Le telecamere di In Treatment riprendono lo studio di Giovanni in penombra, nel silenzio la sveglia lo fa sobbalzare sul divano su cui si era addormentato. Poche sequenze dopo e il sole invade improvvisamente la stanza, ma qualcosa non torna. Il dottor Mari è impaziente, guarda e riguarda l’orologio: Sara è in ritardo di 25 minuti ed è la prima volta che accade in un anno intero di terapia.

Quando finalmente lei arriva trafelata, per farsi perdonare gli racconta “la scusa perfetta”: durante il percorso in taxi ha assistito a un incidente e ha visto quasi morire un cane, inutilmente ha tentato di salvarlo e per questo non è riuscita ad arrivare in tempo all'appuntamento. Ma Mari non ci sta, è convinto che il gesto della bella Kasia nasconda ben altro, forse una critica al suo modo di operare, una forma di ribellione. Non si sente riconosciuto nel suo ruola di analista.

La conversazione tra i due riparte da qui per poi tornare al tema caldo del transfert: il fatto che Sara continui a oltrepassare ogni confine dichiarandogli il suo amore provoca la reazione di Giovanni: “Io credo che noi dovremmo parlare di come porre fine alle nostre sedute”. Apriti cielo, Sara esplode di rabbia e ribatte mandandolo letteralmente a quel paese. Al di là dell'orario è impossibile portare avanti la seduta, lei chiede di recuperare il ritardo ma lui non ha nessuna intenzione di continuare.

Sara esce dallo studio senza nemmeno voltarsi a salutare e in giardino incontra Dario, il paziente del martedì che si trova lì pronto a suonare il campanello di Castellitto per sbaglio, ha confuso i giorni e fa retromarcia.  Tra due si crea immediatamente un clima di complicità, lui le offre un passaggio in macchina e vanno via insieme.