di Camilla Sernagiotto



Sergio Carnevale è l’anima della band che sarà protagonista di Vinyl Talk non solo perché tecnicamente è l’anima ritmica, come ogni batterista che si rispetti, ma anche perché la sua voglia di aggregare musicisti è il carburante che da ormai un decennio fa andare avanti questa sua Superband, ossia il side project musicale che lo vede impegnato assieme a Federico Poggipollini e Marco Castellani in primis.


Oltre a questi tre ossi duri del rock ci sono tanti altri musicisti-satellite che gravitano attorno a loro, riunitisi in occasione del rockumentary Vinyl Talk in onda su Sky Atlantic Rocks, Sky Arte e Sky Atlantic. In attesa della serie HBO Vinyl, in onda da lunedì 15 febbraio alle ore 3.00 e 21.10, poi tutti i lunedì su Sky Atlantic HD con doppio episodio, ecco cosa ci ha raccontato il batterista dei Bluvertigo e della Superband targata Vinyl Talk.



Cosa si aspetta dalla serie HBO Vinyl?
Mi aspetto moltissimo. Non vedo l’ora di vederla, tratta del periodo storico più figo ambientato a New York. Come musicista sono stato molto influenzato dalla fine degli anni Settanta. Inoltre adoro Scorsese e le serie televisive, quindi da Vinyl mi aspetto parecchio.

Quali sono le serie televisive che più hanno fatto breccia nel suo cuore da spettatore seriale?
Ultimamente mi sono piaciute molto Black Mirror e Fargo. Se prima ho citato Scorsese come cineasta che apprezzo non posso che fare lo stesso con i fratelli Coen.

Cosa si aspetta da Vinyl Talk?
Mi aspetto tanto. Sono soddisfatto perché questa è la Superband che ho messo in piedi ormai dieci anni fa. Mi è sempre piaciuta l’idea di aggregare i miei amici, i miei colleghi musicisti, suonare pezzi altrui, fare cover e vivere esperienze diverse. È un’esperienza sempre differente a seconda di chi c’è, di quali artisti partecipano. Mi diverto sempre moltissimo e si crea un’atmosfera eccezionale.

Aveva mai partecipato a un rockumentary?
No, non mi era ancora capitato.

Come le hanno proposto di partecipare?
A Milano ho un locale, lo ZOG, frequentato da musicisti, artisti, gente dello spettacolo e della televisione. Chi passa da Milano, dai Negramaro ai Planet Funk, va allo ZOG per bere qualcosa, magari per suonare assieme. È un punto di riferimento e lo è stato anche per organizzare Vinyl Talk.

Cosa ne pensa dei tuoi colleghi che hanno preso parte al progetto assieme a lei?
Fede (Federico Poggipollini, chitarrista di Ligabue ndr) e io suoniamo assieme da dieci anni e c’è molto feeling, siamo affiatatissimi. Con Garrincha (Marco Castellani, batterista de Le Vibrazioni, ndr) questo è già il terzo giro. Siamo innanzitutto amici e ci stimiamo molto sia dal lato personale sia sul piano professionale.

Come sono andate le riprese?
Sono andate bene fin dall'inizio. L’atmosfera era bellissima, l’intesa tra noi musicisti davvero profonda.

Ci racconta un aneddoto divertente successo durante il backstage?
Oggi Alex (Alex Uhlmann dei Planet Funk, ndr) ci ha raccontato che anni fa a Londra ha fatto qualsiasi lavoro per mantenersi così da poter suonare la propria musica. Tra i più bizzarri, c’è stato anche l’uomo-pollo: era travestito da pollo e dava per strada i volantini di un fast-food specializzato in pollo fritto. Abbiamo riso parecchio immaginandocelo travestito da polletto.

Un suo mito musicale americano degli anni in cui è ambientata la serie Vinyl?
Senza dubbio David Byrne. Sono stato influenzato soprattutto dalla scena anni Ottanta, dalla scia finale degli anni Settanta.

E qualche nome italiano targato anni Settanta?
Franco Battiato. È davvero unico: visionario, sperimentale, soprattutto all’inizio. Poi è diventato anche pop. Lui è uno dei capisaldi del mio background.

Un’ipotetica serie made in Italy sulla scena musicale italiana anni Settanta da chi potrebbe essere prodotta? Al posto di Mick Jagger e Martin Scorsese chi ci vedrebbe?
Musicalmente Battiato o qualcuno che abbia vissuto la musica come lui. Come regista, ci vedrei bene Bertolucci. Fellini sarebbe stato troppo onirico.