Non bastano un cast praticamente perfetto e una regia ispirata: alla base di ogni prodotto di scrittura destinato a entrare nella storia della serialità c’è lei, la sceneggiatura.

Se la sceneggiatura lascia a desiderare, infatti, non c’è interpretazione attoriale o scelta stilistica di regia che possa risollevare la situazione. Per fortuna, però, possiamo affermare con certezza che questo non è il caso di Gomorra – La serie (in onda il martedì sera alle 21:10 su Sky Atlantic e su Sky Cinema 1), che al timone del gruppo di scrittura ha avuto un veterano come Stefano Bises: ecco l’intervista.

Come è stato raccontare tre regni,  il regno del boss, quello della moglie e quello del figlio, come si raccontano con coerenza tre psicologie così diverse?
In realtà la struttura narrativa non muta il lavoro di editing, che mira a rendere coerenti e fedeli a se stessi i personaggi, nel loro linguaggio e nel loro modo di agire. Il fatto che abbiano spazi e pesi diversi nell’arco della serie non tocca i personaggi, ma ha posto semmai un problema di accuratezza per renderli nitidi e precisi anche negli episodi in cui alcuni di essi erano meno presenti. 

Come per le serie americane si è deciso di affidarsi ad una regia corale: com’è stato lavorare in questo modo?
Relativamente semplice, almeno dal punto di vista di noi scrittori. Anche in questo caso era fondamentale avere personaggi nitidi nei loro caratteri e chiari nell’evoluzione che compivano di copione in copione (e quindi di regista in regista), che è comunque un dovere per uno sceneggiatore che si occupi di serialità.

Lo stile di Gomorra – La serie è stato dettato anche dalla tecnica, per esempio c’è il Cupellini che chiede agli attori di guardarsi nel monitor, mentre Francesca Comencini preferisce che la recitazione non sia influenzata guardandosi nello schermo. Se e come si fanno convergere, anche a livello di scrittura, i diversi stili?
Credo che la diversità, anche quella di stile, sia sempre una ricchezza. Noi abbiamo scritto i personaggi e i loro percorsi narrativi, sempre alla stessa maniera, a prescindere da chi girasse gli episodi. E seppur nella diversità “di mano” dei diversi registi, l’impianto stilistico di fondo della serie era già presente in scrittura come frutto di una scelta sviluppata insieme a Stefano Sollima, ed era quello del realismo. Cupellini e Comencini si sono mossi in quell’ambito, che è un tratto preciso e unico della serie.

Qual è stato l’approccio alla lingua? Com’è nato il "Gomorrese"? Come lo definirebbe?
Come per tutti gli ingredienti della serie, anche la lingua si è conformata alla scelta del realismo. Il Gomorrese è il napoletano che si parla a Scampia e Secondigliano, addolcito da alcuni interventi (in qualche caso fatti anche in doppiaggio) di semplificazione per rendere quanto più possibile comprensibile il linguaggio senza togliere autenticità ai dialoghi.

Per realismo e messa in scena, Gomorra – La serie non ha precedenti nella televisione italiana. Quale parte della stesura ha richiesto maggiori ricerche?

Ogni parte del lavoro, dalla concezione alla stesura dei copioni, ha richiesto molta ricerca documentale, per ancorare personaggi di finzione a figure realmente esistenti o esistite e legarsi a fatti realmente accaduti, a dinamiche reali. A questa si è aggiunta la ricerca fatta sul territorio che è stata fondamentale per rendere credibile il racconto. Determinante in questo senso è stato lo scambio con la regia, impegnata costantemente sul territorio, per correggere approssimazioni e imprecisioni che il confronto quotidiano con la realtà locale ha, con una certa frequenza, evidenziato nei copioni.

Nella stesura di Gomorra – La serie, un riferimento imprescindibile saranno sicuramente stati il bestseller di Saviano e la trasposizione cinematografica di Garrone. E’ stato complesso trovare una terza via?
In realtà non è stato molto difficile, Gomorra il libro è un patrimonio di storie dal quale attingere e dal quale Gomorra il film ha pescato solo alcuni tratti. La differenza è anche molto nel formato, quello della serie: avendo scelto di raccontare una saga familiare, la distanza era stata posta. Di Gomorra il libro e di Gomorra il film, credo, la serie conserva lo sguardo sui fatti: uno sguardo oggettivo, né giudicante, né moralistico, né mitizzante.

Quali sono i modelli letterari che sono stati presi come punto di riferimento per la scrittura di Gomorra – La serie?
Direi tanti e nessuno in particolare. Il nostro è un racconto classico, molto semplice nelle sue dinamiche narrative, che mescola il gangster movie nelle modalità di azione dei personaggi alla tragedia shakesperiana nella costruzione della loro dissoluzione, al western nella gestione del territorio dove si consumano le storie.

La scrittura è stata influenzata dagli attori?
E’ stata influenzata piuttosto dall’interpretazione che gli attori hanno dato dei personaggi. Vedere i primi materiali girati è stato certamente un fattore determinante per la scrittura (la scrittura è continuata praticamente per tutta la durata delle riprese). Una fonte di ispirazione potente che ci ha permesso di modellare meglio il linguaggio e le azioni dei personaggi, adattandoli alla caratterizzazione che hanno preso attraverso l’impersonificazione da parte di attori straordinari.

Voi sceneggiatori siete stati molto presenti sul set, avete cambiato molto “in corsa”?
Al di là dell’essere sul set, che non sempre rende per uno scrittore un’immagine precisa di quel che sarà sullo schermo (diversamente dal regista che sa come verrà una data scena), abbiamo visto con costanza i materiali via via che venivano girati, e, come ho detto questo, ci ha aiutato molto. Come ci hanno aiutato le sollecitazioni dei registi che lavoravano costantemente sul territorio e con gli attori. Abbiamo aggiustato i copioni continuamente e si può dire che siano diventati definitivi solo quando veniva girata l’ultima scena.

Qual è la sua battuta preferita?
Ce n’è una, ma è nell’undicesimo episodio, e non posso rivelarla. Posso dire che la pronuncia Ciro di Marzio di fronte a donna Imma.

Qual è il personaggio cardine secondo lei?
Penso siano tutti fondamentali (ndr, quelli principali, Pietro, Genny, Imma, Ciro) perché traggono la loro forza l’uno dall’altro. Credo però che Ciro di Marzio sia il perno attorno al quale ruota tutto l’arco narrativo.


Gomorra – La serie è in onda il martedì sera alle 21:10 su Sky Atlantic e, in contemporanea, su Sky Cinema 1.