di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)



Già chiamarlo comprensorio incute un certo timore. Perché comprensorio e non quartiere, isolato, zona, area? Già qui il sospetto che siamo in un luogo anomalo dovrebbe scattare. Ma poi che vuol dire luogo anomalo? Chi lo decide? Forse la stessa parola comprensorio. Che viene dal latino comprehendere. Quindi comprende. E cosa? Una zona. In realtà delimita. La quarta puntata di Cronache di Frontiera, che rientra nel ciclo Il Racconto del Reale, ci porta a Milano nel comprensorio di Via Gola e ci racconta questo angolo di città composto da cinque strade: l'appuntamento è su Sky Atlantic domenica 19 febbraio alle ore 23.15.

 



Le abitazioni che popolano il comprensorio di Via Gola sono in massima parte appartamenti di proprietà Aler costruiti durante il ventennio fascista. E di questi una stima dice che l’80 per cento è occupato abusivamente. L’ultima puntata di Cronache di Frontiera racconta di questa strada che è nell'anima dei Navigli ma nulla ha da spartire con la gioia di quella zona. Il paradosso è che le case popolari dell’Aler, occupate e decadenti, sgretolano il valore degli altri appartamenti privati della zona, che avrebbero un alto costo di mercato ma rimangono disabitati perché la percezione di pericolo è alta.

 



Incontriamo, a simboleggiare la varia umanità di via Gola, la famiglia di Michele (moglie, cinque figlie e sette cani) che abita una casa occupata e quella di Pasqualina, che paga il suo affitto regolarmente e soffre il degrado del suo mondo. Gianni e Ledina vivono con una figlia in una casa ben tenuta, arredata con gusto: sono ancora segnati da come il loro amore sia stato ostacolato dalla burocrazia italo-albanese. Ledina è di Tirana e per arrivare in Italia ha viaggiato in macchina chiusa nel portabagagli.

 



Via Gola fa paura per la violenza che si vive fuori dalle mura di casa. Pasqualina ha schiaffeggiato un ragazzo africano che per strada la derideva. Gianni e Michele mettono in guardia le loro figlie femmine degli stranieri: neri, albanesi, rumeni e di qualunque altra nazionalità. Proibito frequentarli. Sta però crescendo una nuova generazione più aperta all’integrazione e alla convivenza. Lì germoglia la speranza per Milano e per le tante frontiere che frammentano l'Italia. Lo testimoniano lo sguardo luminoso e la storia di Mustafà che vive in strada con i suoi figli: non ha casa, il lavoro non gli viene pagato e non sa dove andare. Chissà che a fine puntata qualcosa non accada...