“Valar Morghulis, tutti gli uomini devono morire”

“Ma noi non siamo uomini”

 

Signore e signori, mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo: le ragazze del Trono sono cresciute, e ora, dopo anni di attesa, sono pronte a prendere le redini delle loro vite e, soprattutto, della narrazione, come abbiamo avuto modo di vedere negli episodi della sesta stagione, ormai avviata verso la conclusione.

 

 

"Lasceremo un mondo migliore di quello che abbiamo trovato"

 

Ad aprire le danze è stata Daenerys, e c’è da dire che, a parte pochi casi (Arya, Brienne e Ygritte, più Ellaria Sand e le Serpi, per citare alcuni nomi) non è che i Sette Regni pullulino di donne veramente emancipate e (abbastanza) padrone del proprio destino. Donne che non dipendono da nessuno. Donne che non devono chiedere il permesso.

 

Dal 2011 a oggi, in Game of Thrones non sono certamente mancati i personaggi femminili forti, ma ognuna di loro, chi più chi meno, è sempre dovuta scendere a compromessi con mariti, figli, padri, promessi sposi, preti invasati e vi discorrendo.

 

Cersei, per esempio, è una contro cui non vorreste mai mettervi, eppure anche lei, così fiera e combattiva, si è dovuta più volte piegare al volere del padre. Eppure anche lei si è trovata a obbedire prima al marito, poi ai figli. E ora, con Tommen completamente succube dell’Alto Passero, temiamo seriamente per la sua incolumità. Non è andata meglio alla scaltra Margaery, che però, adesso come adesso, ha comunque più chance della leonessa di casa Lannister di arrivare viva alla fine di questa stagione.

 

Un discorso a parte meriterebbero Melisandre e Olenna Tyrell. La prima è apparentemente emancipatissima, al punto da essere spesso lei a dire agli altri cosa fare o non fare, ma in realtà è al comando del suo Dio: lei non è altro che lo strumento del Signore della Luce, a lui e soltanto a lui risponde, per fare il suo volere. La sacerdotessa rossa è dunque libera, oppure è più schiava di altri? Per adesso sospendiamo il giudizio.

Riguardo la seconda, la Regina di Spine è la vera reggente della casata Tyrell, ma anche lei ha i suoi limiti, e anche lei, per ora, nulla ha potuto contro quell’invasato dell’Alto Passero, nonostante il suo potere (anche economico) e la sua influenza, al punto da dover letteralmente fuggire da Approdo del Re.

 

 

Per fortuna, però, la sesta stagione ha portato con sé anche un bel carico di ragazze giustamente incazzate e non più disposte a dire sempre e soltanto “Sì”. Ellaria Sand e le Serpi hanno fatto fuori Doran e i suoi uomini più fedeli, riportando Dorne alle origini, ai tempi della sua fondazione. Ai tempi della leggendaria regina Nymeria (clicca qui per scoprire di più sulla storia di Dorne). Non entriamo nel merito etico della questione, il fine non sempre giustifica i mezzi, ma gli intenti dell'ex compagna e delle figlie del defunto Oberyn sono quantomeno comprensibili nella loro ottica. Basta prìncipi, largo alle principesse (guerriere).

 

Yara Greyjoy si è proposta come nuovo sovrano delle Isole di Ferro dopo la morte del padre, sfidando secoli di tradizione. Non è andata come sperava, ma solo perché a metterle i bastoni tra le ruote è arrivato il redivivo zio Euron, che non è propriamente un signore. In compenso Yara è riuscita a convincere la sua flotta a seguirla fino a Essos per incontrare l’ultima dei Targaryen. Una mano lava l’altra, no? Specialmente quando si tratta di fermare le mire espansionistiche dell'ennesimo maschilista violento di turno.

 

Abbiamo poi conosciuto Lyanna Mormont, una pre-adolescente che ha più spina dorsale di buona parte dei personaggi che abbiamo visto finora, e abbiamo finalmente assistito al ritorno di Arya Stark. Dopo essere stata cieca, letteralmente e metaforicamente, e dopo aver riacquistato la vista, letteralmente e metaforicamente, la fiera figlia di Ned capisce che il suo addestramento è finito, e che è tempo di tornare a combattere per la sua famiglia. “Una ragazza è Arya Stark di Grande Inverno, e sto tornando a casa”, risponde convinto il personaggio di Maisie Williams nell’ottavo episodio a Jaqen H’ghar, facendo venire la pelle d’oca agli spettatori.

 

 

“Domani morirete Lord Bolton. Dormite bene”

 

Infine, la rinascita di Sansa. Dopo essere passata da un pretendente e da un marito all’altro, e dopo essere stata ripetutamente usata per cinque stagioni, la rossa di casa Stark ha finalmente trovato il coraggio di decidere per se stessa. Il toccante abbraccio col fratellastro a Castello Nero è stato l’ultimo momento di tenerezza del personaggio di Sophie Turner. La dolcezza e l’innocenza ormai perdute hanno lasciato spazio al desiderio di vendetta, e alla messa a punto di un piano per riprendere possesso di Grande Inverno, di quella fortezza e di quelle terre che, per secoli, sono state sotto la protezione della sua casata.

 

E’ una nuova Sansa quella che abbiamo visto in questa stagione, nello specifico nel nono episodio, e ci sta piacendo. Sicuramente indurita da tutte le cose terribili che le sono successe (Nessuno può proteggermi ormai. Nessuno può proteggere nessun altro), ma sicuramente più forte. Non più disposta a piegarsi. E, soprattutto, pronta a prendersi il posto che le spetta di diritto per nascita. Durerà? Non possiamo saperlo, nel mondo del Trono i personaggi cadono come le mosche (specialmente quelli che hanno a che fare con Ditocorto...), ma intanto godiamoci questo momento.

 

 

Manca ancora un episodio, ma ci sentiamo di poter dire una cosa con certezza: cari ragazzi di GOT, è tempo di farsi da parte e lasciare spazio alle ragazze, perché, per citare Beyoncé (una che a Westeros e dintorni farebbe sicuramente faville!), Who run the world? Girls!!

 

 

L’ultimo episodio della sesta stagione de Il Trono di Spade in versione originale sottotitolata andrà in onda lunedì 27 giugno alle 3.00 (poi in replica in seconda serata), mentre il nono, quello incentrato sulla Battaglia dei Bastardi, in versione doppiata andrà in onda sempre lunedì 27 giugno, ma alle 21.10.