Acab, la vita vista dietro il manganello
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A.C.A.B. è l'acronimo che sta per "All Cops Are Bastards" (in italiano: gli sbirri sono tutti bastardi), un motto che, partito dal movimento skinhead inglese degli anni Settanta, è diventato nel tempo un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi. Ora è Stefano Sollina, già regista di Romanzo Criminale, a riportare questa espressione nel vivo del cinema Italiano con il suo nuovo film, chiamato per l'appunto Acab e che sarà nelle sale italiane a partire dal prossimo 27 gennaio. Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini e basato su una storia realmente accaduta, è la storia di tre celerini che sono rispettivamente Pierfrancesco Favino nei panni di Cobra, Filippo Nigro in quelli di Negro e Marco Giallini nella parte di Mazinga.

I tre hanno imparato a loro spese che l'odio è il loro serbatoio emotivo da dove attigere la forza per contrastare la violenza in cui tutti noi siamo immersi. Le regole che dovrebbero essere rispettatate dai rappresentanti della legge, vengono sistematicamente piegate e stravolte perchè nella logiga delle menti dei protagonisti alla violenza si risponde soltanto con la violenza e non esiste altra via che l'uso della forza. Un vero film sull'odio, quindi, ancora una volta abilmente girato da Sollima che non soltanto dimostra di essere un eccellente regista di action-movie ma anche un maestro capace di far ri-emergere gli spaccati di una società governata dal rancore e priva di qualsiasi regola civile.