di Marco Agustoni

 

Gli spettatori di Sky Atlantic lo conoscono già come Renly Baratheon de Il Trono di Spade. Ma a breve - più precisamente da quando il 14 ottobre  sul canale 110 di Sky arriverà la nuova serie tv Aquarius - diventerà noto come l'attore che ha dato un volto convincente al celebre serial killer Charles Manson. Lui è Gethin Anthony, antagonista di David Duchovny nello show ambientato nella Los Angeles del 1967. Lo abbiamo intervistato mentre era in Italia per la promozione della serie.

 

Hai ripassato un po' di storia per calarti meglio nella parte?

Ho studiato molto. Quando mi hanno dato la parte, ne sapevo su Charles Manson quanto chiunque altro, per cui mi sono dato da fare per imparare il più possibile sulla sua vita fino al punto in cui comincia la serie, nel 1967. Mi sono documentato anche sull'era in cui si svolge la vicenda, perché in Aquarius la Los Angeles degli anni '60 gioca un ruolo fondamentale. Mi sono immerso nella musica, nei film, nei libri, negli articoli di giornale del periodo. Ed è stato davvero divertente!

 

Cos'altro hai dovuto imparare per essere Manson?

A suonare la chitarra, visto che lui era un aspirante musicista. E poi ho ascoltato la sua voce in continuazione, per prendere il suo accento.

 

Com'è interpretare un personaggio che è visto da molti come il Male in persona?

Come attore, cerchi di trovare una connessione con il tuo personaggio, il che non è così facile quando hai a che fare con qualcuno con la fama di Manson. Nelle nostre teste abbiamo un'immagine molto chiara di Charles dopo i famigerati crimini che ha commesso, mentre la sfida consisteva nel capire in che modo era diventato quell'uomo. È stata un'esperienza dura, ma anche molto interessante.

 

Quindi si è trattato di rendere umano il mostro?

Diciamo che mi è stato molto utile sapere cos'aveva fatto prima di allora, per comprendere le sue motivazioni. Non che questo giustifichi i suoi crimini, ma aveva passato la maggior parte della sua vita in prigione, il che mi ha aiutato a capirlo.

 

È stato difficile non cadere nello "stereotipo" di Charles Manson?

In principio non è stato facile levarmi quell'immagine di Manson dalla testa, ma in questo mi ha aiutato molto la sceneggiatura. 

 

Cosa ti affascina di più di Manson?

Il fatto che ci tenesse così tanto a ottenere un contratto discografico. Aveva una chitarra, sapeva che i Beatles erano un fenomeno e lui voleva diventare come loro. Per noi è difficile immaginare il Manson che tutti conosciamo alle prese con una carriera da musicista, ma era quello che desiderava. Si sentono anche alcune sue canzoni nello show.

 

Aquarius mescola realtà storica e fiction: come hanno fatto gli autori a trovare un equilibrio ideale?

La linea che separa la fiction storica dall'esagerazione è molto sottile. Nel caso di Aquarius, sono stati presi i punti più rilevanti della vicenda di Manson e sono stati collegati alla trama dello show. Gli autori hanno compiuto delle ricerche molto approfondite e sono riusciti a non tradire la realtà storica del periodo che viene raccontato. 

 

Ti sarebbe piaciuto vivere durante la Summer of Love?

Certo! Dev'essere stato un periodo culturalmente incredibile, non solo a LA ma anche in tanti altri posti, come Londra o l'Europa in generale.

 

Durante le tue ricerche musicali ti sei innamorato di qualche canzone dell'epoca?

Mi sono avvicinato molto ai Beach Boys, ma in realtà ero già un fan di Otis Redding, per cui è stato più un reinnamoramento.

 

Dopo che ti hanno ucciso a quel modo, sei ancora un fan de Il Trono di Spade?

In effetti non è stato carino... ma c'è anche da dire che non è facile uscirne vivi! [ride] Comunque sì, sono un grandissimo fan dello show, in questo momento mi appassiona molto la storyline di Brienne.