Gomorra e Napoli: la città non ha più paura di guardarsi dentro

Arriva in autunno su Sky Atlantic la terza stagione di Gomorra. Le riprese stanno terminando in questi giorni a Napoli, dove abbiamo incontrato i protagonisti. Vicino a Ciro, Genny, Scianel e Patrizia troveremo due nuove figure, Enzo e Valerio. Ma soprattutto da Scampia e Secondigliano ci si sposta nel cuore di Napoli, che diventa la vera protagonista. C'è spazio però anche per un'incursione in Bulgaria: continua a leggere e scopri di più

di Fabrizio Basso
(inviato a Napoli)

 

 

La Bulgaria è la prima casa della terza stagione di Gomorrae Napoli, ovviamente, l’ultima, la definitiva. In mezzo tante location, 160 per gli amanti delle statistiche, tante riprese, 150 giorni, cui vanno aggiunti oltre 350 attori, 4500 comparse e 140 persone di troupe. Ovunque c’è tanta attesa per un appuntamento che è atteso in autunno su Sky Atlantic. Altri 12 episodi che proporranno volti nuovi, alleanze nuove e nuove realtà. Riccardo Tozzi di Cattleya precisa che “lo shock che ha porta Gomorra per la sua realtà è paragonabile a quello di Roma Città Aperta. Negli ultimi anni Napoli è cresciuta molto: ora non ha più paura a guardarsi dentro”.

Abbiamo lasciato Scampia e Secondigliano alle prese con una guerra senza precedenti e un presidio delle forze dell’ordine. I vari gruppi criminali devono quindi abbandonare i loro territori abituali e spostarsi verso il centro di Napoli, dove ci sono altre realtà camorristiche. Nelle stagioni precedenti c’erano odio e ambizione, stavolta i protagonisti devono affrontare le grandi perdite e le conseguenze delle loro azioni: ci sarà una emotività all’ennesima potenza, i personaggi si guarderanno dentro e si modificheranno gli equilibri. Francesca Comencini spiega come, stagione dopo stagione, si spostano le attenzioni senza tradire quel contenitore che è Gomorra: “Ci si sparpaglia di più nel territorio, ma c’è una maggiore unità emotiva rispetto alla seconda stagione”. Resta “un materiale piuttosto crudo quello su cui si lavora". Dice l’altro regista, Claudio Cupellini: “E’ vero, ci muoviamo in un territorio molto più grande, ma seguiamo quello che ci accade intorno”. E lo conosceremo, forse, in una futura quarta stagione che è già in fase di scrittura.

Salvatore Esposito ricorda che “nel finale della seconda stagione Genny ha appena avuto un figlio, Pietro, e ha  sacrificato il padre mettendolo nelle mani del fratello-nemico Ciro. Lo ritroveremo ancora una volta diverso, pronto ad adattarsi a nuove situazioni. E poi c’è il rapporto ambiguo con Ciro che muterà ancora”. A proposito di percorso interiore, Marco D’Amore lo aveva già iniziato nella seconda stagione: “Il vero nuovo protagonista della terza serie è Napoli. Forcella non si chiama così perché a forma di y ma perché Napoli è citta greca, e quella lettera simboleggiava la perfezione. Ma è anche un fusto che sfocia in due diramazione: adolescenza e maturità. Ecco, la terza stagione è la maturità del progetto. Per quanto mi riguarda bisogna mettere al centro del mio personaggio un percorso umano ed emotivo condiviso da qualunque essere umano ma, nel mio caso, va coniugato con un uomo che ha fatto una scelta di vita particolare. Non dico di più, sennò tradirei un’attesa febbrile che non merita il…tradimento. Sarà una scoperta continua, il progetto si alimenta su una continuità che è davanti agli occhi di tutti. Conta il progetto: noi fiutiamo quotidianamente la realtà e cambiamo delle cose. Siamo pronti a un colloquio civile".

