Amore libero, musica rock, fiori fra i capelli e pochi (o nessuno) vestiti addosso. Ma nella California di fine anni Sessanta, raccontata nella serie tv Aquarius in onda su Sky Atlantic (scopri qui la programmazione), c’è anche un serial killer brutale. Se gli omicidi ad opera di Charles Manson (nella serie interpretato dall’attore Gethin Anthony) hanno avuto come sfondo Los Angeles e dintorni, tutti gli Stati Uniti sono stati testimoni di alcuni dei più efferati omicidi della storia. E alcuni dei più spietati sono stati commessi proprio dopo la cattura del musicista killer.

 


 

La mappa dei killer – Gli Stati Uniti vantano il più alto numero di serial killer della storia, tanto che il Crime Watch Daily, magazine specializzato in temi noir, ha creato una mappa dei killer americani paese per paese. 


A fare tremare lo stato di Washington dagli anni Ottanta per un intero ventennio è stato Gary Leon Ridgway. Soprannominato “Green River Killer” o “The Riverman” perché abbandonava i corpi delle vittime nel fiume Green, a lui sono attribuite 49 uccisioni accertate, ma si sospetta che possa essere responsabile di altrettanti casi rimasti irrisolti. Segue per numero di vittime Donald Harvey, autoproclamatosi “Angelo della Morte”, con i suoi 37 omicidi in Ohio fra il 1970 e il 1987. 

 

È curioso notare come siano proprio  gli anni Settanta, mentre Charles Manson (scopri quando va in onda Aquarius) era già stato dichiarato colpevole per avere diretto quelle che sono ricordate come alcune fra le aggressioni più efferate della storia d’America, il periodo maggiormente caratterizzato da killer seriali: anche il Vermont ha avuto il suo bel da fare in quell’epoca, questa volta a dare la caccia alle ragazze del posto (soprattutto studentesse) era Ted Bundy, soprannominato, appunto, “il Killer delle studentesse” a causa della trentina di giovani uccise. Nello stesso tempo in Illinois operava il “Killer clown”  John Wayne Gacy (33 vittime), mentre nel Wisconsin a spargere sangue per le strade era il “Cannibale di Milwaukee”, all’anagrafe Jeffrey Dahmer, responsabile di 17 aggressioni mortali. 

 

La capitale dei serial killer – Nonostante gli Stati Uniti abbiano dovuto far fronte negli anni a un gran numero di assassini seriali, va ad una cittadina canadese il titolo di capitale dei serial killer. Fra il 1959 e il 1984 la città di London, a un paio d’ore di distanza da Toronto, ha assistito alla maggiore concentrazione di serial killer mai vista prima. 29 macabri omicidi in 25 anni: sedici sono rimasti irrisolti, i restanti sono stati attribuiti a tre diverse persone, Gerald Thomas Archer (il “killer delle cameriere”), Christian McGee e Russell Johnson, lo “strangolatore della camera da letto” perché passava di finestra in finestra per scegliere la prossima vittima, cogliendola nel sonno. “Certo - spiega Mike Arntfield, detective della polizia di London e professore universitario - New York e Los Angeles in un dato momento hanno avuto quattro o cinque serial killer contemporaneamente, ma London all'epoca aveva una popolazione media di soli 170.000 abitanti”. L’equivalente per New York e Los Angeles sarebbe di circa 80 o 90 killer per città.

 

E nel Belpaese? - Il più efferato degli ultimi anni è stato il genovese Donato Bilancia, che in appena sei mesi ha ucciso 17 volte fra Liguria e Basso Piemonte. Operava a Torino e provincia, invece, Giancarlo Giudice che negli anni Ottanta è stato ribattezzato “il mostro di Torino”. Il Nord Italia è stata la zona più interessata dagli omicidi seriali negli ultimi decenni: dal “mostro di Aosta” a Bolzano con Ernst Schrott, fino alla provincia veronese con l’agricoltore killer Gianfranco Stevanin e la coppia di assassini (Marco Furlan e Wolfgang Abel) che ha sparso terrore per tutto il Veneto firmando gli omicidi con il nome di “Ludwig”. Le vittime? Soprattutto prostitute.