di Linda Avolio

 

 

A volte la parte peggiore di te è quella migliore.

Signore e signori, True Detective è di nuovo tra noi. La serie, creata da Nic Pizzolatto per HBO, è tornata su Sky Atlantic il 22 giugno in versione originale sottotitolata, e ora si prepara al debutto in versione doppiata, previsto per lunedì 29 giugno alle 21.10.
L’attesa è stata lunga, le aspettative altissime. D’altronde, dopo una prima stagione definita (giustamente) “un capolavoro della serialità contemporanea” da critici e spettatori di mezzo mondo non poteva essere altrimenti.

 

True Detective nasce come serie antologica, dunque Pizzolatto sapeva fin dall’inizio che, in caso di rinnovo, avrebbe dovuto dire addio in ogni caso a Rust, a Marty e alla Louisiana (la terza protagonista ufficiale insieme a un Matthew McConaughey e a un Woody Harrelson in stato di grazia), ma non poteva certo immaginare che della sua creatura si sarebbe parlato così tanto e in modo così acceso! Non osiamo e non possiamo neanche lontanamente immaginare il livello di stress provato dall’autore durante i mesi della scrittura e delle riprese della season 2, ma ora, dopo aver visto il primo episodio, non possiamo che fargli i nostri complimenti e dirgli: well done!

The Western Book of The Dead, questo il titolo, funge da prologo per introdurre i nuovi personaggi, non a caso il ritrovamento del cadavere che fa convergere le strade e le vite dei tre true detective (il Ray Velcoro di Colin Farrell, Polizia di Vinci, Contea di Los Angeles, la Ani Bezzerides di Rachel McAdams, Contea di Ventura, e il Paul Woodrugh di Taylor Kitsch, Polizia Autostradale della California) avviene negli ultimi minuti.

Il titolo è un evidente riferimento a The Tibetan Book of The Dead. Il libro, il cui titolo originale è Bardo Todol (tibetano per "Suprema Liberazione con l'Ascolto"), è un testo classico del Buddismo tibetano, ed è conosciuto nei paesi occidentali col nome di Libro tibetano dei morti. In a nutshell, come direbbero gli americani, nelle pagine del volume viene descritto il percorso dell’anima cosciente in quell’intervallo di tempo tra la morte e la seguente successiva rinascita.

Pizzolatto non lascia nulla al caso, infatti guardando l’episodio appare evidente fin da subito che i quattro personaggi principali (ai tre elencati sopra si aggiunge infatti il Frank Semyon di Vince Vaughn, un imprenditore in odore di criminalità organizzata) avrebbero proprio bisogno di questo: di una rinascita. Di una seconda possibilità. Ray, Ani, Paul e Frank, infatti, sono bloccati in un eterno presente, per loro l’unica ruota che gira è quella della sofferenza causata da traumi del passato e frustrazioni del presente. Il futuro non c’è, o almeno, per ora non è possibile immaginarne uno.

Velcoro è quello di cui ci viene raccontato di più. Il suo trauma del passato è lo stupro della moglie con conseguente nascita, dopo nove mesi, di un bambino che potrebbe anche non essere biologicamente suo, ma che lui sente come proprio. Chad, questo il nome del ragazzino, non potrebbe essere più diverso da lui, e forse tutto sommato è un bene che viva con la sua ex moglie e il compagno. Velcoro è un solitario che è diventato tale non per scelta, ma a causa delle circostanze, e forse la relazione più sincera che ha è quella con Semyon. Una relazione asimmetrica, Frank usa Ray per i suoi scopi, per avere informazioni sulle mosse della polizia, per intimidire potenziali rivali o potenziali spine nel fianco. Ma comunque una relazione. E' stato Frank in passato ad aiutare Ray, e lui si sentirà in debito per il resto della sua vita.

A proposito di Semyon: ci viene presentato come un imprenditore palesemente invischiato con la criminalità organizzata, un criminale lui stesso, anche se il suo desiderio, dopo anni di movimenti “nel sottosuolo”, sarebbe quello di poter operare allo scoperto, quantomeno dietro una patina di legalità. E’ per questo che ha cercato l’aiuto del consigliere comunale Ben Caspere, per avere il giusto appoggio per il suo imponente progetto nel settore dei trasporti. Peccato che Caspere sia improvvisamente sparito, mettendo a rischio l’alleanza con il malavitoso russo Osip Agranov. Quando Frank capisce che l’affare di una vita rischia di andare in fumo si rivolge a Ray, che viene messo a indagare sulla scomparsa di Caspere. Non finirà bene.

Paul Woodrugh se potesse vivrebbe sempre in sella alla sua motocicletta. Dopo Ray, è forse il personaggio più tormentato dai fantasmi del passato. Prima di diventare un agente della Polizia Autostradale, Woodrugh è stato un soldato, e ha preso parte a una misteriosa missione dal nome in codice Black Mountain. Eppure, nonostante sia chiaro che quel periodo della sua vita abbia lasciato degli strascichi, è lui stesso a dire a quella che, si presume, sia la sua ragazza che le sue ferite, fisiche ed emotive, non arrivano da lì.

Last but not least, la tosta Ani Bezzerides. Il suo nome per esteso è Antigone (sì, come quella Antigone, la figlia di Giocasta e di Edipo, una delle figure più note della tragedia greca), sua sorella si chiama Athena, e suo padre, santone new age rimasto agli anni settanta, quantomeno in fatto di stile e acconciatura, è il leader di una comunità mistica conosciuta come Panticapaeum (come l’antica città greca di Panticapeo, in Crimea). Inutile dire che Ani ha un rapporto a dir poco conflittuale con entrambi, specialmente col padre, che secondo lei è colpevole del suicidio della madre. Insomma, traumi emotivi come se piovessero anche per lei, che, per contrasto, è cresciuta rigida e inquadrata nella legge. Dopo le critiche ricevute per la prima stagione, accusata di non avere personaggi femminili di spicco, Pizzolatto si è sentito in dovere di correre ai ripari, e ci ha regalato una vera dura, magistralmente interpretata da McAdams.



Come si legheranno le storie di questi quattro personaggi? Dove li porteranno le indagini? Quali vasi di Pandora scoperchieranno? L’appuntamento con la seconda stagione di True Detective è ogni lunedì alle 21.10 in versione doppiata (a partire dal 29 giugno) e alle 22.10 in versione sottotitolata.