Giovanni e Dario si trovano ancora una volta uno di fronte all'altro dopo il litigio della scorsa settimana. Il clima della seduta è tesa, come era prevedibile, ma è Giovanni a rompere il ghiaccio e a chiedere scusa per l'aggressione della seduta precedente, anche se a sua discolpa afferma che è difficile affrontare attacchi così forti senza perdere la pazienza.

Dario, questa volta, sembra ossessionato da un pensiero diverso, rivelato da un suo sogno: si è convinto di essere omosessuale. Ipotesi che nella sua testa è confermata anche dal suo desiderio di passare molto del suo tempo con il suo amico gay Claudio piuttosto che, per esempio, passare una notte in motel con la moglie. In questa sua volontà recondita c'è forse una sorta d'invidia verso quelle persone che vivono la loro esistenza in piena libertà, senza vincoli e senza soffocare i sentimenti.

Proprio l’opposto di quello che Dario ha sempre fatto, vivendo la sua intera vita nel tentativo di emulare la figura del padre, "la montagna d'acciaio", come lui stesso lo ha soprannominato. Un peso insopportabile anche per una personalità forte come quella del carabiniere, che dimostra tutta la sua fragilità di fronte a un Giovanni senza parole e preoccupato, perché convinto dentro di sé che la terapia non stia facendo bene al suo paziente. Un malessere che si manifesta anche attraverso le lacrime che Dario stesso non può trattenere e con la domanda rivolta allo stesso Giovanni: se fosse il caso di tornare in missione. Una risposta che l'analista non sa dare, che forse non vuole dare, e di cui si pentirà in seguito.