"La vita è una festa, viviamola insieme". Con queste parole Marcello Mastroianni nei panni del regista Guido Anselmi battezzava il finale di  Otto e mezzo, il capolavoro di Federico Fellini.
E qualcosa di ineluttabilmente felliniano si aggirava al pari di uno spettro, tra le mura del Borgo Medievale di Torino, in cui si è svolta l'ultima tappa della MaraThrone firmata Sky Atlantic.

Tra falconieri, fabbri, arcieri, giullari e cavalieri, il significante trasfigurava nel significato, perché la forma è già contenuto,  per una location, mai così azzeccata, che sanciva la fine di un gioco e l'inizio della quinta stagione de Il Trono di Spade, una serie ormai assunta a categoria dello spirito.

Il Darkness Party si è rivelato un'autentica festa per gli occhi, sia per i vincitori della MaraThrone, sia per i tanti fan di Game of Thrones. Un evento reso unico dalla presenza dei Cantori del Westeros, autorevoli e seduttivi cosplayer dal sangue partenopeo, che in un gioco di specchi e  rimandi accompagnavano i presenti a farsi fotografare su un trono di spade, non così dissimile da quello made in HBO.

Certo, il climax  del party si è raggiunto alle tre del mattino con la proiezione, in contemporanea con gli Stati Uniti, del primo episodio della quinta stagione. In barba all'orario assai tardo e al clima niente affato temperato, un nutrito drappello di temerari, forniti di griffata coperta termica, ha scoperto dove Tyrion ha svernato e la nuova minaccia al regno di Daenerys.

Ma come diceva Marcel Proust "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi".
E in fondo il Darkness Party, grazie alla ricchezza frugale della mise en scène e alla fascinazione di un Museo a cielo aperto come il Borgo medievale di Torino, ha dimostrato che la forza de Il Trono di Spade ha un'origine antica, mitica e profondamente umana.
Per usare le parole che pronuncio Sallustio a proposito dei miti greci: "Queste cose non furono mai, ma sono sempre".