di Paolo Nizza

(inviato a Venezia)


Elegante e distinto, in completo verde e a camicia bianca, affabile, senza essere affettato, Silvio Orlando è l'antitesi del cardinal Voiello, ambiguo e complesso manipolatore di uomini e di coscienze che tiene testa a Papa Pio XIII in The Young Pope. E questo rende ancora più incredibile la sua interpretazione. D'altronde, come diceva Vittorio Gassman “Recitare non è molto diverso da una malattia mentale: un attore non fa altro che ripartire la propria persona con altre. È una specie di schizofrenia.”

 

E in effetti, la performance attoriale di Orlando rimanda, per misura e bravura, ai colonnelli del cinema italiano. Se The Young Pope fosse stato un film in concorso a Venezia (ma in fondo The Young Pope è un film, solo che dura 10 ore), Silvio sarebbe stato un serio candidato per la Coppa Volpi, che l'attore napoletano vinse nel 2008 per Il Papà di Giovanna, intenso dramma diretto da Pupi Avati.

 

Nella serie tv firmata da Paolo Sorrentino, Orlando è una sorta di partenopeo Richelieu dei nostri tempi. Un demiurgo cattivo di quelli immaginati dal filosofo Emil Cioran, perché se Belardo regna, Voiello governa. Un porporato preoccupato dello scarso appetito del pontefice ("mangia poco, questo non è buono"). Ma Voiello sa che il potere è conoscenza e soprattutto che "i peccati del passato saranno commessi anche in futuro perché l'uomo è come Dio: non cambia mai."

 

 

Ma chi è davvero il Cardinale Voiello, questo uomo dietro le quinte?

Il  cardinale che interpreto concentra in sé tutte le contraddizioni della Chiesa, da 2000 anni a questa parte. In questa istituzione convivono al tempo stesso il Sublime e la Vergogna. Questa contrapposizione impedisce di esprimere un giudizio defintivo sulla Chiesa e sul mio personaggio che è un uomo spiritoso, ma non simpatico. In qualità  di Segretario di Stato, Voiello è un politico  spregiudicato che utilizza tutti i trucchi, anche i più sporchi per portare avanti la baracca che ha lasciato quel pescatore indeciso di Pietro. Ma allo stesso tempo è un uomo religioso, che si occupa per  carità cristiana degli ultimi della Terra.

 


Come si è preparato per vestire i panni di un potente senza scrupoli e incline al ricatto, visto che, a parte lo strozzino del film Luce dei miei occhi, non ha mai interpretato un personaggio così controverso e pieno di zone d’ombra?

Non mi sono ispirato a fatti di cronaca recenti o a personaggi realmente esistiti. Mi ha dato una mano, invece, William Shakespeare. Negli ultimi due anni, ho interpretat  Shylock nel Mercante di Venezia per la regia di Valerio Binasco. Vestire i panni del principale antagonista della commedia del Bardo mi ha aiutato a capire cosa sia davvero il potere. Anche il potere dell'attore. Noi che facciamo questo mestiere cerchiamo, spesso e volentieri, il consenso del pubblico. Ma se invece si percorre una strada diversa, evitando l’applauso facile o la ricerca a ogni costo dell’approvazione dello spettatore, si scoprono potenzialità inaspettate. Perché tra Shylock e il personaggio  scritto da Paolo Sorrentino ci sono diverse affinità.

 

 

La sua vasta e felice esperienza teatrale l'ha quindi aiutata?

Il teatro probabilmente è la mia prima anima, rimane sempre il punto di partenza e ripartenza per me. Il teatro è il luogo dove puoi costruire la tua anima d'attore. Una palestra che ti prepara ad affrontare una sfida come quella di recitare in The Young Pope, una serie in cui i tempi di lavoro sono ristretti e devi farti trovare sempre pronto. Insomma, lavorare in questa serie è stato come partecipare alle Olimpiadi. Certo, si tratta di Olimpiadi della terza età...

 

 

Come si comporta Paolo Sorrentino con gli attori?

La cosa più importante per un attore e sentirsi importante, essere rassicurato, essere considerato l'unico al mondo, superare insieme al regista eventuali problemi. Ecco: tutte queste cose Paolo Sorrentino odia farle. Anzi se si accorge che sei in difficoltà, ti complica ancora di più la vita. Il set è un bootcamp, sembra l'addestramento di Full Metal Jacket con Sorrentino nella parte del sergente Hartman. (ride mentre lo dice n.d.r.)

 


The Young Pope è stato girato in inglese. Sullo schermo Lei risulta credibile, naturale e a suo agio sempre, sia con Jude Law, sia con Diane Keaton. 

 

Era la prima volta che lavoravo in una lingua che non fosse l'italiano. Spesso si ha la sensazione che se perdi la lingua perdi anche l'anima. Come uno straniero in una città straniera: nessuno lo capisce e tutti lo prendono in giro. E' stato un lavoro davvero duro, dovevo essere completamente padrone del testo e conoscere tutte le sfumature del personaggio. Mi sono esercitato moltissimo, soprattutto a casa. A volte nelle produzioni internazionali, gli attori italiani vengono presi per motivi geopolitici, o per questioni di quote. Non è il caso di The Young Pope. La speranza è che questa serie faccia da apripista a un'autentica internalizzazione delle produzioni.

 


Tutti si domandano cosa penserà la Chiesa di The Young Pope.

Si, lo so. Peraltro io abito in un palazzo di proprietà del Vaticano. Da casa mia vedo arrivare i seminaristi inglesi, sono circondato dai preti. Quindi spero di non essere sfrattato dopo la messa in onda della serie, senza contare che sono vicino pure a Campo dei Fiori, dove un tempo bruciavano gli eretici... A parte gli scherzi, la Chiesa e i sacerdoti sono molto più intelligenti di come vengono dipinti. Credo non ci sarà nessuna reazione negativa da parte del clero, al massimo mostreranno indifferenza.

 

 

Voiello è un uomo di Dio o un Uomo di Chiesa?

In Italia si dice: Aiutati che Dio ti aiuta. Lo stato Vaticano ha regole e norme al pari di qualunque altro Paese. Esiste, come nelle altre nazioni il segreto di Stato, e i panni sporchi, di solito, si lavano in famiglia. Voiello cerca di tenere insieme la Chiesa, questo vaso che sta per esplodere, questa istituzione minacciata dall'arrivo di questo marziano che è Lenny Belardo alias Papa Pio XIII. Insomma, in attesa di uomini illuminati, c’è bisogno di uomini delle Tenebre. 

 

 

Nei primi due episodi, il suo personaggio prova attrazione per una statuetta del Paleolitico

Sì. Il cardinale fa pensieri impuri sulla Venere di Willendorf, situata nell'ufficio del Papa. E' una delle tante geniali follie di cui il cinema di Sorrentino è disseminato. E 'un gioco meraviglioso. Un po' come il porro che Paolo ha voluto mettessi sul viso per caratterizzare il mio personaggio. Comunque nel proseguo della storia, la statuetta diventerà più sexy, credetemi.