di Camilla Sernagiotto

Il piccolo schermo è diventato il quaderno ideale delle grandi firme abituate a disegnare mondi fantastici su quello grande. Ma non solo: la televisione si è trasformata anche in pentagramma per mostri sacri della musica, parola di David Bowie in persona.


Il David dell’arte che quasi adombra quello di Donatello è infatti colui che ha scolpito nella materia sonora il capolavoro Blackstar, tema principale della serie The Last Panthers.


Una profusione di eufonia degna di una sinfonia classica, ecco come un critico musicale definirebbe la composizione da chapeau che il Maestro Bowie ha plasmato per gli opening credits di The Last Panthers.
Ma non solo i titoli di testa possono camminare a testa alta grazie al contributo del baronetto mancato (mancato per sua stessa volontà dato che, assieme a Hitchcock e Francis Bacon, anche David Bowie ha solennemente rifiutato l’onorificenza della casa reale inglese): tutto il tappeto sonoro di The Last Panthers ha come tappezziere d’eccellenza lui, David Robert Jones alias David Bowie.




Dunque non serve fare di cognome Morricone, Badalamenti o Giacchino, tanto per citare la Santa Trinità che detta legge in campo di colonne sonore: anche rapper come 50 Cent possono entrare a far parte della storia della musica d’accompagnamento.
Proprio lui, infatti, oltre a essere attore e autore della sceneggiatura della serie Power, ha curato anche l’intera soundtrack per la quale si è avvalso della preziosissima collaborazione di artisti come Birdy Nam Nam, Skrillex, A$AP Rocky, Bang La Decks, Mr. Probz, Chris Lake, Campfire, Chris Batson, DJ Smiles, Tom Swoon e Taylr Renee. Che non saranno i Jeff Beal e i Takeo Watanabe (celeberrimo compositore di musiche per film anime giapponesi) ma fanno comunque la loro figura:



Tutta la storia sembra girare proprio attorno alle canzoni, scritte e realizzate ad hoc dal rapper per raccontare la trama nei suoi punti salienti. Tracce come Animal ambition o la stessa sigla Big Rich Town sono tracce lampanti per entrare nel mood cupo di Power.
E, a proposito di mood cupo, in Edge of Darkness l’oscurità viene addirittura messa a titolo e tradotta in musica alla perfezione da un grandissimo protagonista del Blues britannico: Eric Clapton. Che però ha barato, facendosi aiutare dal primo della classe in materia di colonne sonore, ossia il grande compositore Michael Kamen.    
Si sono comportati da bravi scolaretti invece i Mogwai, la band post-rock scozzese diventata cult nell’ambiente indie. Nel dettato di francese si meritano un 10 e lode visto che hanno firmato la colonna sonora della serie made in France Les Revenants. Senza scopiazzare né chiedere aiuto a nessuno. Anche se l’inizio assomiglia un po’ a Happy Birthday To You




Ci sono poi tantissimi gruppi che devono la propria fama al fatto che una loro canzone sia stata scelta come colonna sonora di una serie; quindi non si tratta di artisti che hanno prestato il proprio genio per comporre ex novo una soundtrack ma di musicisti che hanno prestato (si fa per dire prestato: venduto a prezzi salatissimi semmai!) un loro brano già scritto. Il che sa un po’ di precotto e scaldato ma a volte anche le minestre riscaldate hanno il loro buon retrogusto.
Un buon retrosuono è senz’altro quello di Second Chance di Peter Bjorn and John e di Far From Any Road degli Handsome Family, rispettivamente le canzoni usate "postume" come sigle di Two Broke Girls e True Detective – Stagione 1.




In Italia, invece, la minestra riscaldata non si serve mai. Da buoni chef e forchette quali siamo, le colonne sonore delle nostre serie si preparano al momento con ingredienti genuini. Secondo la migliore tradizione culinaria mediterranea.
Ed è così che nascono manicaretti sonori made in Italy come la soundtrack di 1992 firmata da Boosta, il mitico tastierista dei Subsonica, e come la colonna sonora di Gomorra – La serie composta dai Mokadelic:



O come il capolavoro firmato da Elio e le Storie Tese per la sigla della serie Boris: