Vi siete persi Fleming – Essere James Bond, la miniserie ispirata alla vita del creatore dell’agente 007 durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale? Nessun problema: in vostro aiuto sta per arrivare la maratona dei quattro episodi prevista per domenica 24 maggio a partire dalle 13.50. In attesa di vedere in quali guai si caccerà l’audace Ian, ecco dieci motivi per guardare la miniserie:

1 - Dominic Cooper. Dopo il musical Mamma Mia!, l’attore inglese ha arricchito anno per anno il suo curriculum interpretando ruoli sempre più complessi e impegnativi, fino al momento in cui è stato scelto per diventare il volto e il corpo dello scapestrato Ian Fleming “pre James Bond”, restituendo una performance davvero efficace. Good job!

2 - La miniserie si concentra su un periodo particolare della vita di Fleming (1908 – 1964): si va dal suo totale fallimento come agente di borsa al suo arruolamento nella sezione di intelligence della Marina Militare, dunque un capitolo fondamentale, perché è proprio grazie alle esperienze vissute in quegli anni che il futuro scrittore decise di creare il personaggio di James Bond. Durante il suo tempo in divisa, Ian capì infatti di essere molto portato per lo spionaggio e per l’invenzione, cose che, appunto, ritroviamo anche nella sua creatura.

3 - Fleming – Essere James Bond si basa su fatti realmente accaduti (anche se li rielabora, come ogni prodotto di fiction che si rispetti!). Oltre al libro del biografo John Pearson, The Life of Ian Fleming, il team produttivo ha avuto accesso anche alle lettere e ai diari della moglie dell’autore, cosa che ha contribuito ad arricchire il racconto.

4 - La storia inizia nella Londra del 1938, poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. “E’ un periodo stupendo”, ha dichiarato Dominic Cooper,”con night club inondati di fumo e di musica jazz e splendide case vittoriane. E’ un’estetica molto precisa, la ricostruzione storica è stata molto accurata, le macchine sono fantastiche, gli abiti sono bellissimi. C’era sicuramente un’eleganza che oggi non c’è più”.

5 - Lara Pulver. Il cuore pulsante della miniserie è senza dubbio il rincorrersi continuo di Ian e Ann, interpretata dall’affascinante e ambigua attrice inglese già vista in Doctor Who e in Da Vinci’s Demons. “Da fuori sembrava se la spassassero in modo anche leggero”, ha dichiarato Lara Pulver, “ma al riparo, dietro le mura di casa o di un hotel, erano due persone davvero disfunzionali, due anime addolorate e perdute”.

6 - Più action per tutti. Bond non sarebbe Bond senza tutta l’azione presente nei racconti e nei film, ma Bond non sarebbe Bond senza Fleming, che alcune di queste action scene le visse realmente. Dall’Inghilterra bombardata dai nazisti alla Germania del Terzo Reich, la miniserie è un’emozione unica.

7 - I numerosi riferimenti. Fleming – Essere James Bond è ricco di rimandi ai film dell’agente 007, e i fan più fedeli se ne saranno sicuramente accorti. La porta dello studio dell’Ammiraglio Godfrey, per esempio…cosa vi ricorda?

8 - E’ una spy-story in piena regola. Fleming lavorò veramente nel servizio di intelligence durante la Seconda Guerra Mondiale, e il suo nome in codice era 17F. Che non suonerà bene come 007, ma è pur sempre un nome in codice! Nella miniserie, inoltre, vediamo Ian mostrare ai suoi superiori alcuni gadget degni dei racconti di cui è protagonista la sua creatura.

9 - Il regista Mat Whitecross e la sua regia piuttosto “rock’n’roll” danno ritmo alla storia, e non c’è mai un momento di noia. Anche la fotografia è notevole, al punto che ogni fotogramma di Fleming – Essere James Bond è un vero e proprio piacere per gli occhi.

10 - Il lato oscuro di Fleming. Lo scrittore britannico è passato alla storia per aver inventato uno dei personaggi più amati di sempre, ma di sicuro non era una persona propriamente gradevole o con cui era facile stare. Eppure questa sua complessità non ha fatto altro che arricchire i suoi lavori, entrati ormai nell’immaginario di tutto il mondo.