Sara si presenta da Giovanni con un regalo per lui: un ciambellone fatto con le sue stesse mani. Mentre varca la porta dello studio è al telefono con il medico di suo padre, che è stato ricoverato in ospedale a causa di un infarto. Sara, nonostante avesse dichiarato l’intenzione di smettere la terapia, chiede un incontro con Mari perché non ha nessun altro con cui parlare. E’ molto turbata per le condizioni di salute di suo padre e si addossa la colpa di quanto gli è successo: racconta a Giovanni che dopo l’ultima seduta ha voluto incontrarlo per raccontargli della sua storia con Davide e lui non sembrava affatto sorpreso.

E’ la prima volta che Giovanni e Sara siedono sullo stesso divano uno accanto all’altra, e lui finalmente le rivela il suo amore. E’ un momento topico, e lei inaspettatamente si irrigidisce. Considera il tutto molto strano, non è a suo agio, Giovanni cerca di indagare. Cosa c’è dietro il salto tra l’immaginazione e la realtà? Per cercare una risposta Mari le racconta di quando da piccolo si era innamorato della sua insegnante di ginnastica. Lei un giorno gli ha dato la possibilità di baciarla e in quel momento il sentimento che provava per lei si è affievolito: la realtà a volte è meno seducente della fantasia.

Sara, di contro, gli racconta di un bambino a cui doveva fare una puntura lombare. Un vero “ometto” pronto al dolore che lo aspettava. Ricorda come, invece, dopo la puntura il piccolo si fosse sorpreso della grande sofferenza provata. Sara aveva fatto capire a Davide di “essere pronta” ma come quel bambino non lo era affatto. Da qui il trauma. E adesso, davanti a Giovanni, si rende conto di non essere preparata a quel che sarà. Piange, lui l’abbraccia e lei tenta di baciarlo ma Giovanni si allontana: per quanto la desideri non vuole ferirla, non vuole essere un altro Davide. La seduta si interrompe con la chiamata dall’ospedale. La febbre è scesa, Sara corre da suo padre. Mari è solo, in balia dei suoi sentimenti.