di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Quando appare il nome di Mimmo Calopresti l'attenzione si alza. Perché, conoscendolo un pochino, dispone di una dote che oggi molti sembrano avere smarrito: si chiama curiosità. Ci siamo incontrati a un concerto del pianista Remo Anzonivo e poi di quell'icona, di stile e rock, che porta il nome di Marianne Faithfull. Giusto per citare due episodi recenti. E poi alla presentazione de Il Racconto del Reale, il ciclo in onda su Sky Atlantic al quale il regista contribuisce con La fabbrica fantasma in onda domenica 15 gennaio alle ore 23.15. Il documentario nasce da un'idea di Paolo Butturini e per la regia di Mimmo Calopresti, è stato prodotto dalla Magda Film Srl, con Sky come Media Partner.

 


Un angolo di Napoli

Mimmo Calopresti, che è regista e protagonista insieme alla figlia Clio, ci fa da Virgilio in un viaggio dove ogni pagina ha un risvolto oscuro. L'avventura parte quando Mimmo vede la sua piccola figlia giocare con un bambola bellissima ma falsa. In lui si innesca un meccanismo che lo spinge verso l'origine della bambola che è un grumo di polvere in un sistema pericoloso. La ricerca delle radici della contraffazione lo dirigono da Napoli al confine tra Ungheria e Ucraina, in un micro (macro?) cosmo popolato da trafficanti senza scrupoli. Relegata ai margini di un impero in cui tutto è lecito, la fabbrica fantasma si staglia davanti a noi come un non luogo che, per la sua stessa invisibilità, tutti conoscono (e tollerano) ma  nessuno denuncia. Dal suo ventre infetto escono giocattoli, cibo, sigarette e mille altre cose che se ne infischiano del minimo sindacale della salute pubblica, delle norme sul lavoro e dell’economia. Riassumendo il tutto in un concetto ogni regola viene compromessa da un mercato senza confini che ha un minimo comune denominatore: tutto viene concesso al prezzo più basso possibile. Mimmo Calopresti punta il dito sulla più temibile triade di tutte le epoche: denaro, controllo e potere.

 

 


Una bambola abbandonata