Ora sappiamo chi e cosa è The Young Pope. Aspettando di vedere il terzo e quarto episodio venerdì 28 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic, approfondiamo la figura di Lenny Belardo, salito sul trono che fu di Pietro col nome di Pio XIII e interpretato da un immenso Jude Law. Belardo è il primo pontefice americano della storia, nonché il più giovane di sempre. A soli quarantasette anni, infatti, è diventato Papa, Capo di Stato e guida spirituale di più di un miliardo di persone.

 

Lenny è sempre stato un cardinale mite e ubbidiente, e la sua elezione risulta inaspettata, sia per la giovane età sia per lo scarso peso politico. Secondo alcuni, però, sono proprio questi i motivi per cui è stato eletto. Ma Lenny, grazie a una svolta aggressiva e reazionaria del suo Pontificato, dimostrerà di sapersi affrancare da chi vorrebbe manovrare la mano del Santo Padre: il suo mentore, il Cardinal Michael Spencer e il Segretario di Stato, Angelo Voiello. Accanto a lui c’è solo Suor Mary, la donna che lo ha accolto in orfanotrofio quarant’anni prima e che, in assenza dei genitori naturali, gli ha fatto da madre.

 

L’essere stato abbandonato da piccolo è la sua più grande ferita, ciò che lo rende un Papa diverso dagli altri: Lenny, prima ancora di essere un Pontefice conservatore, è un uomo tormentato e abbandonato da chi l’ha messo al mondo. E, sentendosi tradito, ha sviluppato nel corso degli anni un rapporto turbolento con la fede, anche se oggi al suo destino sono legate le sorti di milioni di fedeli in tutto il mondo.

 

 

 

 

 

Così Jude Law racconta il "suo" Papa: "Ho avuto l'istinto iniziale di capire, di studiare la storia del Vaticano e dei papati. Ho studiato gli effetti dei papati sulla fede cattolica. Ho avuto un'enorme quantità di materiale a disposizione. Inizialmente, ho avuto un po' di panico. Non ho avuto nessuna indicazione chiara su come dovesse essere questo Papa in questo mondo creato da Paolo. Mi sono girato più verso il mondo creato da Paolo, mi sono fatto guidare dalla sua regia, questa è stata la strada più chiara. Ho seguito le indicazioni di Paolo per interpretare un uomo credibile, stabilendo una serie di regole che ho seguito. Riguardo la gestualità e la postura, tutto è dipeso dall'abito che ho indossato. Non sai dove mettere le mani!"

 

E ancora: "Per quanto riguarda il linguaggio del corpo, ho lavorato sull'essenziale, un'impostazione minimalista. Ho ascoltato Papa Francesco ma è stato impossibile prendere lezioni di italiano a causa dei troppi impegni. Il rapporto tra regista e attore dipende dal regista. Siamo stati tutti estremamente fortunati. Siamo tutti ammiratori di Paolo e abbiamo avuto una sceneggiatura chiarissima e netta. Essere in armonia con il regista è meglio del rapporto conflittuale. Il compito di un attore è quello di capire cosa vuole un regista. Lavorare con Paolo ha significato per me capire la sua visione. Ho i miei tormenti personali, nessuno in comune con il mio Papa! Nel corso di quest'esperienza, ho aperto gli occhi riguardo il mio percorso con la fede. L'ho riesaminato. Non è necessario capire le contraddizioni del personaggio ma semplicemente interpretarle. Il mio compito non è stato quello di scavare nel profondo. Lenny non è un bugiardo e quindi dovevo capire il modo dei suoi cambi di opinione. Quello di Lenny è un percorso di cambiamento".

 

 

 

 

 

Paolo Sorrentino commenta così il ruolo interpretato da Jude Law in The Young Pope: "Partiamo dalla scelta. L’avevo visto qualche anno fa in Era mio padre di Sam Mendes e mi aveva incantato per la cam­minata. In quel film Jude camminava in un modo che rivelava tutto il mondo interiore del suo per­sonaggio. Un attore che attraverso un movimento del corpo è in grado di dire così tanto su un per­sonaggio è un attore fuori dal comune. È qualcosa di fenomenale. Quell’andatura stanca e inevitabile mi aveva totalmente strabiliato. Ho pensato che si potesse partire da lì, ovvero da un talento stermi­nato. E solo un talento sterminato poteva caricarsi sulle spalle, senza facili derive agiografiche, un per­sonaggio così difficile come quello di un Papa che non esiste nella realtà".

 

Prosegue poi il cineasta: "Tra il personaggio del Papa giovane e Jude Law c’erano molti punti di contatto. L’età, l’aspet­to fisico, il fascino e la capacità di impersonare quella doppiezza che volevo dare al personaggio. Desideravo dirigere un attore capace di mettere in scena un aspetto della vita e il suo contrario e Jude si è rivelato quel tipo di attore. Ha avuto ec­cezionali capacità di concentrazione e resistenza. Tra il personaggio del Papa giovane e Jude Law c’erano molti punti di contatto. L’età, l’aspet­to fisico, il fascino e la capacità di impersonare quella doppiezza che volevo dare al personaggio. Desideravo dirigere un attore capace di mettere in scena un aspetto della vita e il suo contrario e Jude si è rivelato quel tipo di attore. Ha avuto ec­cezionali capacità di concentrazione e resistenza".