Questa volta non sono i robot i cattivi della storia. O almeno così sembrerebbe. Sono gli umani a rendersi responsabili di violenze e aggressioni nel parco a tema che fa da sfondo alla nuova avventura targata HBO che ha esordito su Sky Atlantic. D’altronde il titolo delle serie lo dice chiaramente: “Westworld – Dove tutto è concesso”. Almeno fino a quando qualcosa nell’aggiornamento di alcuni androidi non va secondo i piani: ecco così che l’intelligenza artificiale inizia a mostrare delle lacune...

Westworld come Google? - Tecnologia e macchine intelligenti sono gli elementi attorno ai quali si sviluppa Westworld. E a ben guardare, in quell’universo fatto dall’incontro fra il selvaggio West ed elementi sci-fi c’è qualcosa di familiare. Non si tratta solo delle similitudini con Blade Runner, Matrix e Inception… Vi dicono niente Google, Facebook e gli investimenti in intelligenza artificiale dei colossi tech con cui abbiamo a che fare quotidianamente? “Il business di Google e Facebook sta nel leggere la mente di tutti al fine di pubblicizzare e vendere i loro prodotti”, dice uno degli autori Jonah Nolan. Insomma, da anni gli algoritmi hanno imparato a catalogare le nostre identità, bisogni e gusti, proprio come gli androidi di Westworld si mettono al servizio dei clienti del parco e dei loro desideri. Gli autori svelano che viene proprio da questo parallelismo una delle battute chiave dell’episodio pilota della serie (SPOILER): “Questo posto è una cosa per i visitatori, un’altra per gli azionisti e qualcosa di completamente diverso per l’amministrazione”, un’espressione che a detta di Nolan è ispirata proprio a Google. Infatti “Big G per gli utenti è un motore di ricerca, per gli azionisti è una piattaforma pubblicitaria, mentre per i fondatori qualcosa che si avvicini a Dio”.

La coscienza dei robot – Se di intelligenza artificiale in Westworld si era già sentito parlare, i giochi cambiano quando anche i robot protagonisti di Westworld svelano una coscienza, mandando all’aria tutti i piani della società. La scelta degli autori di analizzare il punto di vista delle macchine e i loro pensieri ed emozioni rappresenta un approccio insolito per il genere. Un approccio simile si è visto sul grande schermo nel recente film premio Oscar Ex Machina del 2015, e in poche altre occasioni. Da qui scaturisce una riflessione: come sarebbe il mondo in un universo abitato dai robot?

E la riservatezza? - Se l’intelligenza artificiale in Rete dà luogo a non pochi problemi di privacy, permettendo di conoscere abitudini e desideri degli internauti, a Westworld le cose sono diverse. All’interno del parco i Nuovi Arrivati non possono portare neppure il cellulare: “Stai andando lì come se fossi nudo”, dice Nolan. Lo scopo? Salvaguardare la privacy. Non solo dei clienti, ma anche della proprietà del parco. E per ora la serie ci riesce bene considerando che non è dato sapere molto sulle origini di Westworld, né sul luogo o sul contesto temporale nel quale è ambientata la storia. L’unica cosa che si sa è che il parco esiste da almeno 30 anni grazie ad uno scienziato visionario di nome Dr. Robert Ford (con il volto dell’attore Anthony Hopkins). Qualcosa di oscuro, però, pare celarsi dietro alle parole del capo del dipartimento della sicurezza del parco Theresa Cullen: “Sappiamo tutto dei nostri ospiti, vero? Come sappiamo tutto ciò che riguarda i nostri dipendenti”. Con buona pace della riservatezza.