Gomorra, seconda stagione: pensieri da boss e cuore di padre per Ciro

Dal 10 maggio alle 21.10, il martedì sera di Sky Atlantic è dedicato alla seconda stagione di Gomorra. Tra i protagonisti della serie cult c'è l'Immortale Ciro Di Marzio, interpretato da un superlativo Marco D'Amore. Il suo ruolo è forse quello più rivoluzionato in questa seconda stagione: lo abbiamo intervistato

di Fabrizio Basso
(inviato a Roma)



E' il personaggio chiave di Gomorra - La serie. E' il mediatore, il killer, il papà, il marito, il persecutore, lo stratega...insomma tutto quello che di male può contenere un corpo, Ciro Di Marzio lo ha. E a fare da cuscinetto tra una raffica e una minaccia c'è lo sguardo dolce di un padre e di un marito che più vede il suo potere crescere più teme vendette trasversali. Marco D'Amore è l'attore simbolo della seconda stagione di Gomorra, così come lo è stato per la prima serie. Non per niente il suo soprannome è "l'Immortale".

 

 

Solo che ora è più svincolato e più indipendente, non è più il braccio destro di Don Pietro Savastano. Ora segue un suo percorso... Lo abbiamo intervisato, mentre ogni martedì sera alle ore 21.10 su Sky Atlantic HD a partire dal 10 maggio possiamo vedere i nuovi episodi del cult targato Sky.



Marco D'Amore cosa ci anticipa?
Poco, perché Gomorra va vista.

Un mini prontuario?

Per tutti i protagonisti si aprono voragini che raccontano di vite fatte di tragedie, disilliusioni, un percorso che sempre di più si fa macabro.

Vale anche per il suo Ciro Di Marzio?
Io per la prima volta faccio i conti con me stesso e mi interrogo sulle mie scelte.

Risultato?
Non c’è redenzione né fuga.

In più momenti è preoccupato per sua figlia e sua moglie: teme attentati, vendette.
I camorristi hanno una percezione altissima del proprio nucleo famigliare. Un camorrista alla propria figlia e alla propria moglie dona una rapporto sanguigno e viscerale. E sa che più ci si avvicina al potere più il rischio che qualcosa di brutto possa accadere è alto.

La seconda stagione di Gomorra approfondisce l'aspetto psicologico dei suoi eroi negativi.
E' vero, è come essere di fronte a un grande affresco: di getto lo guardi da lontano, poi vuoi vedere le pennellate. La prima stagione era il recinto, lo spazio e luoghi, ora con la lente di ingrandimento escono i personaggi.

Lo sa che a Napoli hanno fatto la statuina del presepe a sua immagine?
Ne sono felice e fiero anche perché ho sempre guardato a quegli artigiani con rispetto. Lo ho saputo dai miei parenti.

Con gli altri del cast siete amici anche nella vita, vero?
Facciamo squadra, ci frequentiamo.

Voi comandate sul set, ma le donne comandano nella vita reale?
Ovvio che nella vita ci comandano le donne, le tappe quotidiane sono scandite dalla volontà delle nostre signore. E' anche giusto, visto che per motivi di lavoro spesso subiscono la nostra lontananza.

La puntata più imperdibile delle altre?
Le prime due puntate sono il metro di misura per capire cosa accadrà, sono il punto di non ritorno. Da quel momento tutto cambia.

Su quali altri fronti è impegnato?
Brutti e cattivi con Claudio Santamaria e Sara Serraiocco, l'opera prima di Cosimo Gomez.

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