TIM ROTH, UNA “STELLA DI LATTA” PER SKY ATLANTIC

 

Se dovessimo tracciare un’esaustiva biografia di Tim Roth, probabilmente non basterebbero dieci articoli come questo. Ma per non rubare tempo prezioso alla visione di Tin Star, attesissima serie tv in onda su Sky Atlantic a partire dal 12 settembre tutti i martedì alle 21.15, ci dovremo accontentare di un bigino, giusto per ripercorrerne le tappe essenziali.

 

Già, perché la carriera di Tim Roth è di quelle lunghe e piene di ruoli significativi, ultimo dei quali arriva quello di Jim Worth, poliziotto londinese dal passato tormentato che si ritrova a diventare sceriffo di una tranquilla cittadina del Canada. Tranquilla almeno fino all’arrivo di una multinazionale del petrolio e di numerosi operai, con i quali si presentano anche una serie di guai.

 

Sarà proprio l’inedita ondata di criminalità a spingere lo sceriffo Worth ad affrontare di petto la situazione. Ma la reazione inaspettatamente violenta dei suoi nuovi nemici riporterà a galla antichi demoni, assieme alla seconda, oscura personalità del poliziotto.

 

TIM ROTH, BIOGRAFIA IN PILLOLE

 

Un ottimo inizio

 

 

 

Ne è passato di tempo dal lontano 1982, quando l’appena ventunenne e ancora sconosciuto Tim Roth debuttava nel film tv Made in Britain, nel ruolo di un giovane skinhead alla ricerca di una sua identità. Ma quando il crudo ritratto spaccato della working class britannica andò in onda l’anno successivo, fu subito chiaro ai più che il suo protagonista non era una semplice meteora, ma un Attore con la A maiuscola destinato a lasciare il segno.

 

Gli è infatti sufficiente, solo due anni più tardi, mettersi in luce nei panni di un sicario dal grilletto facile al fianco di due professionisti come John Hurt e Terrence Stamp in Vendetta di Stephen Frears, per mettere in chiaro le sue doti. A cavallo degli anni ’80 e ’90, il nostro eroe raggiunge la fama internazionale grazie a ruoli di primo piano in film come Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Peter Greenaway e Vincent & Theo di Robert Altman, in cui interpretava nientemeno che il leggendario pittore Vincent Van Gogh.

 

Uno dei suoi film più ricordati del periodo è però il cult Rosencrantz e Guilderstern sono morti, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia nel 1990. La pellicola diretta da Tom Stoppard cala Tim Roth e Gary Oldman nei panni dei due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare, in una trama surreale e all’apparenza inconcludente, ricca però di spunti riflessivi e filosofici.

 

Sotto il segno di Tarantino

 

 

 

 

 

L’anno della svolta nella biografia di Tim Roth è il 1992, da ricordare perché segna l’inizio della collaborazione tra l’attore inglese e il regista americano, allora sconosciuto, Quentin Tarantino. Sul set de Le iene in compagnia di un cast di attori a dir poco fenomenale, Tim riesce a entrare nella storia del cinema con il ruolo memorabile di Mr. Orange.

 

Mentre continua a mettere in curriculum ruoli da protagonista, solo due anni più tardi Roth è richiamato da Tarantino per un altro supercult, ovvero Pulp Fiction, in cui questa volta è uno sgangherato rapinatore di nome Ringo, chiamato affettuosamente dalla sua compagna e complice “zucchino”. Un ruolo all’apparenza secondario, che però spicca all’interno della galleria di personaggi imbastita dal regista.

 

Negli anni successivi Tim Roth si toglie sfizi non da poco come lavorare con un regista del calibro di Woody Allen in Tutti dicono I Love You e recitare al fianco di un’icona musicale come Tupac Shakur in Gridlock’d. E, nel 1998, di fare da protagonista per il “nostro” Giuseppe Tornatore ne La leggenda del pianista sull’oceano, film tratto da Novecento di Alessandro Baricco, in cui l’attore interpreta un uomo nato e cresciuto su un Transatlantico, di cui diventa il pianista, senza mai volere scendere dalla nave.

 

Successi e insuccessi

 

 

 

 

 

Nel 1999 Tim Roth si toglie un altro sfizio, cimentandosi come regista. Per una volta non davanti, ma dietro la macchina da presa, confeziona il drammatico Zona di guerra, film tratto da un romanzo di Alexander Stuart, incentrato sull’incesto e la violenza sessuale in una famiglia inglese. Pellicola cruda e difficile, l’esordio registico di Roth si guadagna l’apprezzamento della critica.

 

Certo, non è che nella carriera e biografia di Tim Roth manchino gli insuccessi. Sempre in quel periodo, infatti, recita nel ruolo del Marchese di Lauzun in Vatel di Roland Joffé, stroncato dalla critica, e prende parte, travestito da primate, allo sfortunatissimo remake de Il pianeta delle scimmie diretto da Tim Burton, Planet of the Apes.

 

Ma un vero talento lo si vede dalla sua capacità di affrontare i momenti difficili. E Tim Roth non si scompone più di tanto di fronte ai flop, che dopotutto fanno parte del mestiere, e si consola collaborando con registi di culto come i tedeschi Wim Wenders e Werner Herzog, per i quali recita rispettivamente in un cameo in The Million Dollar Hotel e Non bussare alla mia porta e in Invincibile.

 

Dark Water di Walter Salles e Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola sono tra i suoi lavori successivi. E nel 2008 Tim Roth si concede un ruolo “da fumetto” ne L’incredibile Hulk di Louis Leterrier, nel quale interpreta il villain Abominio.

 

Dal grande al piccolo schermo

 

 

 
 

 

 

L’anno successivo Tim Roth, che già in passato si era comunque cimentato con produzioni televisive, decide di cavalcare l’onda della Golden Age delle serie tv e accetta il ruolo da protagonista in Lie to Me, nell’arco di tre stagioni e quarantotto episodi. Qui è Cal Lightman, un esperto di comunicazione non verbale, infallibile nel capire quando qualcuno sta mentendo, abilità che gli è più che utile nel consegnare alla giustizia criminali e imbroglioni di ogni tipo.

 

Ma l’attore, ovviamente, non abbandona il grande schermo, come dimostrato dalla sua partecipazione a pellicole di spicco come Grace di Monaco, in cui al fianco di Nicole Kidman interpreta il principe Ranieri III, e Selma - La strada della libertà, film incentrato su alcuni passaggi cruciali nella vita di Martin Luther King, in cui è il governatore razzista dell’Alabama George Wallace

 

Nel 2015 è di nuovo sul set per Quentin Tarantino nel western sui generis The Hateful Eight, in cui interpreta il boia Oswaldo Mobray. E di recente si è dato nuovamente alla serialità televisiva prendendo parte a cinque episodi della nuova, attesissima stagione di Twin Peaks di David Lynch, che lo ha voluto nei panni di Hutch.

 

Ed eccoci finalmente alle battute conclusive dell'attuale biografia di Tim Roth, ovvero a Tin Star, in cui una volta di più dimostra il suo immenso talento. Una prova di primissimo piano, con la quale l’attore riesce a rendere speciale una storia già particolare di suo. L’appuntamento per vederlo all’opera è tutti i martedì in prima serata su Sky Atlantic!