di Linda Avolio

 

Parafrasando il nome dell’ultima creatura nata dal genio di Corrado Guzzanti, che vedremo in esclusiva su Sky Atlantic il mercoledì sera alle 21.10 a partire dal  25 maggio, ci chiediamo: dov’è Cinzia? O meglio, chi è Cinzia? Ce lo racconta Emanuela Fanelli, l’interprete di questo personaggio ruvidamente soft.

 

Domanda obbligata: come è stato lavorare con Corrado Guzzanti?

E’ stato bellissimo! Tra l’altro in un certo senso io con Guzzanti, con i suoi personaggi, con la sua comicità ci sono cresciuta, e non mi riferisco solo alla mia formazione come attrice, ma proprio come persona. E' stato doppiamente un onore, sia per il fatto di aver avuto l'opportunità di recitare con lui, sia per il fatto di aver recitato un testo scritto da lui, con Mattia Torre. Che dire? E’ stato un vero e proprio sogno diventato realtà!

 

Ci parli del suo personaggio, l’energica e ruvida Cinzia.

Cinzia è l’assistente di Faglia, l'impresario del teatro dove si esibisce Bizio, ed è una donna veramente tosta, forse anche un po’ troppo a volte. Ha questa superficie decisamente ruvida, con questo modo di parlare dall’accento marcatamente romano, è anche un po’ coatta se vogliamo, ma la cosa bella di Cinzia è che non è solo questo. Non è classificabile.

 

Una donna da scoprire.

Decisamente. Quando Cinzia entra in scena è un terremoto, è una che se deve insultarti o trattarti con un certo piglio non si fa problemi, fa parte dell’ambiente in cui lavora. Ma ha anche dei lati decisamente più soft, magari non delicati ma soft. E’ stato bello andare a costruire questo personaggio, perché è vero che sulla carta, nelle intenzioni degli autori, i personaggi ci sono e sono fatti in un certo modo, ma è anche vero che poi, quando si va sul set, si cerca sempre di mettere anche qualcosa di proprio non solo nell’interpretazione, ma anche nella caratterizzazione. Ovviamente rimanendo fedeli alle intenzioni degli autori.

 

Sembra molto affezionata a Cinzia.

Sì, è un personaggio che mi sono divertita tantissimo a interpretare, anche perché è molto diversa da me. Volevamo evitare la macchietta, volevamo renderla vera, spero di esserci riuscita, perché se lo merita.

 

Come definirebbe Dov’è Mario?

Geniale. E’ una serie veramente unica nel panorama italiano contemporaneo. E’ divertente, ma non solo. E’ surreale, è grottesca, a volte è quasi esagerata, ma cattura. E' una serie sorprendente, nel senso lettarale del termine.

 

Gli opposti si attraggono, si respingono, si guardano con diffidenza e vanno ognuno per la sua strada, o si completano?

Dipende, a volte si attraggono, a volte si respingono. Per le cose più superficiali, più di facciata, possono anche incontrarsi più che attrarsi, ma quando si tratta di cose più serie, però, penso che gli opposti non possano fare a meno di respingersi, specialmente quando a essere toccate sono le nostre convinzioni più profonde. Penso sia inevitabile, anche se poi è chiaro che l'ideale sarebbe almeno fare uno sforzo per venirsi un po' incontro!

 

Dov’è Mario? è stato presentato anche come una sorta di metafora della situazione attuale dell’Italia: è d’accordo?

Assolutamente. Si parte dalla storia di Mario, dalla sua situazione, ma quello che gli autori hanno cercato di raccontare è qualcosa che sta sotto la superficie, dunque sì, Dov’è Mario? può sicuramente essere visto anche come una metafora. Penso che in fondo parli di tutti noi, è una domanda che ci riguarda tutti, nessuno escluso. Dov'è Mario? è una metafora soprattutto dell'essere umano, a un certo punto ti perdi, tenti di seguire delle strutture che ti sei costruito da solo, aderisci a quelle e ti dimentichi un po' qual è la tua natura. Quindi la domanda è: dove siamo tutti noi?