di Linda Avolio

 

Un padre, i suoi tre figli (ormai piuttosto cresciutelli, sì, insomma, adulti e vaccinati!), una tranquilla cena in famiglia (separata, mamma Pfefferman e papà Pfefferman hanno preso strade diverse un po’ di anni fa, ma sono cose che capitano, tutto regolare). E quindi?

Starete pensando che in fondo in questo idilliaco quadretto non c’è niente fuori posto…ma il problema è proprio questo: ogni cosa è fuori posto, a partire da Mort, il capofamiglia (interpretato da uno strepitoso Jeffrey Tambor), e arrivando alla sua disastrata prole, composta dalla figlia maggiore Sarah (Amy Landecker), dal figlio “di mezzo” Josh (Jay Duplass, tra l’altro creatore della serie Togetherness), e dalla figlia minore Ali (Gaby Hoffmann).

Mort è stufo di mentire, e vorrebbe dire la verità ai suoi disadattati ma amatissimi figli, ma non riesce a gridare il suo nome: Maura. Sì, perché lo stimato professor Mort Pfefferman in realtà soffre da anni (decenni!) di disforia di genere, e solo adesso, solo ora che è libero dagli obblighi a cui tutti i padri e i mariti vanno incontro in certi momenti della loro esistenza, ha deciso di smetterla con le menzogne e di fare ufficialmente coming out: il suo nome è Maura!

Il percorso di Maura sarà in salita e accidentato (consigliamo una scarpa comoda, una sneaker, per i tacchi c’è sempre tempo!), e in più occasioni Miss Pfefferman si troverà di fronte a situazioni che la metteranno alla prova come mai prima. A questo si aggiunge poi il rapporto con l’ex moglie e i figli: qualcuno la prenderà bene, qualcuno un po’ meno bene, ma per tutti questa rivelazione sarà soprattutto una rivoluzione, che li porterà a guardarsi dentro e, si spera, a smettere di mentire. Agli altri, ma soprattutto a se stessi.

Si ride, ci si emoziona, si piange guardando Transparent, sempre perfettamente bilanciata tra comedy e drama, perché la serie in fondo racconta tutti noi. Magari non pensiamo di essere nati nel corpo sbagliato, ma di sicuro ci è successo almeno una volta nella vita di esserci sentiti profondamente fuori luogo, e in quel momento abbiamo pensato che l’unica soluzione per non vivere una vita da ipocriti sarebbe stata tanto semplice quanto difficile: dire la verità. Tutti abbiamo dubbi su cosa vogliamo veramente, su quanto e sul perché lo vogliamo, e tutti proviamo prima o poi frustrazione per certe situazioni in cui ci sentiamo irrimediabilmente invischiati e da cui scapperemmo a gambe levate. Tutti proviamo queste cose perché, a dispetto degli aspetti esteriori che possono renderci unici, in fondo siamo tutti uguali a livello emotivo e, prima o poi, sperimentiamo tutti le stesse emozioni e le stesse sensazioni, senza differenze di genere, di sesso, di colore di capelli, e così via.

Se i pilot delle serie hanno la funzione di introdurre al meglio i personaggi e le situazioni per “agganciare” il pubblico e portarlo ad avere la curiosità di sapere “che diamine succederà a quei quattro disadattati che abbiamo appena conosciuto??”, allora bisogna dire che Transparent centra il bersaglio al primo colpo: la paura di Mort nel rivelarsi al mondo, ma più che altro alla propria famiglia, come Maura…quel terrore misto a sollievo che tutti noi abbiamo provato quando invece di continuare a mentire abbiamo deciso di iniziare a dire la verità, con tutte le conseguenze del caso; la mancanza di direzione di Ali, che non ha assolutamente idea di cosa vuole fare nella vita e che si muove “come una foglia al vento”; la leggerezza mista a una certa superficialità di Josh, che in realtà si rende conto di dover cambiare ma ha paura, ed è completamente bloccato; la maturità di Sarah che viene messa a durissima prova dalla frustrazione crescente per l’essersi relegata al ruolo di madre e moglie di un marito che, peraltro, non le smuove più certi desideri; l’incapacità di Shelly (Judith Light) di lasciare la presa sui figli, sul marito e anche su Maura/Mort, perché tutto quello che vorrebbe è proteggerli dalla vita.