A volte ritornano. Come fantasmi di un passato lontano, come incubi di una stagione dimenticata. L’arresto di Massimo Carminati, neofascista, esponente del gruppo terroristico dei NAR  (Nuclei Armati Rivoluzionari) e affiliato alla Banda della Magliana riapre antiche ferite che parevano guarite.

La figura di Carminati ha infatti  ispirato il personaggio del Nero, uno dei protagonisti di Romanzo Criminale, il libro scritto nel 2002 da Giancarlo Cataldo da cui è stata tratta l’omonima serie tv.

Ça va sans dire , non è compito dell’arte emettere sentenze, verdetti e condanne. Per tutto questo esistono sedi  appropriate. 

Ma l’inchiesta della procura  sulle infiltrazioni mafiose all’interno del mondo politico, imprenditoriale e istituzionale della città di Roma offre l’occasione di riflettere su come realtà e finzione  si specchino in un gioco di ombre cinesi.

La messa in onda di Romanzo Criminale - La serie (si parte stasera alle 21.00, con i primi due episodi della prima stagione) è quindi un modo per superare la stretta attualità giudiziaria e osservare la cronaca da un punto di vista diverso. Non a caso la procura ha chiamato l’inchiesta Terra di mezzo perché Carminati parlando in un’intercettazione con il suo braccio destro Riccardo Brugia, ha così spiegato il suo modus operandi “sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico...".

Così  Il Nero, Il Freddo, Il Libanese, Il Dandi, Il Bufalo, magistralmente trasfigurati  per  la tv dal regista Stefano Sollima, non sono i corrivi simulacri di criminali davvero esistiti, ma diventano archetipi che ci aiutano a ricordare il passato per comprendere il presente. Perché chi non conosce la storia è destinato a riviverla.