Quando arrivò nei cinema, nel 1973, sollevò un polverone simile a quello scatenato un anno prima da Ultimo tango a Parigi. Anche se meno noto della pellicola di Bernardo Bertolucci, negli anni Don’t Look Now (in italiano: A Venezia... un dicembre rosso shocking) si è affermato come una pietra miliare del cinema degli anni ’70. Un riconoscimento dovuto anche a una controversa (e riuscitissima) scena di sesso tra i due protagonisti, Julie Christie e Donald Sutherland.

Questa sequenza è spesso indicata come una delle più sexy viste su grande schermo, non solo per le immagini piuttosto esplicite (basti pensare che si vede anche un cunnilingus, atto piuttosto raro in un film mainstream per l’epoca), quanto per il particolare montaggio ideato dal regista Nicolas Roeg: il rapporto carnale vero e proprio è inframmezzato da una serie di flashforward in cui si vede la coppia dopo l’atto sessuale, soddisfatta e felice, che si prepara a uscire. Un escamotage, questo, che permette di vedere l’amplesso con occhi diversi e di creare così un filo narrativo che va oltre la pura e semplice esibizione sessuale.



40 anni dopo, nell’era del porno accessibile a chiunque e del sesso che sbuca da ogni parte, questa scena continua a essere una fonte di ispirazione per chi vuole girare sequenze erotiche in maniera originale. “Ogni scena d’amore che ho girato è influenzata da questo film”, ha confessato il regista di Masters of Sex, John Madden. Dello stesso parere le produttrici della serie che hanno ricordato al settimanale Time: “Michael Sheen (che veste i panni di Masters) adora quella scena. Noi tutte l’abbiamo amata”.

Il motivo di questa predilezione rispetto ad altri classici del cinema erotico, come Basic Instict e Ultimo Tango a Parigi, è proprio il doppio livello narrativo: “In questa scena non vedi solo il sesso, ma anche gli effetti che produce sui protagonisti”. E proprio questo approccio è stato poi adottato nella regia delle scene più esplicite di Masters of Sex: “Abbiamo deciso che il sesso doveva essere sempre completamente integrato con la storia. Quindi poteva essere divertente oppure umiliante, curioso, rivelatorio o qualcos’altro…” Ma doveva sempre trasmettere qualcosa in più, mai fermarsi a essere una pura e semplice esibizione di corpi.