di Paolo Nizza

"I peccati non si scontano in Chiesa, si scontano per le strade, si scontano a casa
. "
Parola di Martin Scorsese. Come i Good Fellas di  Mean Street, i gangster di Boardwalk Empire sanno che "il resto è una balla".

Così, stretto nel suo colletto inamidato, con ai piedi le sue stringate bicolore made in Italy, Nucky Thompson sfoggia l’abito della festa per schiaffeggiare la sorte e sfidare un destino cinico, baro e finanche segnato.
Tra shotgun e prime pagine di giornali, gli ultimi due episodi della terza stagione di  Boardwalk Empire sono una inebriante sinfonia di sangue, pallottole e inchiostro.
Whiskey, piombo e adrenalina scorrono a fiumi in questa final season, in cui i mitra cantano e le lacrime scendono. 
Nucky, il boss, è solo. Sulla sua testa pende una taglia di duecentocinquantamila dollari.
Gyp Rosetti, la sua nemesi con una passione per l’asfissia che manco L’impero dei Sensi, è pronto a divorare Atlantic City. Ma non è solo Business.  Non è solo una questione di soldi,  sono Eros e  Thanatos, sesso e morte, il  carburante che brucia l'umanità dai tempi della tragedia greca.

Con certosina  accuratezza, il finale della terza stagione di Boardwalk Empire ci restituisce colori, odori, suoni, facce, atmosfere dell’Età del Jazz, sospesa tra Al Capone e Lucky Luciano, tra alcol ed eroina.
Ma questo abbacinante affresco dell’ East Coast degli anni Venti attraversa gli Oceani del tempo per svelarci che ieri come oggi i malavitosi ti pugnalano alle spalle e l’onore e il rispetto possono andare a farsi fottere. Quando può il crimine non paga, ma entra gratis. 

E se Richard Harrow,  il mostro dal cuore puro e dalla mira infallibile,  si specchia nella lucida follia del Travis Bickle di Taxy Driver, la pioggia purificatrice non cade però sul gessato di Nucky, i cui pensieri si tuffano nell’anima al pari di Riccardo III.
Fratello di sangue  della Furia umana, di Scarface, di James  Cagney,  Mister Thompson è un Nemico pubblico da antologia, un’elegante e corrotto fiore del male, pronto a tutto pur di  non appassire, perché per citare Il Frank Costello di  The Departed: "Io non voglio essere il prodotto del mio ambiente... Voglio che il mio ambiente sia il mio prodotto”.

Forse scopriremo solo nella quarta stagione di Boardwalk Empire se Nucky conserverà il titolo di  imperatore del crimine.
Il rischio per il gangster azzimato è di finire come il bravo ragazzo Henry Hill a ordinare un piatto di spaghetti alla marinara e ritrovarsi davanti le fettuccine col Ketchup.
Perché Seneca insegna: "Ogni criminale è il boia di se stesso".