di Fabrizio Basso

Tutto è pronto per Vynil, la serie prodotta da Martin Scorsese e Mick Jagger che ci accompagna nel mondo della musica degli anni Settanta. Arriva in Italia in contemporanea con gli Stati Uniti su Sky Atlantic a partire da lunedì 15 febbraio alle ore 3.00 e 21.10, e proseguirà ogni lunedì con due episodi a sera (il primo in italiano e il secondo, nuovo, in lingua originale sottotitolato), disponibile anche su Sky On Demand. Per prepararci a dovere, il canale 111, dal 6 al 15 febbraio diventa Sky Atlantic Rocks!, un canale interamente dedicato a quella irripetibile stagione. Per parlare dei Seventies e del nuovo album dei Marlene Kuntz Lunga Attesa intervistiamo Cristiano Godano, tra i protagonisti della serata live del 14 febbraio ai Magazzini Generali di Milano.

Cristiano Godano è pronto per il live di San Valentino?
Direi di sì, non so ancora i dettagli della serata ma sono pronto.
Cosa proporrà?
Perfect Day di Lou Reed.
Perché?
Lo ho già fatto dal vivo con Giancarlo Onorato. Ho chiesto agli altri ragazzi che parteciperanno alla serata se sono d’accordo e non ho trovato resistenza. E' un pezzo lieve ma forte.
Cosa ricorda dei Seventies?
Gli anni Settanta rappresentano il mio amore esclusivo per Neil Young. I Seventies sono per me lui e i suoi capolavori: After the Gold Rush, Harvest, Comes a time, On the beach, tutti mi hanno forgiato.
Perché quel decennio sta tornando così prepotentemente?
Credo faccia parte dei corsi e ricorsi, i saccheggi sono periodici in ogni epoca, adesso è il momento degli anni Settanta…e lì idee ce ne sono da pescare!
Quest'anno debuttate al cinema.
Per i vent'anni di Catartica il 17 febbraio arriva al cinema Marlene Kuntz: Complimenti per la festa. Racconta la nostra storia e sarà proiettato in alcune sale del circuito The Space Cinema. Venticinque anni di storia mostrati in modo inedito, quasi intimo.
Eccoci a Lunga Attesa: testi assai crudi, caustici.
Ripensando ad alcuni testi ci aggiungo anche un po’ incazzatello. Quando arrivano certe musiche i testi vanno adattati: sono ringhiose, rock, aggressive e le parole devono assecondare l'impeto. Niente di nuovo, La Noia sono così, La città dormitorio è caustico e ringhioso, Fecondità è solo caustico ma molto diretto e senza peli sulla lingua.
Ci sono momenti più lievi?
Il sole è la libertà, Un attimo divino e Un po’ di requie sono al nostro orecchio le meno violente.
E' un disco rock?
Non so, oggi rock vuol dire tutto e niente. Preparandoci, un anno e mezzo, fa per il ventennale di Catartica ci siamo trovati con pezzi suonati e pensati quando avevamo vent’anni di meno. C’era molta pressione in studio e anche se è insonorizzato si sente la potenza ma non eravamo impauriti. Non era faticoso tornare in sala prove e dunque siamo entrati nel processo creativo di continuare a spingere, siamo andati in quella direzione con una certa determinazione.
Catartica resta per voi la svolta.
All'epoca l’oggetto disco era un traguardo, non era scontato farlo. Oggi mio figlio avrebbe più strumenti di me. Con Catartica abbiamo iniziato a darci dentro senza sapere dove saremmo arrivati. Fino a 5, 6 anni fa alla domanda "progetti futuri?" chiedevo di fare il musicista rock, ora sono quasi certo di esserci riuscito.
Dove trova la creatività?
Va sollecitata più che attesa, e bisogna essere capaci di attendere la sollecitazione giusta. Poi le parole vestiranno le musiche. La creatività è un percorso esistenziale.
L’ispirazione c'è sempre?
Quando non è immediata la favorisco confrontandomi con altre opere d’arte: leggo poesie, romanzi, saggi, vedo un film, ascolto buona musica. So che prima o poi qualcosa arriva.
Le aspettative sono sempre tante quando si parla dei Marlene Kuntz. Non fa eccezione Lunga Attesa.
Su di noi grava una doppia responsabilità: ci si aspettano ottime musiche e ottimi testi. Il suono di Lunga Attesa è nuovo anche se non sembra, dal vivo renderà molto bene.
Le critiche non vi risparmiano.
Siamo sempre complessi e menosi per il mondo là fuori, ci siamo abituati. Ripeto, la ricetta è vecchia ma il sound è nuovo. L'ultimo dei Pearl Jam era chitarra, basso e batteria: a noi è piaciuto, ai loro fan non troppo. Non ci frega essere cool, ci piace fare musica buona.
Ciò conferma la solidità dei Marlene Kuntz.
La nostra vita conta almeno 1600 concerti insieme. Abbiamo condiviso più minuti della nostra esistenza, anche più che con i famigliari. E comunque dopo 25 anni di carriera non è automatico avere voglia di andare sempre avanti con l’entusiasmo della prima volta con la voglia di rimettere le mani a un pezzo. Ma continueremo a fare buona musica.