di Camilla Sernagiotto

Lo strumento che la tua mano da adolescente indica al commesso del primo negozio di dischi di cui varchi la soglia è una sorta di cartina di tornasole di ciò che hai dentro. E se il povero commesso di cui sopra, inerpicatosi in vetrina tra amplificatori Marshall e ogni leccornia per rockhaolic, è costretto a scalare tutte le batterie e le chitarre esposte per andare a prenderti l’ultimo basso in fondo, quello nell’angolo, un po' in penombra, ciò significa che il tuo io non è l’ego né di un esibizionista né, dunque, di un frontman. Sei un bassista. Ma lungi da te pensare che ciò significhi essere un fanalino di coda perché, da che rock è rock, il basso è la vera anima di qualunque canzone.

 

Lo sa bene Marco Castellani, meglio conosciuto dai colleghi e dai fan con lo pseudonimo di Garrincha. Fuoriclasse del basso proprio come Manoel Francisco dos Santos detto Garrincha lo era in campo di (e da) calcio per la sua incommensurabile maestria del dribbling, Marco Castellani è noto ai più come uno dei pilastri della band Le Vibrazioni ma in tantissimi lo conoscono bene anche per il suo progetto parallelo che va sotto il nome di Octopuss (nessun errore di digitazione: ci vanno le due “s”, parola del Garrincha in persona).


Con questo trio di fanatici del Rock con la “R” maiuscola, Marco Castellani sta spopolando proprio presso il popolo più popoloso del globo terracqueo: i cinesi. Appena rientrato dal tour made in China con il quale ha portato da Pechino a Shanghai la musica degli Octopuss, tentacolare di nome e di fatto, il bassista che si divide tra Le Vibrazioni e questo nuovo gruppo è pronto a farsi in quattro (anzi: in tre) per prestare le sue dita magiche anche alla Superband formata da Sergio Carnevale dei Bluvertigo e Federico Poggipollini.

 

Questo il nucleo principale che da circa un decennio suona assieme in live sui generis e sempre spettacolari (nel 2013 li abbiamo avuti anche sul palco della settima edizione di X Factor): Carnevale, Poggipollini e Castellani sono i Fantastici Tre del Rock all’italiana ai quali ogni volta si affiancano nomi altisonanti delle sette note tricolori.
Blasonatissimi sono appunto i vari Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Andrea Mariano dei Negramaro, Gianluca De Rubertis de Il Genio, Alex Uhlmann dei Planet Funk, Roberto Dell'Era degli Afterhours e i tanti, tantissimi altri VIP che vedremo in Vinyl Talk, il rockumentary in onda in cinque imperdibili puntate su Sky Atlantic Rocks!, Sky Atlantic e Sky Arte in cui seguiremo questa Superband fino al concerto finale, in diretta dai Magazzini Generali di Milano.

 

Tanti VIP (acronimo che stavolta sta per Very Important Performer) su uno stesso palco, stipati nella medesima sala prove, affiatati come solo chi ha musica che scorre nelle vene sa essere.
Tra un ciak e una prova, tra un assolo e un check sound, abbiamo chiacchierato con Marco Castellani per sapere come sta vivendo questa ennesima avventura musicale nonché l’attesa della serie HBO Vinyl, in onda da lunedì 15 febbraio alle ore 3.00 e 21.10, poi tutti i lunedì su Sky Atlantic HD con due episodi.



Cosa si aspetta dalla serie HBO Vinyl?
Mi aspetto parecchio, diciamo che la soglia delle aspettative si è alzata non poco dato che i temi trattati sono a me molto cari. L’immaginario, l’atmosfera e la scena in generale degli anni Settanta sono stati per Le Vibrazioni fonti d’ispirazione: dall’abbigliamento ai colori, dall’estetica al design…

So che è un buongustaio di serie televisive.
Ho divorato I Soprano, Breaking Bad e Fargo. Adoro Fargo; la ricerca del dettaglio, il racconto breve che crea aspettativa per la fase successiva… Ad oggi le serie mi stimolano più del cinema. Mi piacciono perché durano molto.

Cosa si aspetta da Vinyl Talk?
Mi aspetto molto. Innanzitutto di divertirmi. Con Sergio e Fede (Carnevale e Poggipollini, ndr) mi diverto molto. Con loro suoniamo spesso in occasioni speciali e tutte le volte è una festa. Stavolta, oltre all’affiatamento e al divertimento assicurato, c’è anche questo contesto che sarà senza dubbio indimenticabile.

Ha mai partecipato prima d’ora a un rockumentary?
Visto da questa angolazione, no. Però assieme a Le Vibrazioni qualcosa del genere l’abbiamo fatto; eppure stavolta è diverso dal making off di un album: in studio di registrazione ci sono quasi sempre le telecamere ma per noi non è mai la priorità, nel senso che tu sei lì a fare il tuo lavoro e le telecamere lo documentano ma la presenza di queste non influisce su ciò che stai facendo. Stavolta invece la priorità è proprio la telecamera, lo spettatore.

