di Paolo Nizza

 

Non ha mai avuto sorprese fino ad oggi?


Sono le ore 21.00 dell'8 aprile del 1990. ABC trasmette l'episodio pilota di Twin Peaks. Le riprese della puntata, effettuate nei dintorni di Seattle con un tempo da lupi, sono durate ventun giorni. Il budget speso è stato di 4 milioni di dollari. L'episodio è filmato in 35 mm e la fotografia di Ron Garcia esalta ed enfatizza il paesaggio montano e le atmosfere notturne.

L'idea del plot è venuta a David Lynch e Mark Frost (sceneggiatore noto per la serie Hill Street Blues) mentre erano seduti al Duparis, una caffetteria all'angolo tra Laurel e Ventura: "Abbiamo avuto l'immagine di un corpo avviluppato nella plastica, gettato sulla sponda di un lago."

Un flash che si trasfigurerà nella celebre battuta pronunciata da Pete Martel: She's dead. Wrapped in plastic Harry! (È morta. È avvolta nella plastica, Harry!).

"Chi ha ucciso Laura Palmer?" diventa un mantra universale, un'anziana sciroccata e con un pezzo di legno in mano si trasforma nella Log Lady, La signora col ceppo, e quei 120 minuti sono destinati a cambiare per sempre la storia della cultura pop, e non solo.

 

 

 

 

I Gufi non sono quello che sembrano


Una donna orientale allo specchio. Una femme fatale intenta a rifarsi il make up? Forse. Oppure no. Magari, si tratta di un altro tipo di trucco. Josie Packard (la seducente Joan Chen) è immortalata all'inizio del primo episodio. Ci si illude sia la protagonista di Twin Peaks. Invece la piacente vedova ed erede della Segheria Packard restarà in sala d'attesa per molte puntate. Niente è come sembra in questa cittadina immaginaria di 50.201 anime situata nel Nord-Ovest degli Stati Uniti, a uno sputo dalla frontiera canadese. Tutto è passaggio e di passaggio in questa località "immersa in un sogno bellissimo e allo stesso tempo in un terribile incubo." Non a caso il titolo del primo episodio è Northwest Passage. Tutto scorre e sfugge in questa serie, perché Twin Peaks è un luogo dell'anima. E come scriveva Eraclito, "I Confini dell'anima, per quanto tu lontano vada, non li scoprirai neanche se percorri tutte le vie: così abissalmente si dispiega."

E persino l'amore si spezza come il ciondolo a forma di cuore condiviso dai due amanti clandesini. In Twin Peaks ci si può innamorare (Falling in Love), ma spesso e volentieri si precipita in un abisso senza fine.

 

 

 

 

Il servizio in camera 24 ore su 24 è una delle grandi conquiste della civiltà


"Non ho mai visto tanti alberi". Con queste parole l'agente dell'FBI Dale Cooper battezza il suo arrivo nella contea dove è stata assassinata Laura Palmer. Il personaggio interpretato da Kyle MacLachlan è un ineffabile Dottor "Divago" dal capello laccato e dall'abito scuro con cravatta d'ordinanza. Amante del caffé, in special modo quello dannatamente buono, servito al Great Northern Hotel, l'agente Cooper tornerà anche nella terza stagione della serie, che verrà trasmessa in esclusiva da Sky Atlantic.

D'altronde Twin Peaks è  l'agente Cooper. Un uomo capace di estrarre con malcelato sadismo dalle unghie delle vittime alcune lettere dell'alfabeto e di andare in estasi per una focaccia imburrata con sciroppo d'acero e una fetta di prosciutto appena scaldata. Un federale di religione Unitarianista-Buddhista pronto a usare riti divinatori tibetani per scoprire gli indizi, ma capace di parole più dolci dello zucchero per una cittadina in cui soffia il vento della follia: "La morte di Laura Palmer  ha profondamente scosso tutti, uomini, donne, bambini, perché la vita ha un senso qui, ogni vita. Ci sono valori che credevo scomparsi, ma mi sbagliavo, li ho ritrovati a Twin Peaks "

 

 

 

