C'è anche l'attrice Barbora Bobulova nella serie Tv In Treatment, che dopo il successo negli Stati Uniti, approda sugli schermi di Sky Cinema 1 (dal 1° aprile alle 20.30) nella sua versione italiana. L'attrice di origine slovena interpreterà Lea, moglie di Pietro (Adriano Giannini), sposati e con un figlio di sei anni. Una coppia il cui rapporto viene ulteriormente complicato da una nuova gravidanza. L'analisi e l'aiuto del Dottor Giovanni Mari (interpretato da Sergio Castellitto) sembra essere l'ultima arma rimasta a loro disposizione per poter salvare il salvabile e per poter evitare una separazione inevitabile.

Abbiamo chiesto a Barbora Bobulova di descriverci il suo personaggio che sarà in analisi ogni giovedì

Chi è Lea?
E' una donna diciamo in carriera, abbastanza forte ma per certi aspetti fragile. Una donna quadrata, che cammina su binari abbastanza precisi pianificando ogni sua scelta di vita. L'unico suo sbilanciamento arriva da suo marito Pietro che gli crea tanti problemi perché è una persona imprevedibile.

Che tipo di coppia sono Lea e Pietro?
Lea e Pietro sono una coppia tendenzialmente assurda, quasi due opposti che naturalmente si attraggono. Si amano e si odiano. Solo che mandare avanti una relazione basata soltanto sull'attrazione è qualcosa di impegnativo e faticoso; non a caso si ritroveranno in analisi.

Cosa non sopporta del suo partner Pietro?
In realtà non sopporta il suo fare un aggressivo che all'inizio del loro rapporto era un elemento in qualche modo attraente il loro punto di forza ma con il tempo si è trasformato in un ostacolo insopportabile.

Ha visto il corrispettivo americano di In Treatment? Quali differenze, eventualmente, ha apportato al suo personaggio?
La serie americana l'ho vista. Ho visto l'attrice (Embeth Davidtz, ndr) che ha interpretato il mio ruolo. Però, dopo un po', ho preferito non guardare più le puntate americane perché non volevo farmi influenzare. Penso che in questo lavoro ogni attore deve trovare una sua personale strada interpretativa.

Come è da attrice interpretare un personaggio che va in analisi?
Penso che il mestiere dell'attore sia un po' psicanalitico. Scavi dentro, attingi dal tuo passato e dalle situazioni che hai vissuto e poi metti tutto nel tuo personaggio. In fondo è come farsi una seduta davanti al tuo analista.

E il suo rapporto con la terapia?
Io credo che almeno una volta nella vita bisogna provarci. Personalmente andare in analisi mi ha aiutata moltissimo per cui sono assolutamente favorevole.

Cosa ha capito dalla psicoterapia facendola?
Serve per capire certe cose che neanche la persona che ti è più vicina riesce a fare. Ti smuove dei blocchi che ognuno di noi si porta dentro fin dall'infanzia o dall'età adolescenziale. In fondo ognuno di noi ha vissuto delle situazioni che portano a determinati meccanismi di cui è difficile liberarsi. Invece la psicoanalisi può riuscire a risolvere a patto di trovare uno psicoterapeuta bravo.

Allora a questo punto parliamo del suo psicanalista, il Dottor Giovanni Mari interpretato da Sergio Castellitto.
Con Sergio ci conoscevamo già professionalmente parlando. Mi aveva diretto nel suo film "La bellezza del somaro" dove tra l'altro facevo una delle pazienti di sua moglie. Sergio è naturalmente un grande professionista che racchiude in sé la sensibilità dell'attore e le qualità del regista. Penso che l'esperienza di "In Treatment" sia stata per lui un'esperienza attoriale molto complicata.

Come è stato il rapporto con il regista Saverio Costanzo?
Con Saverio il mio rapporto è stato meraviglioso, non abbiamo avuto problemi, andavamo sempre molto d'accordo. È una persona che non parla molto ma quando parla dice cose giuste, azzecca anche i minimi particolari. Noi ci siamo preparati molto prima, abbiamo fatte tante prove insieme a Saverio in cui lui ci ha dato anche gli strumenti, anche la direzione dei nostri personaggi. Quindi sul set non c'è stata poi grande comunicazione e le cose sono andate bene. Era tutto avviato, andavamo un po' da soli perché c'è stata davvero molta preparazione.