di Fabrizio Basso

Ci siamo quasi. Finalmente arriva in Italia, in contemporanea con gli Stati Uniti, Vinyl , la serie tv firmata da Martin Scorsese e Mick Jagger. Lo show andrà in onda su Sky Atlantic da lunedì 15 febbraio alle ore 3.00 (in replica alle )21.10, e poi proseguirà  tutti i lunedì con due episodi a sera (il primo in italiano, a partire dal 22 febbraio, e il secondo, nuovo, in lingua originale con i sottotitoli), disponibile anche su Sky On Demand. Per entrare nel clima dei Seventies il canale 111 dal 6 al 15 febbraio diventa Sky Atlantic Rocks!, un canale interamente dedicato a quella irripetibile stagione. Ne parliamo con Violante Placido, tra i protagonisti della marcia di avvicinamento a Vinyl e di Vinyl Talk.

Violante che rapporto ha con i vinili?
Purtroppo non ne ho a casa, sono molto caotica e disordinata, non riesco a tenere ordinate la cose. Poi ho appena traslocato.
E' nella squadra di Vinyl Talk, il viaggio musicale in quel decennio in compagnia di musicisti italiani che fa parte della programmazione di Sky Atlantic Rocks.
Mi ha coinvolto Sergio Carnevale dei Bluvertigo, con lui c'è già un precedente. Sono felice di tornare stavolta con lui e tutti gli altri musicisti coinvolti. E' un repertorio diverso che diverte e coinvolge.
Anni Sessanta, Ottanta, Novanta...i Settanta di Vinyl: ogni decennio pare epocale.
Ho pensato che nell'arco di un secolo non si possono ripetere momenti straordinari ogni decennio. Ciò non toglie che i Seventies siano speciali.
Perché?
Si respirano quella energia e quei momenti che per una serie di circostanze, per situazioni sociali ed economiche fanno scatenare l'esigenza di dire prepotentemente qualcosa.
Cosa fa la differenza?
Bisogna rigenerarsi, talvolta bisogna fare terra bruciata per ripartire.
Nostalgia?
Non so, ma di certo mi sarebbe piaciuto esserci, vivere in quel periodo e contaminarmi con quell’energia. Quando vivi il presente non lo vedi con obiettività, dopo è sempre più bello.
Cosa la affascina?
Una parte di New York. Quella con Patty Smith, la Factory di Andy Wharol, il Chelsa Hotel, Jimi Hendrix. Se manco a lungo vado in astinenza da New York, lì respiri ventate di energia meravigliose.
Artisticamente cosa fa la differenza?
Tanto. Cito la contaminazione tra arte e musica. Qui siamo in Italia e qui è diverso: David Bowie non sarebbe uscito. Patty Pravo è emersa perché ha osato di più. Poi New York è anche John Lennon solista, lo adoro.
Un italiano?
Il nostro Lucio Battisti è in alto e ancora di più.
In Vinyl Talk farà Femme fatale dei Velvet Underground.
Bella la sfida di salire sul palco, quelle sonorità mi piacciono moltissmo.
Si sente femme fatale?
Ma no. La canzone tempo fa me la suggerì Mauro Ermanno Giovanardi e io ho iniziato a cantarla. Sergio Carnevale me la ha riproposta. Aggiungo che lavorare su qualcosa che già conosci tranquillizza. Mi piace, mi piacciono i Velvet Underground, vedo Andy Wharol e la storia della canzone: è lui il burattinaio, il vero manipolatore.
Insomma una lettura cruda.
Le dico solo che io inizio con Jack Frusciante. Si ricorda cosa fece?
Certo. Uscì dal gruppo.
Appunto. Con coraggio e onestà intellettuale fuori dal gruppo.