di Fabrizio Basso (inviato a Roma)

Un'idea di Roberto Saviano, oltre trenta settimane di riprese, un cast di attori che conosce, mastica e parla il territorio, e tre registi per Gomorra – La serie, la nuova produzione Sky in 12 puntate che debutterà su Sky Atlantic e in contemporanea su Sky Cinema 1 con due puntate il 6 maggio alle ore 21:10.

Dagli Stati Uniti arrivano 120 serie l’anno e molte sono prodotte anche in Italia, ma quelle che hanno una storia spessa, che ti resta dentro, non raggiungono le dita di una mano. E’ l’obiettivo di tutti ma lo raggiungono pochi: stimolare riflessione, pensiero e coinvolgimento emotivo non è facile.
Per dire come Gomorra - La serie abbia centrato il bersaglio, per usare un concetto che è spesso centrale nelle puntate, basti dire che è stata venduta in quaranta paesi nel mondo. Come ha precisato Andrea Scrosati, vice presidente Sky, “è giusto investire su un segmento che, in questa lunga stagione di crisi, sviluppa creatività e cultura”.

In Italia c’è una crescita in questo ambito. Si tratta di una serialità che indaga la famiglia, i rapporti personali, le difficoltà nel relazionarsi, e lo fa con stilemi ben definiti. Sky padroneggia questo linguaggio di genere e ci aggiunge il radicamento nella realtà. Un processo che si era avviato con Romanzo criminale - La serie e che qui si amplia: c’è un rapporto senza diaframmi col vero ed è questo che la porta ad essere apprezzata nel mondo.
C’è un incontro tra la grande tradizione e il nuovo, come si nota, nella serie, nell’incrocio tra il rap partenopeo e il melodico. Non vorremmo essere né parte della famiglia Savastano né di quelle dei clan con i quali si scontra, ma ciò non toglie che restiamo ipnotizzati dalle vicende che viviamo attraverso l’opera dei tre registi, Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini, e di Roberto Saviano, da una cui idea è decollato il progetto.

Proprio Sollima definisce la serie “un viaggio umanamente importante” che si sublima nel punto di vista: ogni episodio ha un punto di vista suo pur restando nell’ambito di una saga familiare. Nei primi due episodi le figure narranti sono rispettivamente quelle di Ciro Di Marzio (interpretato da Marco D’Amore), braccio destro del boss, e del boss stesso, Pietro Savastano (Fortunato Cerlino).
A un livello superiore Gomorra - La serie può essere divisa in tre rami, che si ricongiungono poi nel cognome Savastano: il numero uno Pietro, la moglie Imma (Maria Pia Calzone) e il figlio Genny (Salvatore Esposito). Maria Pia Calzone aggiunge che “i tempi lunghi di produzione ci hanno permesso di entrare nel personaggio. Essere la compagna di un uomo potente in modo negativo fa parte del ruolo: il mio compito è emozionare, e nella mia parte c’erano gli elementi per farlo”. Salvatore Esposito dice di Genny “non è né sensibile né cretino gli piacciono donne e moto, non è ancora un camorrista e dunque sembra più umano. Puntata dopo puntata dovrà spiegare a se stesso e agli altri se è in grado di farlo”. Marco Palvetti (che interpreta Salvatore Conte) sottolinea che “l’importante è seguire un personaggio nella sua evoluzione, nella sua metamorfosi”. Ciro-D'Amore, evidenzia che sul set “c’erano circa duecento attori e dunque la Campania è una fucina in una regione senza scuole”. Infine l'interprete del boss, Fortunato Cerlino, si dice “responsabilizzato dopo questo lavoro, il film restituisce l’aria di quel mondo”.

Avere vissuto per un anno a Napoli ha contribuito a sviluppare il concetto di vero che si riversa nel realismo della fotografia e del linguaggio, in alcuni momenti così stretto da necessitare di qualche sottotitolo. Così Roberto Saviano spiega Gomorra - La serie, figlia, appunto, di una sua idea: “Raccontare la realtà con rigore è il solo modo per nascondere maschere epiche. Non voglio dire cosa è giusto o ingiusto, io racconto, il giudizio lo trarrà lo spettatore. Sono uomini che non si possono amare, sono pieni di contraddizioni, sono visti nella miseria quotidiana, mentre di solito ci si sofferma sui momenti di massima potenza e sulla morte dei personaggi. Scampia non è una quinta, è l’elemento documentaristico e scenico, è il DNA della serie. E’ la descrizione geo-politica di un paese dove ci sono tanti bambini che ancora sorridono. Scampia è una miniera. C’è una parte per bene che soffre a vedere raccontare il territorio solo con le pistole: io gli dico, a questa parte perbene e sana, che non è pensabile che questi racconti siano speculazione, sono una scelta. Può piacere o no ma è una scelta”.

Le riprese sono state accompagnate da tanta gente comune, incuriosita dalle troupe, dagli attori, e che hanno abbracciato tutti con l’affetto tipico, bello e schietto delle genti campane. L’arco narrativo di Gomorra - La serie è ben definito ma ovviamente non è da escludere un'eventuale seconda stagione.

L'appuntamento con Gomorra - La serie è ogni martedì alle 21:10 su Sky Atlantic e, in contemporanea, su Sky Cinema 1 a partire dal 6 maggio. E inattesa del debutto dei primi due episodi, non perdere Speciale Gomorra, in onda martedì 29 aprile alle 22:10 (clicca qui per la programmazione completa).