di Linda Avolio

 

Su Sky Atlantic arriva Dov'è Mario?, serie in 4 puntate scritta da Corrado Guzzanti e Mattia Torre (già autore di Boris) che racconta la storia dello sdoppiamento di Mario Bambea, un intellettuale che scopre di avere una parte nascosta che è semplicemente agli antipodi rispetto alla sua personalità. A cercare di gestire Bizio, questo il nome della parte peggiore (o migliore, dipende da come la si vuole vedere!) di Mario, è l'impresario-poeta (a modo suo, chiaro!) Gianfranco Faglia, interpretato da Nicola Rignanese. L'abbiamo intervistato: ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ci dica, com'è stato prendere parte a questa avventura e lavorare con Guzzanti?

Con Corrado ci eravamo già “sfiorati”, professionalmente parlando, in un progetto a cui aveva preso parte anche Antonio Albanese, un altro grandissimo, dunque non è stata una cosa completamente nuova. Però va da sé che lavorare con un vero e proprio genio come lui è sempre una cosa bellissima, è stato molto divertente e costruttivo. E' uno molto preciso, ha una grandissima professionalità, è attento alle battute di tutti. E' una persona che riesce a raccontare “il grigio”, cioè le due facce della stessa medaglia, quella borderline tra l'una e l'altra. E' stato davvero un piacere.

 

Cos'è (Dov'è) Mario?

Dopo Dov'è Mario?, cos'è Mario? Potrebbe essere un sequel, o un prequel! Scherzi a parte, Dov'è Mario? è un volersi libera di qualcosa di costruito, qualcosa che magari ci è stato imposto. E' il tradire una scelta, ma allo stesso tempo è anche l'essere veramente fedeli a se stessi. E' molte cose, più di quanto non possa sembrare all'apparenza. E' sicuramente una serie che pone delle domande.

 

Ci parli di Faglia, il suo personaggio.

Faglia è uno che comprerebbe qualunque cosa, per lui tutto ha un prezzo, ma sotto sotto ha una sua poesia. E' uno che comunque, nonostante tutto, crede in quello che fa. Sono stato molto contento del fatto che Corrado si sia affidato a me per interpretarlo, anche perché ci tenevo molto a lavorare con lui. Per capire Faglia, o anche solo per non volerlo prendere a schiaffi, bisogna calarsi nel linguaggio di Corrado, infatti i primi ciak con lui e con Emanuela (ndr, Fanelli, che interpreta Cinzia, l'assistente di Faglia) sono stati per così dire preparatori, ci sono servite per rompere il ghiaccio.

 

Ci sono state difficoltà?

Difficoltà vere e proprie no, ma un conto è stare a casa in poltrona a guardare Guzzanti in televisione, un conto è averlo di fronte e doverci lavorare insieme, è un'altra cosa. All'inizio, non per colpa di nessuno, forse per una sorta di “timore reverenziale”, c'era proprio il gelo, ancora un po' e il ghiaccio non l'avremmo spaccato solo metaforicamente! Ma poi, parlando, discutendo, collaborando, abbiamo trovato quasi subito il giusto ritmo, il giusto tono. Alla fine lè venuto fuori il mondo di Faglia dal mondo di Corrado e dal mondo di Mario.

 

Si sente vicino a lui, a Faglia?

In un certo senso sì. Il mio lavoro è quello di accorciare le distanze, di essere quanto più possibile io, di apportare me stesso al personaggio che interpreto, altrimenti potrebbe esserci il rischio di creare un'imitazione, che è la cosa che si vorrebbe sempre evitare. Spero di esserci riuscito.

 

Gli opposti si attraggono, si respingono, si guardano con diffidenza e vanno ognuno per la sua strada, o si completano?

Penso che in fondo ci sia molto di quel che si vorrebbe essere nell'altro, nell'opposto c'è quello che forse non si riesce a essere. Secondo me siamo un patchwork di tante cose, e per la maggior parte del tempo proviamo a tenerle separate, a volte ci riusciamo a volte no. Quindi se proprio dovessi scegliere direi che gli opposti si completano, in fondo sono entrambi parte della stessa matrice.