Altro che controverso politico senza scrupoli: nella tv degli anni Novanta Frank Underwood, protagonista della serie tv House of Cards che racconta gli intrighi politici della Casa Bianca, sarebbe stato rappresentato come un bonaccione amico di famiglia. Proprio mentre il canale 111 di Sky ci catapulta nel mondo degli anni Novanta con Sky Atlantic 1992, il team di TalkFine si è divertito a montare le scene cult della serie piazzandovi come sottofondo musicale un motivetto allegro e scanzonato, con tanto di coro in sottofondo, proprio come le tipiche sigle delle sit-com di un paio di decenni fa. Così gli scandali politici assomigliano a divertenti faccende comiche.



La rivisitazione in chiave anni Novanta della sigla di House of Cards non è l’unica nel suo genere: YouTube è tutto un brulicare di mash-up che portano le più celebri serie tv nel momento indietro nel tempo. Ad esempio, c’è da scommettere che le rocambolesche avventure di Walter White e compare in Breaking Bad avrebbero tenuto ancora di più incollati allo schermo della tv se il loro spaccio di stupefacenti fosse stato condito da qualche risata fuoricampo. Quelle tipiche che si sentivano in serie televisive come Otto sotto un tetto e Willy, il principe di Bel-Air, per intenderci.  Eccone un assaggio.





Così mentre HBO ci porta a spasso per il fantastico universo di Westeros per introdurci agli episodi della serie tv Game of Thrones, negli anni Novanta la sigla della serie tv sarebbe stata ben diversa: un puzzle delle scene memorabili della storia, una manciata di fotogrammi che riprendono i personaggi principali e via con il titolo. È curioso notare come seguendo questo schema la sigla in perfetto stile anni Novanta di The Walking Dead acquisti un aspetto quasi poetico… Altro che inquietanti zombie e morti viventi!





E ancora, guardando la versione anni Novanta della sigla di Dexter chi avrebbe mai pensato che il protagonista potesse  rivelarsi uno spietato assassino? Mentre un difficile interrogatorio in The Wire nella versione “come una volta” diventa quasi esilarante, nonostante i protagonisti non concedano al pubblico neppure un sorriso. 





Infine,  che dire di Lost? I misteri dell’isola non fanno poi così paura con la sigla giusta…