Cosa vorrebbe che arrivasse allo spettatore?
Il fatto che ci divertiamo e che lo facciamo con un’enorme passione.

Come le è stato proposto di partecipare?
Con Sergio e Federico collaboriamo da tempo sotto lo pseudonimo di Superband. È una cosa tra amici e non suoniamo nei locali ma in occasioni più gratificanti, ad esempio siamo stati ospiti a X Factor.

Com’è stata quella esperienza?
Bella e gratificante. Inoltre sono rimasto colpito dalla serietà con cui viene curato X Factor: ogni cosa viene fatta pensando ai singoli, a tutti quelli che devono salire sul palco.

Ci dica qualcosa dei suoi colleghi che hanno preso parte al progetto assieme a lei.
Ci saranno diversi cantanti e musicisti che ci affiancheranno. Sono tutti amici ed è bellissimo ritrovarsi perché tutti arrivano da lontano, da città diverse. È un po’ un ritorno al vecchio concetto della piazza, che per noi è la sala prove. Con loro mi sento a casa perché capiscono il mio stile di vita dato che è anche il loro. In più è bello in un mondo in cui ormai ci si incontra soprattutto virtualmente avere invece l’occasione di farlo fisicamente, per suonare assieme.

Come sono andate le riprese?
Molto bene. Anche sul versante dei tecnici ci conoscevamo da tempo, perfino i ragazzi della troupe sono vecchie conoscenze. Anche grazie a questo, l’atmosfera è stata ottima.

Le capita ancora di provare ansia di prestazione prima di una performance?
Purtroppo no. Dico purtroppo perché quella era una sensazione intensa che mi manca molto. Ora però non mi accompagna più, sarà perché ho più consapevolezza e meno timore che possa andare male: se va male o se va bene dipende in realtà da come la vivi. Ho meno paura di non godere al massimo delle fortunate opportunità che la vita mi ha concesso. Un tempo avevo l’ansia di non riuscire a godermi appieno tutto questo. La sofferenza è una gran bella medicina.

Nemmeno in Cina ha avuto attimi di ansia?
È strano perché in grossi festival con tantissime persone davanti non avevo assolutamente problemi mentre magari nel locale più piccolo davanti a una quarantina di persone mi prendeva un po’ di tensione che non riuscivo davvero a comprendere. Forse perché stavo esportando la mia musica (ride, ndr). Effettivamente anche in questo caso, nel caso di Vinyl Talk, un po’ di tensione c’è e credo sia perché suoniamo cover, pezzi di altri. Non sono abituato a suonare canzoni altrui sul palco. È strano perché devi pensare molto più intensamente a quello che stai facendo, devi interpretare.

Un suo mito musicale americano degli anni in cui è ambientata Vinyl?
Frank Zappa, Elvis, poi Psichedelia in generale. I Doors non tanto. Posso anche dirtene qualcuno britannico? Beh, Who sicuramente. E Jimi Hendrix, che era sì americano ma il successo ce l’ha avuto a Londra. E poi David Bowie.

E un suo mito nostrano, sempre del decennio dei Settanta?
Sono sempre stato molto influenzato dai New Trolls nel senso che mio padre era un loro fan e io potevo ascoltare tutti i loro dischi che avevo in casa. Hanno sonorità molto simili a Le Vibrazioni. Mi hanno influenzato anche i Camaleonti, i Nuovi Angeli, i Pooh, gli Area e la PFM.

Quali sono i suoi progetti musicali imminenti?
Con la mia band Octopuss stiamo battendo tanto l’estero, l’Asia in particolare. Siamo appena tornati da un tour in Cina, più di quaranta date! Ho riscoperto l’Asia, i cinesi sono favolosi, quel loro spirito di aggregazione che qui da noi ormai si è perso… Tengo moltissimo anche a questo progetto della Superband con Sergio e Federico. Amo partecipare a progetti particolari, originali.

Tre motivi per non perdere nemmeno un secondo di Vinyl Talk.
Vedere musica suonata da musicisti professionisti che ancora lo fanno con quella passione che avevano da ragazzini è già un motivo validissimo. Se poi tiriamo in ballo anche il nome di Mick Jagger, produttore della serie Vinyl, i motivi diventano ancora più validi.

Vinyl è prodotto da Martin Scorsese e Mick Jagger. Un’ipotetica serie made in Italy sulla scena musicale italiana anni Settanta chi potrebbe avere come produttori?
Mi viene in mente innanzitutto Red Ronnie. E poi Morgan. Musicisti preparati, cultori della musica che hanno una conoscenza approfondita della storia musicale del passato.