Valeria Golino dà voce e corpo a Eleonora, la moglie del Dottor Mari alias Sergio Castellitto.
E, nonostante suo marito sia uno stimatissimo psicanalista che solitamente risolve le crisi coniugali, i due sono ai ferri corti.
Ecco cosa ci ha rivelato Valeria della serie televisiva ormai sulla bocca di tutti, ricca com’è di novità e rivoluzioni a livello tematico, contenutistico, registico, strutturale e addirittura di programmazione (per la prima volta, infatti, tutti gli episodi della settimana saranno disponibili anche in anteprima ogni lunedì sul nuovo Sky On Demand e su Sky Go).

Come tradurrebbe il titolo della serie?
Letteralmente dovrebbe essere “in trattamento”, ma credo che sia più azzeccato “in cura”.
Qual è secondo lei la novità più interessante della serie?
Il fatto che gli attori abbiano in mano il racconto orale di qualcosa che noi non vediamo. Le loro vite, i loro problemi e i loro sogni sono lì, anche se non si vedono sullo schermo. Li vediamo nel rapporto con lo psicanalista. Credo che il racconto orale sia la cosa davvero inedita per un prodotto televisivo.
La sfida è proprio questa: proporre una televisione inedita. Un’altra novità è che ciascun personaggio conosce solo la propria storia e la sua parte, ma non sa nulla degli altri se non quello che raccontano i colleghi. Dunque una televisione inedita che parla anche una lingua totalmente nuova.
Com’è il contenuto della serie?
Qualcosa di molto forte, sia nella lingua sia nella spregiudicatezza di quello che si racconta nella propria intimità, in un confessionale come quello dello studio del proprio psicanalista, che diventa una specie di confessore moderno a cui si possono dire cose indicibili, cose che nemmeno a un marito o a un’amica si racconterebbero. Questo fattore potrebbe in qualche modo creare una sorta di disagio nel pubblico che ascolta. Disagio voluto, ai fini della serie (e della terapia).
Ci potrebbe presentare il suo personaggio?
Innanzitutto io non sono una paziente del Dottor Mari, bensì sua moglie. Mi chiamo Eleonora e vado e vengo, a volte mi si vede, altre mi si sente e basta dal momento che lo studio di mio marito è in casa. Credo che Eleonora sia l’altra parte di Giovanni, la sua veste privata, la sua parte fragile e meno equilibrata. Il rapporto tra il mio personaggio e quello di Sergio Castellitto è molto violento, il tipico rapporto di due persone che si sono amate molto ma che vedono improvvisamente diminuire quell’amore. In piena crisi coniugale come sono, Eleonora sta dando il peggio di sé.
Aveva già lavorato con Sergio Castellitto prima d’ora?
Sì, sul set del film Paura e amore. Lì però eravamo fratelli. È stato interessante lavorare di nuovo assieme. Avevo un po’ di paura, quel timore tipico di chi si rincontra dopo tanto tempo e teme che l’altro sia cambiato, invece mi sono ritrovata con un compagno di lavoro molto affettuoso nonché al fianco di un grandissimo attore.
Per quale motivo ha deciso di entrare nel cast di In Treatment?
Per lavorare con Saverio Costanzo. In Treatment è una serie interessantissima e stimolante, però se non ci fosse stato un regista come Costanzo sarebbe stato meno “pericoloso”, meno interessante per me. Se non fai televisione e non sei abituato ad un certo modo di fare e lavorare, puoi venirne fagocitato. Inoltre i dialoghi lunghissimi di questa serie possono spaventare un attore. Avere un regista come Saverio era una specie di garanzia di qualità: sapevi già che avresti fatto una cosa bellissima all’interno di un format preesistente. Volevo proprio vederlo al lavoro e volevo che lui mi vedesse lavorare per lui.
Cosa ne pensa della terapia?
Credo ci voglia coraggio per affrontarla. Tutto ciò che ti porta ad approfondire te stesso e quel che ti circonda può diventare un arma a doppio taglio, qualcosa che ti può ferire profondamente. Sono cose delicatissime ed è necessario affidarsi alla persona giusta. Proprio per non incappare in questi errori, non mi sono mai avvicinata alla terapia.