Nel 1982, la scritta “The Future is unwritten” campeggiava fiera sulla copertina del singolo Combat Rock cantato dai Clash.

10 anni dopo, il futuro deve essere ancora scritto.  Perché la serie 1992 ci racconta un passato impastato di avvenire. Il 1992 è l’anno dell’omicidio di Salvo Lima, della chiusura della Pravda, della strage di Capaci, della Danimarca che vince gli Europei di calcio, del full frontal di Sharon Stone in Basic Instinct, di Non amarmi di Alessandro Baldi e Francesca Alotta in testa alle classifiche italiane.
Ma il 1992 è anche quello  incastonato in un freddo mattino del 17 febbraio. L’esponente milanese del partito socialista Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio, viene arrestato dopo aver ricevuto una tangente di 7 milioni di lire. È il primo atto dell'inchiesta Mani pulite che segna l'inizio di Tangentopoli.
La Milano da bere non digerisce più tutto. E il rigurgito si fa pesante come l’aria, dentro e fuori il Palazzo di Giustizia. 

Come ha scritto il  Frankfurter Allgemeine. “Raramente un paese ha il coraggio di guardarsi allo specchio come in questo caso”.
Così senza paure, moralismi, censure, la serie 1992 ci racconta un anno fondamentale per la nostra storia in dieci, indimenticabili puntate.
Lontana anni luce dalla mera mimesi della realtà, la serie  è un’abbacinante cartina di tornasole per analizzare un  mondo perduto, ma non poi così lontano.
Una sorta di viaggio al termine della notte. E Notte, forse non a caso, è il cognome  di  Leonardo, il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, a cui si deve l’idea della serie 1992.
Uomo di marketing,  seduttore impenitente stiloso bon viveur Leonardo Notte ha imparato la lezione dell’Ex Pistols Johnny Rotten, “Solo i falsi sopravvivono”.  Sicché, quasi tutti  credono a questo pifferaio magico dalla cravatta griffata, per cui “Gli anni 80 sono uno stato mentale e possono ritornare”. Intorno a questo personaggio che pare uscito da American Psycho di Bret Easton Ellis,  la realtà  si diverte a giocare a rimpiattino con la finzione. Antonio Di Pietro, (interpretato da un Antonio Gerardi, in stato di grazia) interagisce con figure nate dalla fantasia degli sceneggiatori come Luca Pastore (Daniele Diele) agente di polizia giudiziaria tormentato dal demone della vendetta o  Rocco Venturi, Alessandro Roja, il dandy della serie tv Romanzo Criminale, che qui è un poliziotto, infido e guascone.

Così tra Francesco Saverio Borrelli (Giuseppe Cederna) e Gherardo Colombo (Pietro Ragusa) Piercamillo Davigo (Natalino Balasso), spunta il reduce Pietro Bosco (un  Guido Caprino rasato, massiccio e incazzato).
Dopo il carabiniere infiltrato di In Treatment, Caprino ci offre il ritratto di un leghista per caso più vero del vero, che imparerà sulla propria pelle di soldato che la politica è soprattutto fare promesse che non si possono mantenere

Da segnalare anche le quote rosa presenti nel cast di 1992.  L’ex Miss Italia Miriam Leone è Veronica Castello. Stupenda Soubrette morta di fama. Sembra la figlia della Adriana Astarelli di Io la conoscevo bene. Una Traviata degli anni 90, convinta di essere seduta sulla propria fortuna, una figura fragile , dolente, sempre e solo presa e mai compresa.

Last, but not leas
t, Tea Falco, ovvero Beatrice Mainaghi, per gli amici Bibi.  Un archetipo della Milano degli anni 90.  La rampolla, , della Milano Bene, che sceglie la Milano Male. La Maudit in salsa grunge,  con l’anfibietto in tinta e l’occhio bistrato, pronta però ad abbracciare il lato oscuro, a trasfigurarsi in una giovane Sally Spectra meneghina.

Insomma, attraverso le vite di questi 6 personaggi immaginari Sky Atlantic ci riporta indietro nel tempo.  Con la serie 1992 riviviamo un’ epoca che ha segnato una svolta fondamentale per la storia del Nostro Paese. Certo, si tratta di un affresco storico accuratissimo e dettagliato, grazie alla regia di Giuseppe Gagliardi che sincronizza il ritmo delle riprese con il respiro dei protagonisti di questa epocale vicenda.
Ma non siamo di fronte a una pallida, esangue fotocopia di ciò che è stato.
L’arte interpreta la realtà. Non la replica.