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Gioca con "L'impiccato-Romanzo Criminale" e vinci una cena con i protagonisti

di Paolo Nizza

Per Caparezza, “Il secondo album... è sempre il più difficile.” La strofa vale pure per la nuova serie di Romanzo Criminale. I primi 12 episodi hanno entusiasmato critica e pubblico. Tant'è che il cofanetto DVD è andato a ruba.
Per le strade di Roma, già si vendono magliette tarocche di Romanzo Criminale 2, mentre qualche fan svalvolato giura che chiamerà il figlio “Bufalo”.
Insomma la gente vuol sapere chi ha ucciso il Libanese. Tutta quest’attesa ha contagiato anche troupe e attori. Sul set non c’è ansia da prestazione, ma voglia di confermare se non migliorare la bontà del prodotto.
Si gira una scena nella nuova casa del Dandi. E’una reggia a tre piani in pieno centro. Uno di quei sogni che nessuna carta di credito potrà mai esaudire. La terrazza dell’abitazione è un osservatorio privilegiato sulla capitale.  Da San Pietro al Milite ignoto, i simboli della città eterna sfilano inesorabili quanto le diapositive delle vacanze.

“L’arredamento è uno stato d’animo”, diceva Robert de Montesquiou. E per esprimere il carattere balordo di questa torre d’avorio è partita la ricerca agli arredi giusti capitanata dall’esperta scenografa Paola Comencini. Perché anche se in tv i tempi e il budget sono più ridotti rispetto al cinema, in Romanzo criminale di piccolo c'è solo lo schermo. Così se i soldi sono pochi si aguzza l'ingegno. Si ispezionano con perizia entomologica le bancarelle di Porta Portese alla ricerca di oggetti di un tempo perduto.
Zigzagando tra una sfinge e un albero di limoni, un busto in marmo e un tavolino di cristallo, tecnici, assistenti e direttori si adoperano a trasformare la finzione in realtà. Si muovono ordinati e veloci quanto l'equipaggio della baleniera Pequod, agli ordini di un capitano Achab chiamano Stefano Sollima, un regista di cui tutta la troupe apprezza il talento e la cura estrema per il dettaglio, merce rara nella tv italiana.

Mentre il Dandi (Alessandro Roja), in cravatta e giubbotto di pelle ripassa la parte e l’occhio puntuale della fotografa di scena Emanuela Scarpa immortala le situazioni più intriganti, appare Patrizia (Daniela Virgilio). Complice la bravura della costumista Nicoletta Taranta, la pupa del gangster è très chic inguainata in un Missoni vintage con borsetta pendant. Ai piedi, calza sneaker Asics blu che tra una decina di minuti cederanno  il posto a un paio di tronchetti piuttosto fetish. Comunque, grazie alle misure da top model, è sexy e stilosa pure con la scarpa da ginnastica. Per attenuare la tensione, l’attrice scherza ed esibisce la balza della velatissima autoreggente. E’ a righe come il vestito, Chapeau!
Finalmente il ciak è in campo. Il regista reclama una blusa per Patrizia. Altrimenti parrebbe lei la padrona di casa. La giacchetta, di colore bordeaux si materializza, in un baleno. La situazione è in apparenza semplice. Il Dandi in terrazza mostra il panorama mozzafiato a Patrizia e suggella il trionfo con una bellicosa battuta: “Da oggi questa casa è mia. Tutte queste case possono essere mie”. 

Ma si sa, gli uomini fanno progetti e gli dei sorridono. Il silenzio del set viene interrotto dall’ouverture della Gazza Ladra di Gioacchino Rossini. A qualche tecnico cinephile le memorie corre ad Arancia Meccanica di Kubrick. Ma non si tratta di un’invasione di Alex e i suoi drughi. Nella limitrofa Piazza del Popolo, si celebra il 158 anniversario della Polizia di Stato. A colpi di archi, fiati e percussioni, le forze dell’ordine tentano di guastare il trionfo del criminale. Qualcuno prova a chiamare la questura. Altri si abbandonano a goliardici cori in un “crescendo” di frizzi e lazzi anch’esso molto rossiniano.

Siccome le disgrazie non vengono mai sole, un’agguerrita formazione di nuvole malevole minaccia l’accurata fotografia del veterano Paolo Carnera. Come se non bastasse, terminato il volo della Gazza, attacca la sirena di un’ambulanza, più fastidiosa delle note del maestro pesarese. Tuttavia come insegna un altro noto marchigiano, vi è la quiete dopo la tempesta.
Finalmente si può tornare a girare e la scena è ultimata. Ora tocca cambiare ambiente:dal terrazzo si passa al salotto. I tecnici schizzano rapidi per smontare e rimontare il set. Aveva proprio ragione il Ferrand-Truffaut di Effetto Notte, “La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all'inizio uno spera di fare un bel viaggio, poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione”.