di Linda Avolio

 

 

Non poteva che finire così. La seconda stagione di Gomorra – La serie si è conclusa con l’atteso scontro tra Ciro e Don Pietro, e a uscirne vivo è stato l’Immortale. Nomen omen, d’altronde. Dopo 24 episodi ricchi di macchinazioni, tradimenti, ricatti e minacce, Pietro Savastano ci ha lasciati, freddato da una pallottola in piena fronte, davanti alla tomba dell’amata Imma.

 

Interpretato alla perfezione da Fortunato Cerlino, Pietro Savastano è senza dubbio uno dei personaggi più affascinanti della serie, anche grazie alla sua evoluzione. O meglio, grazie all’evoluzione del suo ruolo all’interno della narrazione. Nella prima stagione Don Pietro ci viene presentato come il sovrano assoluto di Secondigliano. Capiamo subito di che pasta è fatto quando lo vediamo uccidere uno dei suoi, colpevole di averlo deluso. Eppure, come spettatori, non possiamo fare a meno di essere affascinati da lui. Quasi apprezziamo le sue doti di stratega e di capo, e vederlo insieme alla moglie è sempre un piacere. Capiamo subito quanto sia malvagio, eppure un po’ ci dispiace quando le vediamo finire in carcere e pian piano spegnersi.

 

 

 

 

 

Poi il colpo di scena del finale della S01: altro che spento, Don Pietro è più acceso che mai. Lo ritroviamo latitante un anno dopo in Germania all’inizio del secondo capitolo della serie, e lì iniziamo a renderci conto che qualcosa è cambiato. Non tanto in lui, ma in noi. Tramite i dialoghi con i figlio ci rendiamo conto della sua reale natura. Pietro Savastano è il male incarnato. Gomorra è un dramma familiare, e nella seconda stagione vediamo fin da subito la tensione tra padre e figlio, tra vecchia e nuova generazione. E capiamo immediatamente che non finirà bene. Signore e signori, ecco a voi il grande antagonista della seconda stagione.

 

 

 

 

 

Col passare degli episodi vediamo un Don Pietro letteralmente ossessionato dal desiderio di potere e di vendetta. Il Re vuole riprendersi il suo regno, e poco importa se ciò significa non solo lasciarsi alle spalle un bagno di sangue, ma anche inimicarsi per sempre il figlio. Accecato dalla superbia, il boss riprende il pieno possesso del suo territorio, Secondigliano, si sente intoccabile, invulnerabile. E si spinge troppo in là. Da spettatori in fondo abbiamo tifato un po’ per lui anche nella seconda stagione, eppure quell’ordine dato a Malammore è stato veramente troppo. C’è un limite a tutto.

 

 

 

 

 

“Hai ucciso una creatura, e questa è una cosa che nessuno potrà perdonarti”, gli dice Genny nell’ultimo episodio, dopo l’omicidio della figlia di Ciro. E noi spettatori non possiamo che essere d’accordo con lui.

 

Cosa ci resta? Un grandissimo personaggio, un grandissimo antagonista, e la grandissima interpretazione di Fortunato Cerlino. Don Pietro è morto, viva Don Pietro.