Gli anni Ottanta sarebbero più poveri senza Giorgio Moroder. Il papà della Disco Music li ha segnati profondamente, e con la sua creatività ha segnato anche le nostre vite. In quell'irripetibile decennio ha lavorato alle musiche di film quali Flashdance, Top Gun, American Gigolò e Scarface. Nel 1984 ha partecipato alla riedizione di Metropolis, e tra i brani presenti nella sua soundtrack c'è Love Kills, che registra una collaborazione con Freddie Mercury dei Queen. Quindi chi meglio di lui può raccontarci quell'irripetibile periodo?

 

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Mister Moroder, dopo decenni è tornato nel business discografico col suo album Deja-Vù.
Non ho scelto io ma qualcun altro mi ha messo sulla giusta strada.
Come è andata?
Ho collaborato coi Daft Punk, ho scritto e registrato con loro Giorgio by Moroder per il loro album Random Access Memories.
Poi che è successo?
Tre case discografiche mi hanno offerto un budget per un disco. Io ho optato per Sony Music.
E’ vero che ha ripreso a fare il deejay?
Sì faccio dei dj-set.
Avrà trovato un mondo nuovo.
Cinquant’anni fa giravo per la Germania, cantavo, mettevo dei nastri. Oggi quasi tutti i cantanti sono anche compositori e parolieri. E poi si lavora a distanza.
Potere della tecnologia.
Le faccio un esempio: Sia non l'ho mai incontrata, le ho dato una traccia con la melodia, poi è stato fatto il testo, lei l'ha cantata, ha fatto il coro e mi ha presentato il brano solo da mixare.
Perché non ci si incontra più? Mancano il tempo o la volontà?
I cantanti oggi sono così occupati tra duetti e televisione che farli entrare in studio nel momento giusto è difficilissimo.
Qual è il ruolo dei deejay oggi rispetto agli anni Ottanta?
Fanno tutto, sono anche produttori, ne sono un esempio importante Calvin Harris e Zedd.
Il palco rende tutti uguali?
Direi di sì anche se i tempi differiscono: Tiesto e Avicij lavorano da molto ma sono star da pochi anni.
La musica dance così omologata continua a piacerle?
Mi è sempre piaciuta e mi piacerà sempre. Ora l’elettronica garantisce molti suoni buoni. Certo per me ci sono strofa e ritornello, oggi si fanno otto battute poi altre otto e la connection non è mai ideale. Ma Wake me up di Avicij segna un ritorno alle basi con la chitarra e anche Davide Guetta è più strutturato.
La metodologia di lavoro è proprio un’altra cosa.
Come lavorano le star è interessantissimo: Rihanna ha 3, 4 studi, invita dei produttori e tutti lavorano per lei. Dopodiché il suo produttore sceglie le cose migliori e fa gli assemblaggi.
La Disco dei suoi anni Ottanta era un altro mondo.
Non era solo musica, erano vestiti, pantaloni, era un movimento fashion. Oggi nell’EDM, electronic dance music, a parte Calvin Harris sono tanti i deejay famosi ma non credo abbiamo la qualità di Donna Summer. Quel movimento è sparito.
Lei negli anni in quella stagione viveva in Germania e ha creato il Munich Sound.
I feel love di Donna Summer lo rappresenta. Ho sempre usato gli stessi musicisti tra cui Boney M e Dave King. Era un sistema che è sbocciato nel disco Munich Machine.
Non teme che con Dèjà vù la accusino di essere un nostalgico dei bei tempi andati?
E’ una cosa che ho già fatto e ora la rifaccio.
Kelis ricorda la “sua” Donna Summer.
Ha una voce molto rythm & blues: ad ascoltarla a occhi chiusi potrebbe essere Donna.
Le manca?
Come non potrebbe...