L’annuncio è arrivato su Twitter da parte dello stesso Hideo Kojima, forse il più celebre e innovativo autore di videogiochi, padre di Metal Gear Solid: “Ho guardato il secondo episodio di Westworld e quello che dice Anthony Hopkins è la mia stessa teoria sul game-design”.

Un endorsement non da poco per una serie che deve molto al mondo dei videogiochi. Gli stessi ideatori hanno confessato di aver studiato a lungo i videogame per trasportarele dinamiche dei cosiddetti “open world” nel loro intreccio fantascientifico - che a sua volta varia con efficacia le intuizioni avute da Michael Crichton nel 1973 con il suo lungometraggio Il Mondo dei Robot.


Secondo il celebre game-designer, noto per la sua dotta conoscenza e l’amore per il cinema, in Westworld ci sono profonde corrispondenze con i suoi lavori ravvisabili nelle parole del personaggio interpretato da Anthony Hopkins, ovvero il dottor Ford.

Nella puntata a cui Kojima si riferisce il dottor Ford racconta di come il suo pubblico sia inclina a rivivire più volte l’esperienza offerta da Westworld per indagare su tutto ciò che durante una prima visita sia risultato nascosto. E così tentare un diverso approccio a determinate situazioni per ottenere risultati differenti. “In questo modo possono scoprire qualcosa di cui prima non si erano accorti, qualcosa di cui si innamorano”, conclude il dottor Ford. E questo è uno dei motivi per cui molti videogiocatori tornano a ripetere esperienze già vissute, per scoprire qualcosa che il coinvolgimento più frettoloso, appassionato e per questo meno attento ai dettagli di una prima partita completa, potrebbe avere contribuito a nascondere agli occhi.

I videogiochi di Kojima sono pieni di questi preziosi dettagli nascosti, eventi che premiano il videogiocatore con filmati nascosti, easter-eggs, raffinate citazioni o inimmaginabili rivelazioni. Basti pensare a Metal Gear Solid 3, durante il quale una serie di azioni possono mettere in modo un indimenticabile segmento di gioco horror a tema vampiresco, una deriva del tutto opzionale e difficile da intraprendere. Nel quinto episodio di Metal Gear Solid, Kojima va ancora oltre, celando e rendendo fruibili solo tramite un gioco attento, volentoroso e sempre consapevole, aspetti fondametali della trama: lo struggente finale della storia del cecchino Quiet o la delirante vicenda della povera Paz. Nella sua opera più sperimentale quindi Kojima decide di premiare l’attenzione del giocatore con eventi e cut-scene di rara bellezza che possono essere smarriti nell’enormità del mondo virtuale senza per questo vanificarne la struttura. Per scoprirli e viverli è sufficente il desiderio di tornare nel mondo di Metal Gear Solid con costanza, passione e applicazione, come chi desidera esperire Westworld in ogni suo aspetto, esplorando nello stesso tempo la propria psiche in condizioni “impossibili”.

Hideo Kojima ha abbandonato la saga di Metal Gear Solid dopo la rottura con Konami, e ha iniziato un nuovo viaggio fondando la sua propria software-house. Adesso è al lavoro sul misterioso Death Stranding, il cui ermetico ed emozionante trailer interpretato da Norman Reedus, star di The Walking Dead e amico del game-designer, è stato mostrato durante l’ultimo E3.