di Linda Avolio

 

 

Un santo che non crede in Dio? Chi è veramente Papa Pio XIII, il protagonista di The Young Pope? Manca poco ormai alla fine della prima stagione (gli ultimi due episodi, il 9 e il 10, andranno infatti in onda venerdì 18 novembre alle 21.15 su Sky Atlantic), eppure Lenny continua a essere un mistero non solo per gli spettatori, ma per chiunque abbia a che fare con lui. Ecco la recensione del settimo e dell’ottavo episodio.

 

 

Episodio 7: Chi ha paura del giovane Papa?

 

A Voiello non ne sta andando bene una: non solo Papa Pio XIII si è rivelato un osso durissimo, ma a dargli il colpo di grazia ci sta pensando il Napoli. In suo aiuto arriva il Cardinal Caltanissetta, preoccupato per il futuro della Chiesa. Le scelte di Lenny, infatti, stanno facendo perdere popolarità alla secolare istituzione, e se non si corre ai ripari la situazione si prospetta semplicemente tragica. Dopo aver accantonato di nuovo l’idea di dare alla stampa la chiavetta con le foto che ritraggono Belardo e Esther, i due riflettono sulle prossime mosse. E le prossime mosse vedono chiaramente coinvolto anche Spencer, che sembra aver capito perfettamente cosa c’è nella mente del giovane Papa, e che ancora ambisce a prenderne il posto, al punto da preparare un discorso per il giorno in cui la fumata bianca sarà per lui.

 

Suor Mary, intanto, riceve la visita di Don Tommaso, che sgancia la bomba: Papa Pio XIII sta vivendo una profonda crisi spirituale. E se neanche il Sommo Pontefice crede più in Dio…beh, allora c’è da iniziare a preoccuparsi! Il giovane Papa, in compenso, è ossessionato da altro, precisamente dai suoi genitori, e quando tra la posta in arrivo trova un pacchetto contenente la parte mancante della pipa che il padre gli lasciò prima di abbandonarlo, rimane sconvolto. Lenny non riesce proprio a toglierseli dalla mente, e non capisce perché non vogliano farsi trovare. “Perché hanno paura di voi, Santità”, risponde secca Suor Mary, “Tutti hanno paura di voi. Dovete smetterla con la paura”. Ovviamente Pio XIII non sa che a spedirgli la parte mancante della pipa è stata proprio lei, in combutta con il Segretario di Stato. L’obiettivo? Distrarlo per fargli firmare delle carte importanti. Ma come mai Suor Mary sta tradendo il suo eletto? Neanche la religiosa vuole il crollo dell’istituzione che ama più di se stessa, e se per evitarlo dovrà peccare, peccherà. Poi, da brava cattolica, chiederà perdono al Signore.

 

Dussolier è in crisi. Il cardinale si sente responsabile della morte del giovane spagnolo a cui è stata negata la possibilità di diventare sacerdote a causa della sua presunta omosessualità. Dopo una festa a base di litri di alcol e sensi di colpa, e dopo essere stato vittima di un tentativo di violenza, capisce che Roma e il Vaticano non fanno per lui, che la vicinanza a Lenny, al nuovo e potente Lenny, gli è tossica, e decide così di abbandonare il suo incarico e fare ritorno in Honduras. Proprio lì, però, lo aspetterà una tragica fine. Neanche l’amore è stato in grado di salvarlo.

 

Tornano in questo episodio i sogni di Lenny, e ovviamente siamo sempre a Venezia. Riabbracciare i genitori: è questo tutto ciò che il giovane Papa desidera. Un abbraccio disperato e chiaramente destinato a non realizzarsi mai. Tornano anche i flashback, l’ultimo giorno felice del piccolo Lenny. L’ultima volta che ha sentito il profumo di sua madre. E sarà proprio in questo modo che Pio XIII smaschererà gli impostori che si sono presentati al suo cospetto dicendo di essere i suoi genitori: non è lo stesso odore, dunque non può che essere un inganno. Don Tommaso si rifiuta di rivelargli il nome della mente dietro questa diabolica manipolazione, anzi, d’ora in avanti non gli dirà proprio più niente di niente. Il motivo è presto detto: “Voi non credete in Dio, Santo Padre. Non ci credete”. A cena Belardo chiede a bruciapelo a Voiello chi ha organizzato l’incontro con i “falsi genitori”, e la risposta del cardinale è da manuale: “Io non c’entro, Santità. Anzi, trovo offensivo il fatto che abbiate anche solo pensato che io potessi avere qualcosa a che fare con tutto ciò. I miei metodi sono decisamente più sofisticati”. Sarà forse questo il motivo per cui il Segretario di Stato non ha fatto firmare le dimissioni al pontefice in un momento di distrazione?

 

Resta comunque il giallo relativo al mandante della farsa: chi sarà stato? Alla fine Lenny fa due più due, e capisce che è stata Suor Mary. Anziché punirla, però, la ringrazia. Per avergli regalato il momento più dolce di tutta la sua vita. Il momento in cui è tornato a sperare.

