di Linda Avolio e Fabrizio Basso

Sarà già su Marte con i suoi ragni, mister Ziggy Stardust. Perché lì, nelle "bizzarrie spaziali", è sempre stato bene. Sorprendendoci, come sue costume, David Bowie se ne è anadato tra il tramonto e l'alba di domenica 10 gennaio, due giorni dopo il suo 69mo compleanno, giorno scelto per l'uscita mondiale di Blackstar (★), il suo ultimo album, il suo testamento musicale, che abbiamo potuto apprezzare, seppure in piccolissima parte, nella serie The Last Panthers, di cui Bowie aveva appunto firmato la sigla. A dare la notizia sono stati gli account social della rockstar:

 

 

Vera e propria leggenda del rock, il Duca Bianco se ne va dopo 50 anni di sperimentazioni e rivoluzioni musicali. Sempre se stesso, eppure sempre diverso, Bowie ha spaziato tra diversi generi, dal rock al folk acustico, dal glam rock all’elettronica e al soul, senza paura, diventando fonte di ispirazione per intere generazioni di artisti.

 

Androgino a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, quando quella parola si pensava fosse legata solo alla mitologia. Ha rotti gli schemi del rock già col suo secondo album del 1969, Space Oddity, per poi dilaniare ogni schema musicale con quello, che 44 anni dopo, resta uno degli album più belli, magici, stranianti di sempre, The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars.

 

Canzoni come Starman, Heroes e Life on Mars sono leggenda. Ha sperimentato per una vita, David Robert Jones, questo il vero nome, è in ogni anfratto dell'arte, dalla pittura alla fotografia, dal cinema alle arti visive, fino alla musica, che lo ha incoronato Duca Bianco e che lo ha visto, lo vede, anno dopo anno sempre ai primi posti nelle classifiche degli artisti più influenti di sempre.

 

Mancava dal palco dal 2006, e ci era salito per una serata benefica, ma proprio due settimane fa, forse perché presago che lo attendeva un viaggio senza ritorno verso Marte, ha annunciato il ritiro, la rinuncia da ogni forma di arte. Contemporaneamente a Blackstar (★) è arrivato il nuovo video Lazarus in cui il Duca Bianco appare come l'amico di Gesù che avvolto dalle bende risorge dalla morte.

 

Non ha bisogno, Bowie, di risorgere perché ha vissuto, con la sua musica, nell'immortalità e in quel pianeta non servono miracoli perché dove ci sono genio e poesia non esiste la parola fine.