Giovanni Mari, 53 anni, è uno psicoterapeuta molto stimato nella città in cui vive e lavora, Roma. È un uomo affascinante, dallo sguardo profondo, un po’ appesantito dall’età. Al termine della prima stagione era combattuto tra la scelta di proseguire o meno l’esercizio della sua professione e alle prese con una complicata e sofferta separazione dalla moglie. Ora, a separazione avvenuta, Giovanni vive in una casa nuova, dove si è trasferito evidentemente da poco: un piccolo appartamento di città che usa anche come studio per ricevere i suoi pazienti.

 

Il suo rapporto con Anna (Licia Maglietta, sua psicanalista) è rimasto conflittuale e teso, ma incentrato stavolta sull'urgenza di affrontare l'apertura del procedimento per negligenza professionale ai suoi danni avviato dal padre di Dario, il paziente morto nella prima stagione.

 

Ad Anna viene richiesto di scrivere una perizia professionale sullo svolgimento della terapia di Giovanni, che lotta col pensiero di essere responsabile della morte del paziente. Appare però evidente, che nell’azione in cui ha perso la vita l’ex poliziotto, vi fosse una volontà suicida.

 

Tormentato dalle circostanze che si trova a vivere - la separazione, il rapporto coi figli e le difficoltà coi nuovi pazienti - in questa stagione Giovanni è sollecitato da Anna a ripensare e a ripartire dalla domanda fondante rivoltagli da lei all'inizio della prima stagione: perché è tornato da lei? All’inizio, Giovanni sembra non avere la forza di ammettere apertamente che è lì per chiederle di produrre la perizia; minimizza, addossando al suo avvocato l’esigenza di chiedere ad Anna una testimonianza professionale a suo favore. Sembra non aver paura di poter essere sospeso e finire la sua carriera di terapeuta, né ha la forza di chiedere ad Anna aiuto per la crisi che sta attraversando, e continua ad essere combattuto sulla scelta di proseguire la sua terapia.

 

in treatment: la playlist