Mercoledì 2 dicembre su Sky Atlantic parte la serie tv tedesca Deutschland 83, ambientata agli inizi degli anni ’80 tra la Germania Est e Ovest. Piena di riferimenti alla cultura pop dell’epoca, ha una colonna sonora che spazia dagli Eurythmics ai New Order. Chi in quell’epoca si apprestava a diventare leggenda era Joey Tempest con i suoi Europe. Che, a distanza di oltre trent’anni, è ancora in giro a fare musica, come dimostra l’album uscito nel 2015, War of Kings. Abbiamo parlato con lui delle ultime imprese della band svedese, ma anche di chi è rimasto dal decennio di Deutschland 83. Ecco l'intervista.

 

Com’è possibile dopo tutto questo tempo continuare a essere gli Europe senza essere “i soliti vecchi Europe”?

Bella domanda! [ride] Penso che il segreto stia nel fatto che ci divertiamo a suonare. E cambiamo in continuazione, provando con nuovi studi di registrazione, nuovi produttori, nuovi suoni. Se facessimo sempre la stessa roba, probabilmente dopo un po’ ci annoieremmo.

 

Hai dichiarato che War of Kings è il disco che avreste sempre voluto fare: come mai e come mai solo ora?

Solo ora possiamo fare un disco di questo tipo. All’epoca in cui siamo esplosi c’erano altre dinamiche in ballo.

 

Adesso avete più libertà?

Sicuramente. Anche se ci siamo sempre comportati da underdog, da outsider, anche quando negli anni ’80 eravamo tra le band più importanti. Nonostante il successo, ci siamo sempre rimessi in gioco, disco dopo disco.

 

Visto che ora siete impegnati sul palco, come suona War of Kings dal vivo?

Benissimo! Come pezzi funzionano soprattutto Praise You, The Second Day e la title track. Il pubblico sta già imparando ad amarle.

 

Ma suonate anche i vecchi successi degli anni ’80?

Certamente, cose tipo The Final Countdown, Carrie, Superstitious… si accompagnano molto bene ai nuovi brani.

 

Come mai pensi che di recente gli anni ’80 siano tornati di moda? 

Non lo so esattamente, noi c’eravamo e abbiamo contribuito a creare quel suono, ma con il senno di poi penso che i dischi fossero sovraprodotti. Penso che oggi più che altro si prenda il meglio dell’epoca e ci si dimentichi del peggio, il che non è un male. Ma c’è anche da dire che era il segno dell’epoca: giravano molti soldi e i musicisti volevano produzioni costose… è emblematico.

 

Cosa pensi allora che si sia salvato?

Non so… tu che ne dici?

 

Ci sono molti dischi metal dell’epoca che non sono invecchiati, forse proprio perché non erano così sovraprodotti…

Hai perfettamente ragione! È uscito tantissimo buon metal all’epoca. E poi penso che siano sopravvisuti alla prova del tempo, e lo dimostra il fatto che sono ancora in giro in splendida forma, band come i Depeche Mode e i Cure. E anche gli U2. Loro sì che non hanno perso il grip