 

I segreti sono pericolosi, Audrey


"Twin Peaks è una sorta di Harem dove hanno sempre tutti voglia di scopare". Così il critico cinematografico francese Serge Daney recensiva la serie sul primo numero della rivista trimestrale Trafic. Si sa, dove c'è Thanatos c'è Eros. Sicchè sesso e morte ballano tra spruzzi di jazz, schiocchi di dita e un contrabbasso pizzicato sulle note dell'Audrey's Dance. Compendio freudiano di pulsioni e rimozioni, ancella del desiderio negato, Audrey è la figlia del ricco imprenditore Benjamin Horn. Dal celebre cambio di scarpa (da antologia del modo fetish mainstream) al talento di saper annodare un gambo di ciliegia usando la sola lingua, il personaggio interpretato da Sherilyn Fenn è una sorta di American Beauty del piccolo schermo. La vergine concupita dal drago, innamorata del cavaliere e salvata, forse, dal principe, pronta a sussurarti nell'orecchio "Mettimi alla prova, non ti deluderò."

E  Cooper, da buon agente dell'FBI, potrebbe risponderle. "Nel grande disegno le donne sono state dipinte con pennelli diversi."

 

 

 

 

Il fuoco è come il diavolo celato come un codardo nel fumo


Fire walk with Me. Fuoco cammina con me. Basta un nano vestito di rosso con stivaletti marroni da cowboy avido di Garmonbozia perché Twin Peaks si trasformi in un inferno. Dal rassicurante RR Dinner alla Red Room, il passo è breve. Perché il male abita qui, fra i tronchi della segheria Packar e l'acqua delle Snoqualmie Falls.

Le cime delle vette gemelle di Twin Peaks eruttano mostri. Il male puo essere molto banale, chiamarsi semplicemebte Bob, sembrare un vecchio Hippy, e sognare di catturare il mondo con il suo sacco mortale.

La natura, come spesso accade in Lynch, sembra morta, ma è solo svenuta. E nascosto tra i boschi, fra le ombre della notte e le colltri di nebbia, si cela l'ennesimo Boogey Man in procinto di ghermire l'agnello sacrificale.

Crudeltà umane e inumane si intrecciano mentre il vento agita i rami degli alberi. Nessuno è davvero innocente in questa serie, e non basta l'apparizione di un gigante per scacciare i demoni. Baudelaire direbbe: "Il Diavolo regge i fili che ci muovono! Gli oggetti ripugnanti ci affascinano."

 

 

 

 

 

Ora vedrete cosa la vita ci insegna.

Sia che lo abbiate già visto, sia che vi avvicinate per la prima volta a questa serie, la visione di Twin Peaks è un'esperienza che non somiglia a nient'altro.

Un'opera capace di generare una catena americana di ristoranti, dove cameriere pettorute in camicia di flanella a quadri rossi e neri e hot pants servono hamburger e birra gelata ad avventori allupati, ma pure di ispirare una canzone di Marilyn Manson o di guadagnarsi un cameo nella serie dei Simpson.

Tutto quel florilegio di campi lunghi, l'uso geniale della colonna sonora, le scene di pianto lunghe come mai si era visto in precedenza, il mash up tra Hitchcock e Beautiful, tra il noir e la soap opera, gli omaggi alla Gene Tienrmey di Vertigina e alla torta di ciliege, l'ironia fulminante di certi botta e risposta gonfi di assurda tautologia ("Chi è la donna con il ceppo'?"; "La chiamano La Signora-Ceppo"), le parole degli attori recitate all'incontrario e poi montate nell'ordine corretto rendono la serie incredibile, bizzarra  e affascinante quanto un cavallo che compare in una camera. Per cui godetevi senza porvi troppe domande, ma con il piacere con cui si gusta un buon caffè caldo e molto zuccherato questo capolavoro per il piccolo schermo.

Perché per usare le parole di David Lynch" Apprezzo l'accessibilità della televisione. La gente è a casa sua, nessuno che disturba, è la migliore condizione per entrare nel sogno."

Quindi: benvenuti a Twin Peaks.