 

 

Episodio 8: Il bastone e la carota

 

L’ottavo episodio di The Young Pope si apre con la preghiera di Lenny per l’amico Dussolier e con una Suor Mary distrutta dal dolore. Per Pio XIII è tempo di raccoglimento e di riflessione nella tranquillità di Castel Gandolfo. E’ tempo di introspezione. E’ tempo di tornare a concentrarsi su qualcosa, su qualsiasi cosa, pur di non essere sopraffatto da certi pensieri. E quel qualcosa è la storia della beata Juana dal Guatemala che gli viene raccontata da Michel Marivaux, il “Prefetto della congregazione delle cause dei santi” e che lo colpisce profondamente.

 

Il crollo di popolarità della Chiesa sembra non avere fine, e questa volta è a causa dell’ennesima mossa reazionaria di Papa Pio XIII, che ha dichiarato l’aborto un peccato imperdonabile, scatenando le ire delle femministe di tutto il mondo. Femministe che vedremo in una surreale sequenza notturna, quando Lenny passeggia in giardino da solo e a un certo punto si volta e trova sette donne quasi completamente nude, ognuna con una lettera dipinta sul petto in rosso: B-A-S-T-A-R-D.

 

La solitudine e l’abbandono sono nuovamente chiamati in causa in questo episodio, e non solo tramite i soliti flashback di Lenny bambino, ma anche a causa dell’improvvisa dipartita di Esther e di suo figlio. Lenny è stato nuovamente lasciato indietro. Lenny è stato nuovamente tradito. Esther, però, non è l’unica: anche Spencer si sta allontanando inesorabilmente da lui, e non solo emotivamente, anche fisicamente. L’anziano cardinale, infatti, è malato. Belardo nei suoi confronti ostenta freddezza: “Non sarai mai Papa, Michael. Io sono il Papa. E lo sarò fino al giorno in cui morirò”. Spencer, però, non raccoglie, anzi, addirittura gli dà un consiglio, e Lenny, come un bambino, ha le lacrime agli occhi. “Se veramente tu il mio padre spirituale. Il migliore che un prete potrebbe desiderare”. E ancora: “Dimmi cosa devo fare per restaurare la fede nella Chiesa”. Al che, Michael risponde: “Vai a Venezia, e sotterra due bare vuote”. Il legame tra i due, nonostante gli scontri, è ancora fortissimo.

 

Torna in questo episodio Sofia, e sarà proprio lei a convincere il pontefice della necessità di un viaggio pastorale, ma solo dopo una serie di scambi di battute decisamente toccanti. “Sono stanco”, dice Lenny, ma Sofia ha capito qual è il vero problema: “Non siete stanco, Santo Padre. Siete in lutto. E siete divorato dal senso di colpa per la morte del vostro amico più caro”. Il giovane Papa non lo ammetterà mai, ma è evidente che nutre della stima nei confronti della donna, che in poche parole gli spiega quali sono gli errori commessi finora. O meglio, l’errore. Tanti bastoni, niente carote. Da qui, la decisione di compiere il primo viaggio pastorale. La meta à l’Africa, nel primo dei villaggi fondati da Suor Antonia, vero e proprio simbolo del mondo missionario.

 

In Africa non mancheranno i dialoghi e gli scambi di battute memorabili, come quello tra Suor Antonia, che vuole assolutamente una foto col Papa, e il Segretario di Stato, che le intima di consegnargli lo smartphone e di mangiare un paio di mentine. Un regalo del Santo Padre. Capiamo fin da subito che la religiosa nasconde qualcosa, e ne abbiamo la conferma quando Lenny si fa confessare da un prete locale, nella speranza di togliersi un paio di macigni dal petto, il senso di colpa per la morte di Dussolier e i dubbi causati dalla sua crisi spirituale. Peccato che il prete non parli una parola di inglese, ma riuscirà a fargli avere un bigliettino con scritta la verità: Suor Antonia, in realtà, è una vera e propria dittatrice che usa l’acqua potabile per ricattare la gente e le suore.

 

Il viaggio pastorale sta mostrando i primi risultati, come riferisce Voiello, ma il giovane Papa ha qualcos’altro in mente. E questo qualcos’altro è il discorso “in absentia” che Papa Pio XIII fa la mattina dell’incontro con il dittatore dello Stato in cui Suor Antonia opera. Il pontefice, contrariamente a quanto previsto, decide di non salire sul palco, di non mostrarsi, ma non rinuncia a bacchettare chi se lo merita. “Fratelli e sorelle, è il vicario di Cristo che vi parla, Papa Pio XIII”, tuonano gli altoparlanti, e ciò che segue dopo è una chiara condanna verso la guerra, la distruzione, la povertà, e un invito a scegliere la pace. A essere colpevoli di pace.

 

Il ritorno in Italia scorre tranquillo, senza intoppi, ma in autostrada Lenny all’improvviso decide di fare sosta in un’area di servizio. E lì, nel parcheggio, si inginocchia, allarga le braccia, volge gli occhi al cielo e si rivolge nuovamente a Dio. “Signore, siamo sinceri, non possiamo più rimandare. Dobbiamo parlare di Suor Antonia”. E per la religiosa arriva il momento di incontrare il Creatore.

 

 

 

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