di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Una volta le terre di e i luoghi di frontiera erano epica, film, libri, poesia. Poi sono sbocciate, non segnate ma profonde, frontiere che non dividono paesi e nazioni. Quei muri crescono prima nelle nostre anime e poi si radicano nelle nostre città: attecchiscono facilmente in quelle periferie dove convivono culture e povertà diverse, dove a ogni angolo svoltato si apre un mondo nuovo. Li convivono, mescolandosi, storie d’immigrati, di nuovi e vecchi italiani.

Milano ha le sue frontiere molto prossime al centro città: un pugno di vie, di rotonde, di semafori divide i quartieri nobili da quelli urbanisticamente e umanamente marchiati da case popolari occupate abusivamente, dove  imperversa lo spaccio, dove la convivenza tra stranieri e italiani, tra ricchi, poveri e nuovi poveri è sempre più tesa e violenta.

Nella prima puntata di Cronache di Frontiera, che rientra nel ciclo Il Racconto del Reale e che vedremo su Sky Atlantic domenica 22 alle ore 23.15, scopriremo una città assediata al suo interno, dove davvero una strada divide il benestante dall'indigente. In questo abisso ci accompagna Michele.

 


Michele ha 38 anni e da quando ne ha 8 abita Via Gola (zona Navigli) nelle case popolari dell’Aler. Ha cinque figli, un passato di tossicodipendenza e di carcere. Michele è uno dei tanti abitanti di via Gola, una strada dei Navigli divisa in due: da un lato case popolari dall'altro abitazioni private molto costose. Anche Gianni e Ledina abitano infelicemente in via Gola: ce l'hanno con chi non è italiano che, secondo loro, ha più privilegi degli italiani, che non vengono tutelati dallo stato e dalle sue leggi.

 


Da via Gola si salta in via Padova, l'unico vero quartiere multietnico di Milano con circa 77mila abitanti di cui almeno un terzo di stranieri: appartengono a 50 etnie differenti e soffrono un alta densità demografica. Qui vive Amina, madre di 5 figli, una donna col velo. È lei a raccontare il Ramadan, le difficoltà di educare i figli e le figlie alla cultura musulmana e agli sguardi giudicanti degli italiani. Il suo racconto si interseca con quello di Katia, portinaia in uno stabile di via Guido Cavalcanti, dove nelle ex cantine c’è una moschea. Era nato come un centro di cultura musulmana del Bangladesh, ma secondo Katia è una vera e propria moschea. Katia, oltre ad essere portiera è anche guardiana dell’ordine pubblico del suo condominio.

 


Altro salto geografico e da via Padova si arriva in piazzale Corvetto, altra zona da bollino rosso. Emanuela ci è nata. Ha due pistole tatuate sul petto. Pure lì ci sono problemi di integrazione e Emanuela li narra tutti. Abitano a Corvetto anche Adel e Omar. Adel, il padre, è arrivato a Milano 30 anni fa e ha aperto un bar. Omar, il figlio, è nato in Italia ed è italiano. Adel rispetta ed è rispettato dagli italiani: sa che il problema sono gli immigrati, troppi, arrivati tutti insieme e senza un lavoro. Proprio da piazzale Corvetto avrà inizio la seconda puntata di Cronache di Frontiera.