Cristina Donadio sottolinea che i personaggi sono “icone e quindi noi togliamo il superfluo e andiamo nel necessario. Lo sguardo di Scianel racconterà più di due pagine di dialoghi. E’ un punto di arrivo. Roland Barthes diceva: cosa sono mai le parole? Una lacrima vale molto di più. Io mi sono appoggiata a questo pensiero”. Cristiana Dell’Anna è Patrizia e “porta un percorso emotivo bello forte. Il sentimento di partenza è la rabbia. Non riuscivo a ritenerli completamente responsabili di quello che facevano, perché posti davanti alla scena si comportavano come potevano. Mi sono servita di parti di realtà quotidiana e li ho messi in lei”.

Le due novità sono Arturo Muselli e Loris De Luna. Muselli si chiama Enzo, rappresenta il nuovo chiamato a fare i conti col passato “in quanto nipote di una persona che ha contato nel panorama camorristico. Ma lui è parte di una nuova criminalità. E’ un personaggio che ama molto. Io ero fan di Gomorra, all’inizio ne sono rimasto lontano poi ho visto con una maratona tutta la prima stagione. La seconda l'ho seguita puntata dopo puntata con gli amici. Quando entri nella squadra diventa tutto più semplice man mano che conosci gli altri. Un bel viaggio”.

Si chiama invece Valerio il personaggio di De Luna: “Viene dalla Napoli bene, un quartiere più agiato rispetto ai poveracci. Frequenta l’università, ha tante passioni, è abituato a una vita di agi e benessere economico ma ha una ambigua attrazione per la malavita, un mondo molto distante dal suo presente. Il mio è un personaggio che si scopre un po’ alla volta, anche se stesso. Una ragione che lo porta verso quell’ambiente può essere la voglia di riscatto, trovare un luogo dove dire qualcosa, e devono essere luoghi che non conosce, distanti dalle sue abitudini. Una ricerca verso l’esterno, cose per lui nuove. E' un ragazzo giovane, famelico, che ha bisogno di scoprirsi e scoprire”.

Abbiamo inoltre visto in anprima una scena tratta dal nuovo capitolo della serie. La nuova Gomorra parte in un garage, e con i Talebani. Perché nella nuova stagione, la terza, che arriva su Sky Atlantic in autunno, qualcosa cambia. Abbiamo assistito, in un garage nel cuore di Forcella, uno dei quartieri più ad alta napoletanità, a una scena di un cambiamento. Protagonisti, in regia, Cristina Comencini, e davanti a un tavolo da biliardo Marco D’Amore, Ciro nella serie, e i Talebani, una nuova realtà malavitosa con la quale si cerca di stringere una nuova alleanza. E’ suggestivo assistere ai ripetuti ciak, almeno una decina, e vedere ogni volta come cambia un particolare o come il rumore lontano di un aereo sia vissuto come un tuono, un elemento di disturbo inopportuno. Nel garage ci sono due tavoli da biliardo, due videogame, tanti scooter e un clima di vera cospirazione. Intorno ai cinque attori si muovono tecnici del suono, operatori, truccatori, un mondo che si legge (troppo) spesso fuggevolmente sui titoli di coda. Loro invece dettano i tempi, la postura e anche i movimenti...sembrano la banda dominante. Silenzio, si gira, frullio, sottofondo…sono i comandamenti di Gomorra. La macchina da presa, dietro la quale siede Cristina Comencini,  indaga il gruppo intero, stringe su Ciro, riprende dall’alto, come un spirito aleggia su tutti un microfono per non perdere neanche il respiro, neanche quella cartina geografica che si apre sul tavolo verde e sul quale Ciro segna, con un circolo, dove l’azione comincerà e dove ci sarà la fuga”. Il clima è teso, si respira anche tra i pochi sorrisi che rompono il ritmo. E su tutto vigila una statua sacra. Quella non manca mai su Gomorra.
 

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