Maurizio è un action vehicle coordinator, come dicono gli americani. Un tipo tosto capace di portare nella città proibita di Pechino 25 automobili per L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci e di lavorare con Sergio Leone per C’era una volta in America. Nel suo curriculum ci sono pure Ocean Twelve, Mission Impossible III, Baaria, Il talento di Mister Ripley e Nine, per citare qualche titolo. Insomma una “macchina da cinema”. D’altronde se uno a diciotto anni era il fotografo di Orson Welles non poteva che avere una vita da film, imparare l’inglese vendendo santini a Piazza San Pietro e ritrovarsi fianco a fianco con i grandi maestri della settima arte.

Ma com’ è stato per Maurizio, abituato a collaborare con gli Studios americani, ritrovarsi sul set di Romanzo Criminale
?
E’ stata una bella esperienza ma difficile. Le auto e le moto usate nella serie sono datate primi anni Ottanta. E’ un periodo ritenuto poco interessante dagli appassionati, una sorta di limbo senza interesse storico. Ho dovuto ricercare nel sottobosco dei collezionisti. Ma l’ho fatto volentieri perché il regista Sergio Sollima è davvero un professionista preparato. Comunque alla fine tutto è filato liscio. Nessuno della produzione si è lamentato.

Sei un fan della serie?
Assolutamente sì.  Prima di iniziare questo lavoro mi sono documentato. Ho visto tutti i 12 episodi della prima stagione. Mi è piaciuta molto anche perché non sono vissuto nella bambagia, so cos’è la vita di strada. Ho incontrato banditi e baroni. Roma è piccola per me. Qua nei dintorni c’è la tenuta del figlio del Duca Grazioli (il nobile rapito e ucciso dalla banda della Magliana n.d.r.) e poi ricordo anche Enrico Mariotti il collezionista di moto che fece da basista per il rapimento.
Comunque con le dovute differenze Romanzo Criminale mi ricorda molto la Saga del Padrino.

Quanto conta la macchina per un criminale?
Tanto. Zingari e banditi hanno l’ossessione per le belle macchine. Per loro è uno status symbol, un modo di esternare il potere e la ricchezza. Per esempio prendi il Freddo. All’inizio della sua carriera guida una Citroen Ami, un auto triste, da impiegato. Poi passa al Porsche Turbo con l’alettone. E proprio un’auto bella ignorante. Il Porsche turbo piaceva perche era modificabile come quando i ragazzotti degli anni Ottanta mettevano i fronzoli alla vespa.

Hai un personaggio preferito della serie?

Mi piacciono molto Il Libanese, che è gagliardo, e soprattutto Il Freddo. Vinicio Marchioni è una persona carina e disponibile anche fuori dal set. Mi divertono pure Scrocchiazeppi e Il Sorcio.

Per concludere condivi il proverbio "Donne e Motori: gioie e dolori"?
Sì. Però se dovessi scegliere preferisco l’automobile. La macchina la puoi parcheggiare dove vuoi tu. La donna, invece…