di Camilla Sernagiotto

 

 

Mind the Jap!

 

C’è un Paese dove infatti non è certo il gradino della metropolitana a richiedere attenzione estrema. Stiamo parlando del Giappone e della sua cultura stramba, tanto affascinante per noi occidentali quanto bizzarra. Su tutti i livelli, infatti, il Sol Levante lascia a bocca aperta il Vecchio Continente, con trovate e stravaganze simili a quelle con cui gli adolescenti scioccano le generazioni più attempate.

 

Ma se l’eterna lotta tra vecchi e giovani si risolve sempre nel tacciare questi ultimi di leggerezza da parte dei primi, che spesso non ne comprendono appieno le ragioni, per ciò che concerne il rapporto tra europei e giapponesi le differenze sono enormi. Prima tra tutti, noi adoriamo tutto ciò che va sotto l’etichetta di Jap!

 

Ci sono intere comunità che coltivano con amore quella cultura così allettante: dai Cosplayer nostrani, fratellini minori dei pionieri asiatici, ai lettori di manga, l’Europa pullula di fan sfegatati di tutto ciò che assume la forma della mandorla. E l’Italia, per una volta tanto, si dimostra in testa: il Belpaese non è più solo pizza e mandolino, anzi! Dal sushi alla katana, dai massaggi shiatsu ai fagioli di soia, anche noi ci siamo fatti stregare dagli occhietti della forma di cui sopra.

 

I Millennials in primis, la generazione composta dai nati tra gli anni Ottanta e i primi Duemila che si nutre appunto di manga e sushi come un tempo i loro avi facevano di pane e marmellata. Proprio loro sono il target ideale di Sky Generation, il temporary channel in onda fino al 20 novembre sul canale 111 di Sky; un canale che esplorerà il mondo del Sol Levante in ogni sua declinazione: una scorpacciata di cosplay, tanto nostalgico revival di cult come Doraemon e I Cavalieri dello Zodiaco, un tuffo nel magico mondo dei videogiochi… insomma, una vera manna dal cielo per chi pensa a ideogrammi anziché a parole!

 

Per prepararci al mood che per tre settimane accompagnerà gli spettatori di Sky Generation, ecco un vademecum che insegna ogni bizzarria più succulenta targata Tokyo etc. Preparatevi a strabuzzare gli occhi!

 

 

Kuro: vedere tutto nero!

Una delle ultime tendenze che serpeggiano tra le strade di Tokyo e di tutte le grando città giapponesi è la mania di acquistare solo ed esclusivamente prodotti e accessori neri.

Non si tratta della millenaria pratica vigente in tutto il mondo che sottostà ai dettami del “nero che smagrisce” perché in questo caso il black shopping non riguarda solo l’abbigliamento: dal dentifricio alla carta igienica, dal cibo alle lenzuola fino ad arrivare alle dentiere e ai fiori, i darkettoni che si sono lasciati contagiare da questa fissazione si attorniano di sole cose corvine.

 

Hikikomori: ogni uomo è un’isola

Una tendenza sociale, dilagata talmente tanto da divenire preoccupante, è quella che ha visto tantissimi giovani nipponici optare per un isolamento estremo, barricandosi in casa come se questa fosse un bunker antiatomico. Si tratta di una conseguenza drastica di una tradizione consolidata in Giappone, quella di avere all’interno dei condomini tutto il necessario per non uscire: supermercati, scuole, locali, cinema… ogni palazzo delle metropoli è dotato di ogni comfort.

Da noi una cosa del genere è impensabile: quanto sarebbe chilometrico l’ordine del giorno della riunione condominiale?!

 

Capsule hotel: questa mini-casa è un albergo

Si tratta di particolari tipologie di hotel le cui “stanze” sono in realtà spazi minuscoli nei quali entrare a fatica, soltanto per dormire. In questi veri e propri cubi c’è però ogni comfort: letto incastonato nella parete, televisione, radio, doccia e bagno dietro l’anta che si apre in una parete laterale… insomma, la versione in miniatura dell’appartamento di Renato Pozzetto nel film Il ragazzo di campagna, il mini-monolocale che affitta a Milano.

 

Cat House: tanto va la gatta a Tokyo che ci dorme sullo zerbino

Nelle grandi città giapponesi gli appartamenti sono molto piccoli, non proprio come i loculi dei Capsule Hotel ma quasi. Questo è uno dei motivi principali per cui pochi bambini giapponesi possono permettersi il lusso di crescere con un animale da compagnia. E qui gatta ci cova: alcuni ricconi hanno fiutato l’affare a quattro zampe, adibendo appartamenti lussuosi di loro proprietà in veri e propri gattili di lusso da affittare a ore per una festa di compleanno o anche solo per concedersi un po’ di coccole miste a fusa.

In Giappone la cosiddetta “gattara” è quindi tutt’altro che una pazza che vive in uno stato di inedia, anzi.

 

Distributori automatici mania

In Giappone tutto, o quasi, è acquistabile senza dover interagire con commessi e personale vario poiché le città sono disseminate da distributori automatici che offrono qualsivoglia prodotto. Dalle normali merendine ai Gatcha gatcha (i distributori di palline che contengono personaggi e sorpresine legate ai manga più amati), dai libri ai cibi extralusso, dai medicinali fino ad arrivare addirittura alla biancheria usata, se trovate un prodotto che non è ancora distribuito automaticamente su suolo giapponese lanciatevi e commercializzarlo voi stessi! Il successo, neanche a dirlo, è automatico.